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PEER TO PEER : tanto silenzio per il prestito che evita l'intermediazione delle banche

PEER TO PEER : tanto silenzio per il prestito che evita l'intermediazione delle banche


Articolo a firma di Vincenzo Imperatore tratto da "Il Roma"




Proseguiamo nell’analisi degli strumenti di finanza alternativa parlando questa settimana del “peer to peer”. Un ulteriore metodo alternativo di microcredito, più diretto al singolo che all’impresa, per raccogliere finanziamenti «da pari a pari», che in questo caso significa da privato a privato. Il prestito tra privati rappresenta un’evoluzione del mercato creditizio, sempre più attento alle esigenze degli utenti di internet, e ha la caratteristica di permettere a chiunque, in maniera trasparente, saltando gli intermediari bancari, di risparmiare (a chi richiede soldi) e di guadagnare (a chi li presta). Si parla anche di prestito sociale perché finanziatori e richiedenti hanno la possibilità di conoscersi, di entrare in una community e decidere in maniera libera a chi prestare denaro e per quale fine o a quale tasso. Ma il termine «social» potrebbe essere anche fuorviante, meglio chiamarli nuovi prestiti, erogati da piattaforme che non c’entrano nulla con gli istituti di credito, che hanno costi di personale estremamente bassi, che raccolgono capitale da privati direttamente sui loro siti e valutano la gran parte delle richieste tramite un algoritmo. Il sistema dei prestiti peer to peer è diffuso in tutto il mondo ma a essere sempre più avanti degli altri sono gli Stati Uniti, dove ci sono due siti che spopolano e che fungono da faro per il resto del mondo: Lending Club e Prosper. In Italia le community del credito al consumo sono un fenomeno recente e ormai conosciuto grazie a Zopa (Zone of Possible Agreement ovvero Zona di possibile accordo) e Boober. In Zopa – la piattaforma più vicina alle esigenze descritte finora – chi decide di stare dalla parte dei finanziatori, pagando una commissione annuale dell’1 per cento sulla somma prestata ai richiedenti, è mosso da un duplice fine: investire il denaro per una giusta causa, in modo trasparente, e ottenere un rendimento a fronte di un rischio più basso (il cliente viene selezionato) della media e frazionato tra almeno cinquanta richiedenti. Anche chi richiede un prestito è mosso da un duplice fine: non favorire gli interessi di banche e finanziarie ma quelli di altre persone e ottenere tassi più bassi della media, quindi risparmiare.
Perche’ se ne parla sempre poco ? Perche’ i media asserviti alla lobby bancaria sanno perfettamente che nel peer to peer sta per abbattersi lo tsunami dalle sembianze dei grandi colossi come Apple, Facebook, Amazon, Yahoo che si apprestano ad entrare nel mondo finanziario per stravolgerlo e di cui abbiamo già detto sulle colonne di questo giornale.
Conservatelo questo articolo, ne riparliamo tra qualche anno !

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