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Notizie

 

Recanati, Sinistra italiana presenta il libro "Sacco Bancario" di Imperatore

Recanati, Sinistra italiana presenta il libro "Sacco Bancario" di Imperatore


Articolo della testata "Il Picchio Rosso"
Mercoledì 29 Novembre alle 21.15 presso il Salone del Popolo di Recanati, Sinistra Italiana ospiterà la presentazione del libro “Sacco Bancario” con la partecipazione dell’autore Vincenzo Imperatore.

"Quello delle banche - scrive il Coordinamento Sinistra italiana Macerata - è un tema importante sul quale Sinistra Italiana ritiene necessario mantenere alta l’attenzione sia rispetto agli scandali, tutt’ora impuniti, come quello dell’ex Banca Marche, sia rispetto al ruolo degli amministratori e della politica: nel libro infatti si alternano rivelazioni didocumenti segreti a testimonianze inedite di risparmiatori che lottano per salvare i propri soldi. Dal caso Deiulemar ai mancati controlli di Consob e Banca d’Italia,Vincenzo Imperatore ci parlerà del grande sacco bancario emerso con gli scandali di MPS, Banca Etruria, Veneto Banca, Popolare di Vicenza e Banca Marche,solo per citarne alcuni. Tuttavia l’intreccio tra finanza, politica e interessi personali è più profondo e capillare; solo entrando nelle stanze segrete del potere bancario possiamo capire come, ancora oggi, tutto funzioni come se nulla fosse accaduto. La politica è servile, anche per necessità (le banche hanno in cassaforte miliardi di titoli di Stato e un forte potere di ricatto) e finora, nonostante tutto, sono stati i cittadini e i risparmiatori a pagare il conto.

"C’è però una speranza: grazie - conclude - alla collaborazione del presidente di Banca Popolare Etica Ugo Biggeri, Imperatore racconta un cambiamento possibile, tuttora in corso eppure colpevolmente taciuto dai media, una bella esperienza che porta profitto e etica a vivere insieme. Grazie alla collaborazione della libreria “Passepartout” sarà possibile acquistare il libro direttamente in sala e autografarlo. L’ingresso è libero e l’invito è rivolto a tutti".

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Recanati: Vincenzo Imperatore presenta il libro ''Sacco bancario''

Recanati: Vincenzo Imperatore presenta il libro ''Sacco bancario''


Presentazione del nuovo libro di inchiesta "Sacco Bancario" di Vincenzo Imperatore a Recanti. Articolo a cura di Sinistra Italiana Macerata.
Mercoledì 29 Novembre alle 21. 15 presso il Salone del Popolo di Recanati, Sinistra Italiana ospiterà la presentazione del libro “Sacco Bancario” con la partecipazione dell’autore Vincenzo Imperatore.

Quello delle banche è un tema importante sul quale Sinistra Italiana ritiene necessario mantenere alta l’attenzione sia rispetto agli scandali, tutt’ora impuniti, come quello dell’ex Banca Marche, sia rispetto al ruolo degli amministratori e della politica: nel libro infatti si alternano rivelazioni di documenti segreti a testimonianze inedite di risparmiatori che lottano per salvare i propri soldi.

Dal caso Deiulemar ai mancati controlli di Consob e Banca d’Italia, Vincenzo Imperatore ci parlerà del grande sacco bancario emerso con gli scandali di MPS, Banca Etruria, Veneto Banca, Popolare di Vicenza e Banca Marche, solo per citarne alcuni. Tuttavia l’intreccio tra finanza, politica e interessi personali è più profondo e capillare; solo entrando nelle stanze segrete del potere bancario possiamo capire come, ancora oggi, tutto funzioni come se nulla fosse accaduto.

La politica è servile, anche per necessità (le banche hanno in cassaforte miliardi di titoli di Stato e un forte potere di ricatto) e finora, nonostante tutto, sono stati i cittadini e i risparmiatori a pagare il conto. C’è però una speranza: grazie alla collaborazione del presidente di Banca Popolare Etica Ugo Biggeri, Imperatore racconta un cambiamento possibile, tuttora in corso eppure colpevolmente taciuto dai media, una bella esperienza che porta profitto e etica a vivere insieme.

Grazie alla collaborazione della libreria “ Passepartout” sarà possibile acquistare il libro direttamente in sala e autografarlo. L’ingresso è libero e l’invito è rivolto a tutti.



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L'ex manager: <<Debitori impuniti>> Soldi presi senza garanzie personali

L'ex manager: <<Debitori impuniti>> Soldi presi senza garanzie personali


Recensione di Nino Femiani della testata "Il Resto del Carlino-La Nazione" su "Sacco Bancario-il grande imbroglio raccontato da ex manager,gole profonde e risparmiatori truffati" di Vincenzo Imperatore.

Come hanno fatto i grandi manager degli istituti bancari a far sparire i loro patrimoni?
<I trucchi sono tanti, ma i più diffusi sono due: intestarli, con dotazioni fatte per tempo, a terzi non ricolegabili alla famihlia; utiizzare società fiduciarie all'estero nei cosidetti paradisi fiscali che fanno dileguare sott'acqua il proprio tesoro. E' dura per un magistrato seguire le tracce, spesso il denaro viaggia dall'Italia, al Lussenburgo, all'Irlanda, alle Isole Verginie e così via in un vorticoso itinerario turistico. Occorono indagini approfondite , e servono tre cose: tempo, determinazione e preparazione>>.

Vincenzo Imperatore, napoletano di 54 anni, laureato in Economia aziendale , è stato per ventidue anni un importante manager bancario. Con Chiarelettere ha pubblicato <<Io so e ho le prove>> (2014) e <<Io vi accuso>> (2015) che raccontano il marcio delle banche visto dall'interno.
Ora è in libreria con <<Sacco Bancario>>, radiografia degli ultimi anni attraverso documenti inediti e top secret.

Tra i 100 grandi nomi che hanno contribuito al crac di Veneto Banca, spiccano single importanti. Possibile che alla fine se la cavino senza colpo ferire e a pagare siano solo risparmiatori e azionisti?
<<Non restituiranno nulla e vivranno felici e contenti. Un'immensa truffa impunita che ha lasciato sul lastrico tanti risparmiatori onesti, mentre i responsabili e chi ha beneficiato del credito allegro se la caveranno con lievissime conseguenze: qualche indagine, qualche multa, qualche buffetto sulle guance. Alla fine si accorderanno, sborseranno solo briciole perchè, al momento di chiedere i prestiti, non hanno rilasciato garanzie personali>>.

Come è stato possibile?
<<Lo è grazie alla loro forza negoziale che nasceva da appoggi politici o di altri poteri forti alle spalle, talvolta occulti. E' la potenza della "lettera di presentazione" che fa diventare questi gruppi degli intoccabili.

