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SPOLPARE BANCHE E' UN GIOCO DA RICCHI


Intervista a Vincenzo Imperatore sulla rivista "Gente"

Perché se una persona qualunque si presenta allo sportello di una banca e chiede un prestito di 200 mila euro per comprare la casa dove vivere deve offrire decine di garanzie, mentre qualcun altro ottiene crediti per milioni di euro con una semplice telefonata? Ma soprattutto: perché se una persona qualsiasi non onora il mutuo acceso con la banca si ritrova senza casa, mentre chi ha ottenuto prestiti milionari può non restituirli, anche a costo di far fallire la banca? Perché è andata proprio così, come dimostra la lista dei debitori di Veneto Banca e Monte dei Paschi di Siena, la prima affogata in un buco di 8 miliardi di euro, la seconda con una perdita che in dieci anni ha raggiunto i 26 miliardi. Nomi di tutto rispetto, riportati negli elenchi trasmessi alla Commissione d’inchiesta parlamentare sulle banche: dal Gruppo Statuto (ha posseduto alberghi come Four Season e Mandarin a Milano) alla catena Boscolo, al Gruppo Ferrarini (alimentari), alla Lotto, al Gruppo Bettega (fa capo al campione juventino Roberto Bettega). Vincenzo Imperatore non si stupisce. Napoletano, 54 anni, per 22 anni ha lavorato come manager bancario; ora è un consulente, ma soprattutto è autore di una trilogia per Chiarelettere che svela il mondo delle banche: dopo Io so e ho le prove e Io vi accuso, è appena uscito Sacco Bancario nel quale racconta gli scandali degli ultimi anni. Racconta a Gente: «I grossi nomi fanno favori al politico o all’amministratore di turno e ottengono linee di credito che altrimenti non verrebbero concesse. Può trattarsi di un immobile offerto a un manager, come nel caso dello scandalo di Banca Marche, il cui direttore generale Massimo Bianconi è a processo per aver caldeggiato la concessione di crediti per 4,6 milioni di euro a favore di un immobiliarista, Vittorio Casale, il quale avrebbe “ringraziato” attraverso un complesso sistema di vendita e affitto di una palazzina nel centro di Roma. Ma ci sono anche “favori” più banali: vacanze o ammissioni in prestigiose scuole». Quello che lei dipinge è un mondo triste e per certi squallido... «È il segno di un delirio di onnipotenza di chi guida gli istituti bancari, in una commistione tra politica, finanza e interessi personali» Cosa succede quindi? «Che il dirigente della filiale riceve una telefonata dal top manager con questi toni: “arriverà il signor X, prepara la pratica e inviamela. Consideriamo un dato: 140 dei 200 miliardi di euro dei cosiddetti crediti deteriorati, cioè che non si riusciranno a recuperare, dipendono da prestiti superiori ai 500mila euro. Non sono operazioni che decide l’impiegato allo sportello o il direttore della filiale, ma i manager di grado più elevato, talvolta lo stesso consiglio di amministrazione». Immaginiamo una facile obbiezione alla sua ricostruzione: avere un amico che per mestiere fa l’alto dirigente in una banca non può essere considerata una colpa... «Certo. Ma se lei e io chiedessimo un prestito per acquistare la prima casa, dovremmo fornire un’ipoteca e se non onoriamo il debito, perdiamo la casa. L’imprenditore non dà garanzie personali, solo beni aziendali e il recupero del credito è praticamente impossibile. Altrettanto aleatoria è la possibilità di recuperare il danno che i manager hanno provocato alle banche: risultano nullatenenti visto che le proprietà risultano intestate a fondi fiduciari o a società in paradisi fiscali. Andrebbe rivisto l’intero diritto penale economico con un’inasprimento delle pene e la certezza delle stesse». Comunque, a leggere le pubblicità delle banche, oggi non sembra così difficile ottenere un prestito e i tassi non sono mai stati così bassi. «Sono sollecitazioni all’acquisto per bisogni che la gente non ha. Il solo risultato è quello di creare una nuova bolla speculativa come quella che ha portato alla crisi del 2008. Non dimentichiamo che a causare quei crac furono i mutui concessi a chi da un giorno all’altro si era ritrovato senza un lavoro e nell’impossibilità di pagare mentre contemporaneamente il valore dell’immobile era precipitato e non poteva più garantire il debito». E infatti oggi, il finanziamento è offerto per metà del valore della casa. «Vero, ma per l’altra metà si azzerano i propri risparmi, si chiede aiuto alla famiglia, si finisce nelle mani degli usurai. Le banche non possono sollecitare acquisti non necessari». Un altro capitolo è quello dei controlli. Perché nessuno sembra si fosse accorto della deriva che avevano preso gli istituti bancari poi falliti. «C’è un’inefficienza di fondo degli organi di vigilanza. I controlli appaiono solo formalismi e non di sostanza. Spesso ci si limita a effettuare l’autopsia di un cadavere, e non “diagnosi e prognosi” quando il malato non è ancora terminale. Quindi nessuno paga? «Esattamente. Quando nel 2008 Lehman Brothers fallì, segnando l’inizio della crisi di cui ancora oggi stiamo pagando le conseguenze, i consigli di amministrazione di gran parte delle banche d’’affari USA furono rimossi su indicazioni della Fed. Altri amministratori accusati di aver portato al fallimento i propri istituti bancari hanno scontato o stanno scontando pene in carcere. Da noi invece i vertici che hanno portato Unicredit al dissesto con il valore delle azioni crollato da 7 euro a 1,20 euro, sono stati cacciati ma sono tornati a guidare banche. Si sta fingendo di prestare attenzione al sistema bancario solo perché siamo in campagna elettorale».

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