Cosa l'ha sorpreso, scavando nel fango delle banche?
<<Ci siamo resi conto, grazie alla visione di documenti riservati, che gli organi di vigilanza della Banca d'Italia erano attenti solo agli aspetti formali, che la loro efficienza era una presa per i fondelli. Abbiamo un documento che BanKitalia fornisce agli istituti di credito, il cosiddetto piano di risanamento, che è un'autocertificazione che le banche devo fare ogni anno per dichiarare il loro stato di salute. Ebbene, poi nessuno controlla se è tutto vero o no>>.

Nessun correntista sembra più al sicuro.
<<Il mostro - banche ha perso il suo vero capitale: la fiducia >>.

Io,piccolo risparmiatore, come faccio a sapere se la mia banca è solida?
<<Posso tutelarmi un pò leggendo il Cet1 (commmon equity tier 1) del mio istituto di credito che misura il rapporto fra i mezzi propri della banca e gli impieghi. Deve essere almeno superiore al 10%, si può trovare nel bilancio e nelle trimestrali>>.

C'è stato anche un ritardo della magistratura,almeno nel bloccare i beni dei responsabili. Come mai?
E' intervenuta quando non c'era più niente nelle casse. Negli Stati Uniti, a dieci anni dallo scandalo Lehman Brothers, sono state inasprite le sanzioni, fior di manager sono finiti in galera. In Italia, invece, il conto lo stanno pagando i cittadini e i risparmiatori>>.

Quale domanda farebbe, da risparmiatore, a Visco?
<<Una sola: se non ritiene giusto cambiare il suo stato maggiore, visto la pessima prova fornita. L'inefficienza degli organi di vigilanza è un fatto conclamato e il governatore penso ne debba prendere atto>>.


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Banca-rotta non ci avrai

Banca-rotta non ci avrai


Recensione di Igor Traboni sul nuovo libro di inchiesta Sacco Bancario di Vincenzo Imperatore

Non ce la racconta giusta l’ex rottamatore Matteo Renzi (in verità anche ex premier, ma questo non fa gioire più di tanto, vista la successiva clonazione in Paolo Gentiloni) sulla storia delle banche. E lo scriviamo da tempi non sospetti. Non la racconta giusta alle migliaia di risparmiatori truffati, che ad ogni tappa del suo trenino in giro per l’Italia, accolgono il segretario pd con frizzi e lazzi di ogni tipo al solo scorgerlo all’orizzonte, figuriamoci poi quanto si mette a ripetere come un disco rotto e stonato: . Come no: e chi scrive è Napoleone.

Come consiglio non richiesto, diamo al signor Renzi un altro indizio che magari potrebbe avvicinarlo alla verità, e smetterla di raccontar fandonie sulle banche: in un’Italia in sui si legge poco (e sempre di meno, perché grazie alla crisi moltiplicata proprio dal suo governo, anche 17-20 euro per un buon volume pesano parecchio nel bilancio familiare) stanno spopolando proprio i libri sulle banche.  Come “Sacco bancario” che Vincenzo Imperatore ha scritto con Ugo Biggeri (Chiarelettere editore).

Imperatore nelle banche importanti ha lavorato per oltre 20 anni; poi, capita l’antifona, si è messo a fare banca con il cuore (il coautore Biggeri è fondatore di Banca Etica) e a raccontare le malefatte del mondo del credito.

Nel suo precedente “Io so e ho le prove” ha spiattellato tutto in presa diretta e anche quello è stato un successo, tanto da arrivare perfino a teatro (ne abbiamo parlato sul Giornale d’Italia il 14 gennaio scorso). Adesso, e ancora una volta dall’interno e con cognizione di causa, ecco questo libro che racconta per l’appunto il grande sacco bancario: Mps, Etruria, Veneto Banca, Popolare di Vicenza, con tutti gli intrecci tra finanza, politica e interessi personali. Un pandemonio, ma chi ha rotto – anticamera della bancarotta – mica sta raccogliendo i cocci: no, tutto scaricato sui risparmiatori, su chi ha sgobbato una vita per quel gruzzoletto e adesso si stente dire che lo stanno pure aiutando e tutti in carrozza, signori si parte: altro giro, altra stazione, altra bugia.

Altrove, per i reati finanziari si paga anche penalmente. In Italia, il massimo è una commissione di inchiesta, presieduta da Pier Ferdinando Casini. Che è comunque una pena, ma per noi.

 

 

 

 

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Banca Etica in festa: sabato inaugurazione del nuovo ufficio e spettacolo teatrale “Io so e ho le prove”

Banca Etica in festa: sabato inaugurazione del nuovo ufficio e spettacolo teatrale “Io so e ho le prove”


Lo spettacolo teatrale "Io so e ho le prove" in scena a Senigalllia

09/11/2017 - Sabato 11 novembre Banca Etica inaugura a Senigallia il nuovo ufficio del consulente finanziario per le Marche Nord, Paolo Manoni.

Un'occasione per stare insieme, brindare e andare a teatro: dopo il taglio del nastro, infatti, la cittadinanza è invitata all'Auditorium San Rocco per assistere allo spettacolo "Io so e ho le prove", di e con Giovanni Meola. Una pièce che farà riflettere su quello che non va nel modo in cui molte banche sono gestite, e su ciò che si può fare per creare un cambiamento dal basso.

L’appuntamento per il brindisi e il taglio del nastro è alle 16.30 in Via Testaferrata 10, Senigallia. Interverranno:

Maurizio Mangialardi - Sindaco di Senigallia

Giuseppe Orlandoni - Vescovo emerito di Senigallia

Paolo Manoni - consulente finanziario di Banca Etica nelle Marche

Nazzareno Gabrielli - Vice Direttore generale di Banca Etica

Dopo il taglio del nastro ci si sposta all’Auditorium San Rocco per assistere allo spettacolo “Io so e ho le prove” di e con Giovanni Meola. Introduce Nicoletta Dentico, consigliera di amministrazione di Banca Etica.

Banca Etica è presente nelle Marche dal 2011 con una filiale ad Ancona e un banchiere ambulante/consulente finanziario a Senigallia che serve le province di Pesaro-Urbino e Ancona.

Banca Etica conta oggi nelle Marche 950 soci; una raccolta di risparmio pari a 33 mln di €, e finanziamenti accordati per 38 mln di euro.

Banca Etica nelle marche finanzia realtà importanti quali: La Terra e il Cielo, Terra bio, Mondo Solidale, Shadhilly, Cooss Marche, Labirinto, Tecnos.

A Senigallia finanzia Undicesima Ora, Fondazione Caritas, Cesanella coop. edilizia e tante altre realtà.

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Imperatore racconta in un libro il grande imbroglio delle banche

Imperatore racconta in un libro il grande imbroglio delle banche


Recensione di AdnKros - Sicilia su il nuovo libro di inchiesta di Vincenzo Imperatore "SaccoBancario"

“Sacco bancario” è il libro nel quale lo scrittore (ex bancario) Vincenzo Imperatore racconta il grande imbroglio delle banche. Tra risparmiatori truffati e manager senza scrupoli un libro inchiesta scomodo con documenti esclusivi.




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Bilanci falsi e indici manipolati

Bilanci falsi e indici manipolati


Intervista di Vincenzo Imperatore sull’inserto SOLDI&DIRITTI di “Altro Consumo”

‹‹Questa volta ho alzato lo sguardo e ho indagato nelle segrete stanze dei Consigli di amministrazione, nelle connivenze con la politica, nei controlli solo formali di BankItalia, Consob e della stessa Banca centrale europea››. Con il suo tono squillante e l’inconfondibile accento napoletano, Vincenzo Imperatore mi racconta il suo nuovo libro in uscita per Chiarelettere: “Il sacco bancario”. Una vecchia conoscenza per la nostra associazione che lo ha ospitato a Ferrara durante il Festival 2015 dove ha presentato il suo primo libro: “Io so e ho le prove – Come le banche imbrogliano il correntista”. Racconta il dietro le quinte degli istituti di credito in cui per vent’anni, è stato uno spietato manager che ha venduto “spazzatura ai clienti” – polizze, diamanti, obbligazioni subordinate, derivati – perfettamente integrato in un sistema che non tiene conto del cliente, ma solo del profitto. Finché con la crisi economica, questa logica “malata” ha cominciato a scavare un buco nella sua coscienza. Non ha più voluto far parte del sistema e ne è uscito denunciandone tutte le nefandezze. ‹‹Ho potuto farlo – ammette – perché ho raggiunto una certa tranquillità economica. Mentre quando ero dentro al sistema ero ricattabile per il mio lauto stipendio e i benefit. Ci sono ancora tanti “Vincenzi Imperatori” dentro alle banche che non possono tirarsi indietro››.



In questo momento storico molti risparmiatori devono fare i conti con il fallimento della loro banca.

‹‹Eppure si può ancora fare banca “sana” e se si lavora bene si è anche indipendenti e si può resistere alle pressioni esterne. Nel libro parlo di due banche che fanno ciò che deve fare un istituto di credito: raccogliere risparmio e fare prestiti alle imprese. Sono Banca Popolare Etica e Banca Popolare delle Province Molisane. Siamo al di fuori dal sistema–Italia-Intesa San Paolo, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, Ubi, Banco Popolare-Banca Popolare di Milano e Banca Popolare dell’Emilia Romagna – istituti di credito che hanno chiuso il 2016 in perdita di circa 14,5 miliardi. Basti pensare che la banca molisana ha un indice Core Tier 1, che misura la solidità patrimoniale, del 18,76 per cento (riferito al 2016). Per capire il valore di questa cifra, basti sapere che le principali autorità bancarie europee raccomandano una soglia minima del 7-9% e che tra le maggiori banche “sistemiche” d’Italia nessuna ha un coefficiente così alto. Come hanno fatto? Ho interpellato Giancarlo Mandato, Risk e manager dell’istituto, che mi ha detto che la prima regola è il rigore nella concessione del credito, che la presenza sul territorio non può e non deve tramutarsi in comportamenti o approcci “confidenziali”. Niente favori, dunque. A nessuno. Per essere indipendenti si deve restare fuori dalle logiche clientelari: dietro ai loro sportelli non ci sono “figli di” ››.



Secondo quanto si racconta nel libro, invece, i prestiti vanno “agli amici degli amici”

‹‹Il caso di Banca Promos è emblematico di come nei bilanci delle banche arrivino i crediti “deteriorati” (le attività che non riescono più a ripagare capitale e interessi dovuti ai creditori). Spesso sono quelli concessi secondo criteri “clientelari”. Questa piccola banca campana finanzia con un prestito consistente l’acquisto da parte di K4A Spa di una giovane azienda che fabbrica elicotteri di nuova generazione, anche se non offre alcuna garanzia: ha un capitale sociale di appena 10.000 euro, non ci sono i risultati imprenditoriali, né competenza ed esperienza maturata nel settore. Addirittura, al momento della richiesta del finanziamento (ancora oggi, al 10 settembre), questa società risulta “inattiva” presso la Camera di commercio di Napoli. Se è inattiva non produce reddito, come ripaga il prestito? Non solo. L’ispezione di Bankitalia non ha portato a nulla, non si sono neanche accorti che la società acquistata è inattiva. Inoltre, come confermano i documenti messi a nostra disposizione da un whistleblower, l’alto rischio connesso all’operazione è stato segnalato, in fase di istruttoria, dai funzionari e sottoposto agli organi deliberanti. Ma come mai nessuno ha raccolto l’allarme? Se si guarda nel Cda dell’azienda sono evidenti i rapporti stretti tra Pr, enti pubblici e finanza locale››.

Perché Banckitalia non è mai riuscita a capire in anticipo nessuna delle crisi che hanno coinvolto le banche poi in default?

‹‹O c’è collusione o c’è impreparazione. Da qui non si sfugge. Quella tra le banche private e lo Stato è davvero una relazione pericolosa – soprattutto per noi correntisti. Con il finanziamento del debito pubblico, le banche forniscono una “stampella” allo Stato. Questo aiutino avviene attraverso un massiccio acquisto di Bot, Btp e Cct, parliamo di tanti soldi, 635 miliardi (fine 2016). Così facendo, i governi finanziano il proprio debito e le banche, acquistando titoli a “rischio zero”, raggiungono obiettivi di solidità patrimoniale richiesti dalla vigilanza. Come mai le banche sono così generose con lo Stato? Il mio dubbio è che, lungi dall’essere paladine di una causa sociale o morale, siano interessate a tenere una poltrona riservata nel salotto buono delle lobby. Patti chiari, amicizia lunga: la banca compra i titoli di Stato e in cambio lo Stato - cioè anche Bankitalia, Consob & Co. – chiude un occhio sugli affari “meno nobili” dell’istituto. D’altro canto basta guardare all’unicreditizzazione delle banche in difficoltà. I manager che Unicredit ha mandato via considerandoli non più efficienti, il governo li ha messi a dirigere Banca Etruria & Co. quelli che poi possano chinare il capo di fronte alle indicazioni governative››.

Con il caso Deiulemar emergono i danni della mancata vigilanza delle autorità

‹‹Deiulemar, compagnia di navigazione di Torre del Greco, è fallita tre anni fa lasciando sul campo le sue obbligazioni. Liquidato tutto, non è rimasto abbastanza per ripagare i risparmiatori. Una “gola profonda” ci ha mostrato una mail del dirigente di una grande banca italiana che apriva un finanziamento a questa società una settimana prima del crac. La Consob stessa ha autorizzato l’emissione delle obbligazioni nonostante il parere contrario di Bankitalia. Che, a sua volta, pur notando flussi anomali di denaro e segnalando le irregolarità delle obbligazioni, si è limitata a denunciare i fatti agli inquirenti, senza bloccare l’afflusso dei fondi sui conti coinvolti››.

 

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Banche, l’ex dirigente: “Ecco come funziona il grande imbroglio pagato da cittadini e risparmiatori”

Banche, l’ex dirigente: “Ecco come funziona il grande imbroglio pagato da cittadini e risparmiatori”


Recensione su "Il Sacco Bancario - il grande imbroglio raccontato da ex manager, gole profonde e risparmiatori truffati" de "Il Fatto Quotidiano"
Nel nuovo libro Sacco bancario Vincenzo Imperatore racconta l'inefficienza degli organi di vigilanza, gli escamotage con cui i vertici proteggono imprenditori senza scrupoli e i trucchi che consentono a società con poche credenziali creditizie e garanzie quasi nulle di ricevere prestiti a sei zeri mentre per i piccoli imprenditori l’accesso al credito è praticamente impossibile

L’inefficienza degli organi di vigilanza, attentissimi solo agli aspetti formali. Gli escamotage con cui i vertici di alcune banche italiane proteggono imprenditori senza scrupoli, mentre le severe (sulla carta) norme antiriciclaggio raccomandano segnalazioni urgenti anche per piccoli movimenti all’apparenza poco chiari. I trucchi che consentono a società con poche credenziali creditizie e garanzie quasi nulle di ricevere prestiti a sei zeri – come raccontato nell’estratto che anticipiamo – mentre per i piccoli imprenditori l’accesso al credito è praticamente impossibile. In poche parole: l’intreccio tra finanza, politica e interessi personali che sta dietro a un sistema per le cui falle stanno pagando un conto salato cittadini e risparmiatori.
A raccontarlo è l’ex manager bancario Vincenzo Imperatore nel suo nuovo libro Sacco Bancario (Chiarelettere) scritto in collaborazione con Ugo Biggeri, presidente di Banca Popolare Etica, e con la prefazione di Marco Travaglio. Nel libro che conclude il percorso iniziato con “Io so e ho le prove” (Chiarelettere, 2014) continuato con“Io vi accuso” (Chiarelettere, 2015), Imperatore mette a disposizione le testimonianze di dirigenti apicali, gole profonde e insider. Oltre a documenti interni e riservati che fanno luce su meccanismi “mille volte denunciati eppure tuttora perfettamente funzionanti”.
Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia. Storie di piccole banche (come la Banca Popolare delle Province Molisane o di Banca Popolare Etica) che funzionano sulla base di tre parametri solo all’apparenza incompatibili: ottima governance, rigore morale nei consigli di amministrazione e profitto.

Pubblichiamo di seguito un estratto del libro 

IL CASO BANCA PROMOS

Eccezioni e distrazioni

Quella che segue è la storia di una piccola impresa «benedetta» dal caso, dalla fortuna o, più probabilmente, da una raccomandazione giunta dall’alto. Un «pesce piccolo» che, mancando di solide basi patrimoniali e dunque di sufficienti garanzie, non avrebbe mai potuto ricevere soldi in prestito da una banca. Invece li ha ricevuti, e pure tanti.

La banca di cui stiamo parlando si chiama Promos Spa, e nasce a Napoli, nel 1980, su iniziativa di Ugo Malasomma e Tiziana Carano. All’inizio è una Srl che ha per oggetto sociale lo svolgimento di attività di intermediazione sui mercati azionari e obbligazionari italiani, poi seguiranno vari passaggi, come l’iscrizione all’albo della Consob nel 1991, l’ingresso in Abi (l’Associazione bancaria italiana) nel 1998, e infine l’iter di trasformazione in banca nel 2002.

Ancora oggi  ha un capitale sociale di soli 7.740.000 euro e nel suo consiglio di amministrazione siedono, tra gli altri, Luigi Gorga, che da presidente della Banca Popolare di Sviluppo subì nel 2013 una sanzione da parte della Banca d’Italia, e Umberto de Gregorio, nel 2015 nominato dal governatore della Campania Vincenzo De Luca – per il quale aveva svolto il ruolo di coordinatore della campagna elettorale – al vertice dell’Eav (Ente Autonomo Volturno), la holding che gestisce una larga fetta dei trasporti della regione (1).  Nell’aprile del 2015 (attenzione alle date…), la Promos finanzia l’acquisto del 22 per cento della società 4KA Spa Knowledge for aviation – una giovane azienda che fabbrica aeromobili e veicoli spaziali, con sede a Ponticelli, in provincia di Napoli – da parte della Hold and Fly Srl. Prezzo di acquisto/vendita: 1.720.000 euro.

Un finanziamento come tanti, direte voi. Nient’affatto, perché la Hold and Fly Srl, in realtà, è una scatola vuota e l’operazione, per una piccola banca come la Promos, è da considerare a dir poco rischiosa. Come mai si è andati avanti lo stesso? La verità è che la Hold and Fly Srl è stata costituita il 10 aprile 2015 dagli stessi soci di riferimento della K4A Spa, allo scopo di rafforzarne il gruppo di controllo e supportarne i piani di sviluppo.

La Banca Promos accorda ogni richiesta ma, in cambio, quali garanzie offre la Hold and Fly Srl? Nessuna, visto che ha un capitale sociale di appena 10.000 euro. Anzi, non potrebbe nemmeno essere finanziata, perché priva di alcuni requisiti necessari non ancora verificati: i risultati imprenditoriali, la competenza e l’esperienza maturata nel settore e il comportamento negli affari. Addirittura, al momento della richiesta del finanziamento e ancora oggi (8 settembre 2017), la Hold and Fly srl risulta ancora “inattiva” presso la Camera di Commercio di Napoli. Una società inattiva significa che non opera e pertanto non produce reddito, ma legalmente costituita pertanto esistente come natura giuridica. “La banca in questione, come tutto il sistema bancario d’altronde – ci rivela la nostra “gola profonda”- in base a una consuetudine che alcuni giudicano ormai superata ma che ancora oggi tende a essere osservata – finanzia soltanto aziende «già consolidate da almeno un paio di anni di attività, che operino e producano reddito, risultante dal bilancio ufficiale, da almeno 24 mesi.».

“Se poi ci aggiungiamo il fatto – continua il nostro interlocutore – che la normativa interna della banca stabilisce che “di regola” non e’ possibile concedere finanziamenti ad aziende che non abbiamo almeno 6 mesi di vita “salvo deroga”, capiamo che tutto e’ possibile se deciso nelle segrete stanze del cda.”

Come è stato possibile dunque che la Promos abbia erogato ugualmente il prestito? Qui entra in gioco la fantasia. Il «trucco» escogitato è stato quello di finanziare uno a uno i singoli soci della Hold and Fly, con un affidamento, sotto forma di scoperto di conto corrente, per complessivi 1.755.000 euro.

Il problema è che neppure loro – lo attestano i documenti interni della stessa Promos, che il whistleblower mi ha procurato – non sarebbero stati «teoricamente» in grado di restituire il prestito alla scadenza pattuita. Per la maggior parte dei soci, il rischio creditizio valutato da CRIF (2) e’ alto o addirittura negativo.

Vero è che la banca ha chiesto in garanzia un pegno sulle azioni della K4A Spa possedute dai soci. Ma nessuno si è curato di stabilire se il loro valore nominale fosse realistico e coerente rispetto a quello riportato in bilancio. Nella fase istruttoria, questo controllo è stato, chissà perché, «dimenticato». Inoltre, come confermano i documenti a nostra disposizione, l’alto rischio connesso all’operazione è stato segnalato, in fase di istruttoria, dai funzionari proponenti e sottoposto agli organi deliberanti.

Come mai nessuno ha raccolto l’allarme? Sono dunque da ritenere casuali tante «attenzioni», eccezioni e «distrazioni», da parte di Promos, a vantaggio dei soci della Hold and Fly Srl? Difficile dare una risposta.

Certo, è forte il sospetto che il top management della banca, avesse in testa solo il profitto immediato, e che non si curasse di far correre un rischio agli altri risparmiatori.

L’istituto, dal novembre del 2016, sempre secondo il racconto della fonte, era sotto ispezione di Bankitalia, un lavoro conclusosi nel giugno del 2017 senza riscontrare irregolarita’. Ma le proporzioni dell’affidamento, per una iniziativa imprenditoriale che ad oggi risulta inattiva, parrebbero disattendere i piu’ normali criteri di erogazione creditizia. Ma facciamo un passo indietro, per conoscere piu’ da vicino il “gioiello” che sta al centro di tutta questa vicenda: la K4A Spa.

(1) Per tale nomina, cosi come riporta Dagospia, e’ stato inviato alla Procura di Napoli e all’Anac di Raffaele Cantone un esposto contro il presidente dell’EaV per una presunta incompatibilità per l’incarico ricoperto in quanto dipendente pubblico. De Gregorio, iscritto all’Ordine dei dottori commercialisti di Napoli, è infatti docente di economia aziendale nell’istituto tecnico commerciale «A. Diaz».Secondo la denuncia, l’assunzione della guida della società pubblica sarebbe in contrasto con il contratto nazionale scuola oltre che vietato da specifiche disposizioni di legge. In più, sempre alla base dell’esposto, ci sarebbe la circostanza che De Gregorio avrebbe chiesto l’aspettativa un anno dopo circa la nomina alla guida della holding regionale. Un «doppio lavoro» che potrebbe aver provocato anche un danno all’Erario su cui potrebbe essere chiamata a indagare la Procura presso la Corte dei Conti.

(2) Crif è il gestore del principale Sistema di informazioni creditizie (Sic) presente in Italia, chiamato Eurisc. Si tratta di un archivio informatico che contiene i dati sui finanziamenti richiesti ed erogati a privati e imprese.

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Deiulemar – “Sacco Bancario”: Le colpe di Consob, Banca d’Italia e le banche che stavano a guardare

Deiulemar – “Sacco Bancario”: Le colpe di Consob, Banca d’Italia e le banche che stavano a guardare


Articolo di Vincenzo Legna su TorreChanel.it


Il libro di Vincenzo Imperatore “Sacco Bancario”, nel capitolo dedicato al crack Deiulemar,  affronta anche il ruolo della Consob e della Banca d’Italia, visto che si tratta di organi di vigilanza che evidentemente non hanno fatto il loro dovere. Emblematico il ruolo dell’avvocato Roberto Maviglia, che prima di diventare amministratore unico della compagnia nel 2012 fu consulente nel 2004, facendo ottenere alla Deiulemar l’iscrizione nell’elenco degli emittenti diffusi, ossia società con strumenti finanziari non collocati su mercati regolamentati ma oggetto di investimento presso un ampio numero di risparmiatori. Strana coincidenza, in quello stesso periodo alla Consob lavorava Renato Maviglia, fratello di Roberto. Nel libro si sottolinea inoltre che nel 2005 la Deiulemar veniva spogliata di ogni bene attraverso la costituzione di un reticolo di società fiduciarie e trust in Lussemburgo, Malta e Svizzera, con il chiaro intento di sottrarre risorse ai creditori. E la Consob dov’era? Oltretutto nel 2007 proprio la Consob aveva autorizzato un ulteriore prestito obbligazionario di 50 milioni di euro, nonostante il parere contrario della Banca d’Italia. Un operazione senza senso, visto che la compagnia era ormai una scatola vuota e per giunta indebitata. Si pone dunque l’enfasi sulle tante omissioni della Consob e sulla scarsa attenzione della Banca d’Italia, che nonostante gli enormi flussi di denaro e le irregolarità dei prestiti obbligazionari si è limitata a qualche denuncia senza mai bloccare tali operazioni, pur avendone gli strumenti.

Un ruolo importante nel crack lo hanno giocato anche gli istituti di credito, che hanno lucrato sulle ingenti somme di denaro presenti sui conti correnti personali di Michele Iuliano. Le banche erano consapevoli di prendere parte ad operazioni che venivano svolte in barba alle regolari procedure societarie, ed erano dunque corresponsabili. Oltretutto appare impossibile che l’ingente quantitativo di soldi finito all’estero non abbia implicato il coinvolgimento di qualche banca italiana. Il capitolo dedicato al crack Deiulemar si conclude infine con un passaggio molto significativo: “La verità è che quelle tre famiglie erano diventate padrone della città. Se qualcuno aveva bisogno di qualcosa non bussava alla porta del sindaco, ma alla loro. In pratica garantivano i livelli di occupazione e i profitti alle banche. A Torre del Greco c’è persino una strada intestata a Giovanni Battista Della Gatta, uno dei fondatori del colosso economico. Nel 2013, con un’iniziativa provocatoria, un gruppo di obbligazionisti tentò di ribattezzarla “via dei Truffatori””.

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Colapietro: “Per i torresi Michele Iuliano era come un papà. Risparmiatori prima rassicurati, poi raggirati e abbandonati”

Colapietro: “Per i torresi Michele Iuliano era come un papà. Risparmiatori prima rassicurati, poi raggirati e abbandonati”


Recensione di Vincenzo Legna su TorreChannel.it su Sacco Bancario.Il grande imbroglio nel racconto di manager, gole profonde e risparmiatori truffati di Vincenzo Imperatore


Nello spazio dedicato al crack Deiulemar del libro di Vincenzo Imperatore “Sacco “Bancario” c’è anche la testimonianza dell’avvocato Giuseppe Colapietro, presidente del comitato dei creditori e lui stesso obbligazionista raggirato. Di seguito i passaggi principali.

“Quella della Deiulemar è una tragedia che pochi possono davvero comprendere, a meno che non l’abbiano vissuta in prima persona o non siano abitanti di Torre del Greco. Da quando la compagnia è fallita la disoccupazione è aumentata e il Comune è finito quasi sul lastrico”. Esordisce così l’avvocato Colapietro nella sua testimonianza sul fallimento del colosso armatoriale torrese che ha messo in ginocchio 13000 famiglie. “La Deiulemar era un’istituzione” prosegue l’avvocato. “Torre del Greco era una città fiorente, che prima del crack aveva dato l’anima alla Deiulemar. I cittadini avevano messo le chiavi del loro futuro in mano ai padroni della compagnia, in particolare al capitano Michele Iuliano, che per loro era come un papà”. Poi la descrizione di come avvenivano i passaggi di denaro. “Sui conti correnti intestati a Iuliano – la procura ne ha contati ben 18 – affluivano i soldi delle obbligazioni irregolari e si eseguivano altre operazioni e movimenti, come l’eventuale smobilizzo e il pagamento degli interessi. Una cosa basata sulla fiducia, ma quel che è peggio è la scarsa o nulla informazione fornita ai clienti sul tipo di investimento fatto e sui rischi che si potevano correre. I risparmiatori – continua Colapietro – sono stati tenuti all’oscuro di tutto, inutilmente rassicurati e infine raggirati e abbandonati”. L’avvocato sintetizza poi la strategia intrapresa per cercare di recuperare le somme perse. “Le famiglie dei proprietari della Deiulemar avevano costituito una società di fatto, parallela a quella ufficiale, che controllava una rete infinita di conti correnti e altre compagnie fantasma. Per recuperare il maltolto, abbiamo dovuto far fallire prima tutte le loro società, poi quella di fatto e infine anche loro personalmente”.

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Deiulemar – “Sacco Bancario”, il libro che parla del crack: le rivelazioni shock di un ex dipendente bancario

Deiulemar – “Sacco Bancario”, il libro che parla del crack: le rivelazioni shock di un ex dipendente bancario


Recensione di Vincenzo Legna su TorreChannel.it su Sacco Bancario.Il grande imbroglio nel racconto di manager, gole profonde e risparmiatori truffati di Vincenzo Imperatore

E’ uscito il 26 ottobre “Sacco Bancario”, il libro di Vincenzo Imperatore che affronta una serie di scandali bancari e truffe ai danni di risparmiatori. Tra le vicende trattate dall’ex manager bancario c’è anche il crack Deiulemar. Nel capitolo dedicato c’è spazio per una cronistoria della vicenda – con tutti i vari passaggi che hanno portato allo svuotamento della Deiulemar Compagnia di Navigazione tramite la graduale cessione della flotta e del patrimonio immobiliare – poi largo alle testimonianze di un ex dipendente di una delle banche in affari con la Deiulemar e alle parole dell’avvocato Giuseppe Colapietro. Di seguito i passaggi salienti della testimonianza dell’ex dipendente bancario.

Le rivelazioni shock dell’ex dipendente bancario

“Il crack Deiulemar non è stato un fulmine a ciel sereno” rivela l’ex bancario, che poi parla dell’estensione di un fido a favore della compagnia poco prima del crack, a testimonianza di un’analisi creditizia fatta in maniera sommaria e basata soltanto sulle disponibilità personali dei soci. “Già nel settembre 2011 avevo iniziato a scrivere e a lanciare segnali di allarme, perché ero preoccupato. Sta di fatto che i miei superiori hanno cominciato a scavalcarmi o evitarmi ogni qual volta si dovevano prendere decisioni di peso che favorivano le manovre rischiose dei soci Deiulemar” racconta la fonte. Cosa ben più grave i vertici della banca in cui lavorava lo hanno minacciato una volta venuti a galla i guai della Deiulemar: “Devi dire che è colpa tua, che sei stato tu a non fare le segnalazioni di operazioni sospette all’antiriciclaggio”. Morale della favola: la persona che ha reso la testimonianza è stata licenziata. Poi il racconto di un incontro tra uno degli armatori (nel libro signor L.) e i vertici della banca per firmare un accordo che concedeva all’istituto la delega di amministrare e investire il patrimonio dell’armatore. Si parla di un atteggiamento altezzoso e spocchioso del signor L. che ad un centro punto, rivolto al testimone esclama: “Guagliò, vamme a piglà ‘na penna“. Frase che ha fatto scattare l’ex dipendente che ha prima urlato all’armatore di uscire dalla stanza, per poi andarsene lasciando ai dirigenti il compito di concludere l’operazione. Alla fine si dimostra così la sudditanza del sistema bancario nei confronti di coloro che hanno messo in ginocchio un’intera città.


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Bankitalia e Consob, interrogatorio immaginario sulla vigilanza

Bankitalia e Consob, interrogatorio immaginario sulla vigilanza


Articolo di Vincenzo Imperatore su Lettera43

Al netto delle strumentalizzazioni politiche di questi giorni, entrambi gli istituti dovrebbero chiarire ben più di un punto oscuro. E anche la magistratura è chiamata a dare delle risposte. Ecco quali.

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"Bankitalia e Consob colpevoli", libro-inchiesta su crac banche

"Bankitalia e Consob colpevoli", libro-inchiesta su crac banche


Articolo su Adnkronos

Esce oggi in libreria 'Sacco bancario - Il grande imbroglio nel racconto di manager, gole profonde e risparmiatori', edito da Chiarelettere, scritto da Vincenzo Imperatore con la collaborazione di Ugo Biggeri.
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Basta con il “saper essere”... passiamo alle competenze!

Basta con il “saper essere”... passiamo alle competenze!


Articolo di Vincenzo Imperatore su Il Roma

Nel nostro paese non solo l’ascensore sociale si è inceppato. Anche quello professionale si e’ arenato. Le conseguenze, se guardiamo alle condizioni attuali in cui versa l’Italia, il suo sistema bancario e ai suoi principali indicatori macroeconomici, sono molto serie. E dovrebbero indurci a riflettere. Potrebbe essere un problema di taratura delle competenze necessarie per poter sostenere il cambiamento?

Come ben sappiamo, le dimensioni della professionalita’ di un manager sono strutturate su 3 livelli :

-    il SAPERE, cioe’ la dimensione della conoscenza tecnica costruita negli anni in base alla formazione accademica e soprattutto per effetto dei corsi di specializzazione aziendali;

-    il SAPER FARE, in altri termini cio’ che identifichiamo sinteticamente come “esperienza” e che permette al manager di tradurre i concetti teorici studiati in atti operativi;

-    il SAPER ESSERE; tutto cio’ che attiene all’area comportamentale e relazionale del manager.
Negli ultimi 20 anni la formazione in banca si e’ focalizzata essenzialmente sullo sviluppo della dimensione del SAPER ESSERE. C’e’ stato un abuso dei percorsi formativi basati su PNL (Programmazione Neuro Linguistica), Leadership for Results, Intelligenza Emotiva, ecc, che hanno saputo produrre sicuramente degli ottimi venditori e dei discreti “capi” ma nel contempo hanno depauperato il patrimonio tecnico e professionale che possedeva il bancario della generazione precedente. Una tragedia sotto gli occhi di tutti. Non l’unica causa ma una delle tante piu volte analizzate su questa rubrica. Soprattutto perche’ in banca si vende un “prodotto complesso” che necessita di una preparazione e di una competenza che non puo’ basarsi solo o esclusivamente sulla capacita’ di comunicare. Se sono un consulente finanziario e non ho competenze di analisi creditizia, se non so “leggere” una Centrale Rischi posso solo “improvvisare” una chiacchierata con un imprenditore che tento di acquisire come cliente ma non riuscirò mai ad essere convincente per farmi canalizzare i suoi risparmi personali. Un esempio classico di queste dinamiche si riscontra, ad esempio, nel mondo dei promotori finanziari che hanno, tranne una percentuale bassissima di professionisti, un gap formativo profondo nella cultura di impresa. Ne e’ una conferma il fatto che l’esame per l’iscrizione all’albo, cosi come il catalogo formativo proposto dalle associazioni di categoria per l’acquisizione dei “crediti formativi”, non prevedono percorsi di addestramento sulla analisi creditizia.
Purtroppo, in Italia sappiamo come funzionano certe cose. Si preferisce appiattire tutto verso il basso. I bravi e i competenti vanno allontanati, marginalizzati, esclusi, perché alterano, «sovvertono» il sistema. Che ha le sue regole inamovibili. Un simile atteggiamento, purtroppo assai diffuso sul piano culturale, sociale ed economico, non è però a somma zero. Anzi.

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VENDERE AZIONI NON QUOTATE E’ DIFFICILE: CONSIGLI PER DIFENDERSI

VENDERE AZIONI NON QUOTATE E’ DIFFICILE: CONSIGLI PER DIFENDERSI



Articolo di Vincenzo Imperatore su Il Roma

Conquistare fiducia e credibilità e’ l’obiettivo primario del sistema bancario. Il Gruppo Banca Popolare di Bari ha definito un successo il collocamento presso investitori internazionali, di un'obbligazione senior di 597,2 milioni di euro, emessa nell'ambito dell'operazione di cartolarizzazione di mutui residenziali.

In particolare l’Istituto ha dichiarato che il risultato e’ «un grande segno di fiducia, soprattutto perché ottenuto in un contesto di mercato caratterizzato dal permanere di elementi di incertezza”.

Verissimo. Tanta incertezza e tanta apprensione e’ vissuta anche dai circa 69mila azionisti di BpB che, di fronte al deprezzamento del titolo (oggi quota circa 6,50 euro rispetto ai 9,53 del marzo 2016), vorrebbero vendere, seppur in perdita, per evitare di ritrovarsi nella stessa condizione degli azionisti delle varie banche poi andate in default. Cioè risparmi azzerati!

Le preoccupazioni non sono frutto della psicopatia dei poveri risparmiatori visto che, come scritto due settimane fa su questa rubrica, qualche perplessità produce l’inchiesta risalente al 30 agosto scorso che ha portato all’iscrizione dei vertici dell’Istituto (compresi Marco Jacobini e i figli Gianluca e Luigi) nel registro degli indagati per varie ipotesi di reato tra cui presunte irregolarità nei bilanci.

Vendere le azioni delle banche non quotate, però, non è così facile, soprattutto se si pensa che la compravendita si svolge nell’ambito di un “mercatino” interno dove pare che ci siano stati degli azionisti “privilegiati” che si sono liberati delle azioni (che riacquista la banca) prima del crollo del prezzo. Ma pare, sembra, si immagina, che i fortunati risparmiatori abbiano ricevuto un trattamento di favore nel rispetto della cronologia di chiusura delle operazioni.

Pare, sembra, si immagina che nel registro cronologico degli ordini di vendita ci sarebbero tanti altri “non illustri” risparmiatori che avevano la precedenza rispetto ai soliti “amici degli amici”.

Sarà questione di poco tempo per accertarne la verità. Perché proprio in questi giorni c’e’ stata una svolta giudiziaria determinante. Ci riferiamo a quanto è stato stabilito da un sentenza del 27 settembre scorso della quarta sezione civile del tribunale di Bari a firma del giudice Sergio Cassano a seguito di un decreto ingiuntivo presentato in estate da un azionista barese che nel lontano 1996 ha acquistato circa 430 azioni che ha cercato di rivendere invano da dicembre del 2015. Il risparmiatore più volte aveva richiesto l'ordine cronologico di vendita e più volte la banca si era rifiutata adducendo “non meglio identificate esigenze di riservatezza". La sentenza del giudice è stata chiara: "Il socio deve essere ammesso all'esame dei registri elettronici degli ordini di vendita e di acquisto e quini ha diritto di ricevere copia documentale delle relative risultanze e per tale ragione è legittimato ad avvalersi dello strumento processuale monitorio per ottenere la consegna di tale documentazione".

Ecco il precedente giurisprudenziale che ci mancava e che puo’ rappresentare una svolta nella tutela dei risparmiatori, indipendentemente dal caso BpB.

Tanti lettori, anche clienti della banca in questione, mi hanno scritto sui social e in privato chiedendomi consigli al riguardo.

Allora eccovi due semplici passaggi:

In primo luogo andate in banca e chiedete di verificare il vostro “profilo di rischio”, quella “fotografia” che vi identifica come investitore e che la banca avrebbe dovuto produrre per effetto delle risposte che voi avreste dovuto dare ad un questionario (test di adeguatezza) appositamente predisposto.Se il cliente si accorge che quello sottoposto non è il suo «profilo di rischio», ne chiede (e ottiene) la modifica, adeguandolo alle sue effettive caratteristiche di investitore ma soprattutto forse si rende conto che quelle azioni, se mai conoscesse il significato della parola “azione”, non avrebbe potuto acquistarle. E’ un documento che puo’ essere rilasciato dalla banca allo sportello con un semplice click. Se incontrate resistenze....... insospettitevi!

In secondo luogo, visto che ora la giurisprudenza si è espressa al riguardo, chiedete il registro cronologico degli ordini di compravendita relativo la periodo “sospetto”. Anche in questo caso, se incontrate riluttanza........... raddoppiate il sospetto. Dopodiché raccogliete il tutto e correte da un professionista che sappia difendere i vostri diritti. Se non vi consegnano nulla, non tergiversate ulteriormente. Andateci subito!

Alla prossima.

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Banca Popolare di Bari: tutelatevi prima che sia troppo tardi!

Banca Popolare di Bari: tutelatevi prima che sia troppo tardi!




Articolo di Vincenzo Imperatore su il Roma

Forse scriverò alla redazione di “Chi l’ha visto?” per la soluzione di questo mistero insoluto : che fine hanno fatto i “buonisti” che dicevano che la Banca Popolare di Bari non "sarebbe potuta crollare", altrimenti sarebbe stato un disastro per l'intero territorio visto che quotava circa 70mila azionisti e quasi 3500 dipendenti ? Queste erano le voci autorevoli della politica, questi i commenti dei media specializzati dopo che la magistratura aveva aperto una inchiesta su presunte voragini nascoste nei bilanci di questa banca e derivanti da malagestione, prestiti anomali, acquisizioni di altri istituti decotti. Anche in questo caso siamo di fronte allo stesso classico schema “italiano” laddove finanza e politica si sono scambiati favori con le risorse dei correntisti che sono serviti per finanziare i progetti fallimentari degli “amici degli amici “ in paradossale contrasto con la ufficiale e dichiarata politica creditizia della banca che invece ha chiuso le porte del credito solo ai comuni cittadini. E, tanto per cambiare, chi avrebbe dovuto vigilare - Bankitalia e Consob - non ha vigilato.

Se fosse così, saremmo di fronte a un nuovo caso Monte Paschi (o popolari venete)......

Forse così inizierà il mio editoriale tra qualche mese se mai dovesse verificarsi l’ennesimo default di una banca che può crollare per vari motivi.

Perché non sarà più possibile un nuovo salvataggio statale (mettendo le mani nelle tasche degli italiani) di un istituto di credito!

Perché l’UE nei prossimi mesi affronterà le revisioni dei due provvedimenti europei che regolamentano i fallimenti bancari e i requisiti di capitale.

Perché e’ ormai acclarato ( a breve ne avremo le testimonianze) che gli attuali controlli di Bankitalia e Consob sono solo formali.

Perché i requisiti patrimoniali sono garantiti attraverso “magheggi” che nemmeno il mago Silvan ........

Perché le pene per i manager che mettono in ginocchio le banche non saranno inasprite.

Un consiglio quindi alle migliaia di risparmiatori danneggiati e che hanno visto azzerare i loro risparmi: tu-te-la-te-vi ! Prima che si troppo tardi perché poi si trova sempre qualcuno disposto ad acquistare la banca ad un euro ! Chiedete ai risparmiatori di Popolare di Vicenza e Veneto Banca!

A presto

 

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COME AGIRE DI FRONTE AL TURNOVER SELVAGGIO DEI PROMOTORI FINANZIARI

COME AGIRE DI FRONTE AL TURNOVER SELVAGGIO DEI PROMOTORI FINANZIARI


Articolo di Vincenzo Imperatore su il Roma

Prendo spunto da una intervista rilasciata da Giacomo Campora, direttore generale di Allianz Spa e amministratore delegato di Allianz Bank, a Citywire (
http://citywire.it/news/campora-allianz-i-capi-delle-reti-non-devono-agevolare-i-professionisti-del-cambio-di-casacca/a1045934 ) in occasione del Forum Ambrosetti di Cernobbio per affrontare il tema del turnover selvaggio dei promotori finanziari nelle reti. Semplificando si tratta di capire il fenomeno del continuo “cambio di casacca”, cosi come specificato da Campora, che una buona fetta di promotori finanziari esercita come “professione” per fare cassa attraverso l’incasso di un bonus dal nuovo intermediario grazie al trasferimento del suo patrimonio gestito.

. In particolare Campora si sofferma sulla eccessiva aggressività nell’ attivita’ di reclutamento degli ultimi tempi manifestata da banche e reti di promotori finanziari sottolineandone le cause (“In particolare, oggi so che in tutte le reti c’è grande fermento perchè molti vedono il secondo semestre 2017 come l’ultima possibilità di cambiare rete prima della aumentata trasparenza portata da MiFID2”) ma soprattutto suggerendo una soluzione ( “Chi gestisce le reti non deve agevolare chi ha fatto del cambio di casacca una professione” ).

Sono pienamente d’accordo con Campora ma al riguardo occorre fare alcune considerazioni.

Innanzitutto siamo certi che la copiosa (centinaia di pagine) disciplina MIFID II,in vigore nel 2018 con l’obiettivo di garantire un livello superiore di trasparenza nei confronti del cliente attraverso la esplicitazione di tutti i costi che lo stesso sostiene, prenda in considerazione anche il “premio di ingaggio”? I clienti di una rete di promotori finanziari sono solitamente di natura “private”, con elevate disponibilita’, con una cultura finanziaria media piu evoluta ma soprattutto molto attenti alle eventuali variazioni di condizioni.

In particolare quella tipologia di cliente e’ molto attenta sia ai costi espliciti (quelli che vede subito e presenti suoi prospetti informativi) che a quelli impliciti (non immediatamente percepibili come la commissione di gestione di un fondo). Spetta quindi alla Consob chiarire bene tale aspetto prima della entrata in vigore della direttiva comunitaria e accendere un faro su tale problematica che, se ben disciplinata, puo’ costituire un primo deterrrente per i “professionisti del cambio casacca”. Dire a un cliente “...senti da domani non sarai piu cliente di Banca X ma di Banca Y perche’ io devo guadagnare 500.000 euro ....” sara’ un po' piu difficile.

Il secondo aspetto riguarda invece la solidita’ patrimoniale delle societa’ intermediarie (banche e SIM) che influenza fortemente lo scarico del bonus di ingaggio sui rendimenti dei clienti.

Laddove infatti ci troviamo di fronte a banche o SIM con ottimi ratios patrimoniali, il reclutamento di consulenti da altre reti puo’ essere visto come investimento alla stregua di quelli effettuati dalle banche quando aprono (meglio dire aprivano!!) nuovi sportelli. A tal proposito abbiamo più volte sottolineato su queste colonne che l’indice Core Tier 1 puo’ essere un utile (ma non l'unico ) indicatore

Il problema nasce quando quell’attivita’ selvaggia di recruiting e’ fatta da aziende i cui bilanci presentano buchi: in tal caso il costo dell’arruolamento non riuscirebbe a creare valore per l’azienda.

Forse e’ per questo motivo che Allianz Bank e’ prima nella classifica del reclutamento a luglio 2017 ?

 







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La pensione di scorta

La pensione di scorta


Articolo di Vincenzo Imperatore su Il Roma

Stiamo affrontando su queste colonne da qualche settimana il tema della gravissima situazione in cui si trova il nostro sistema pensionistico e della necessità del ricorso a forme di previdenza complementare.Oggi cerchiamo di capire quali sono i fattori rilevanti da valutare per una adesione consapevole e proficua.

Cominciamo dal fattore tempo che può essere vissuto dal potenziale aderente talvolta come un ostacolo, tra l’altro come un vantaggio. Infatti mentre da un lato il lavoratore ha la tendenza a non decidere rinviando la scelta (“tanto c'è tempo», il pensiero più diffuso quando si parla di previdenza complementare), dall’altro andrebbe ben considerato che il timing è la variabile più importante.

Aderire da giovani ad un fondo pensione consente di impegnare modeste risorse poco per volta e sfruttare la rivalutazione dei mercati finanziari, ottenendo così importi più rilevanti al termine della propria vita lavorativa. Una altra regola basica da tener presente nella scelta dei piani previdenziali si basa sul concetto che più si è lontani dalla pensione e più è necessario accettare del rischio.

I fondi pensione sono particolarmente adatti alla calmierazione del rischio attraverso un’ attenta diversificazione imposta per legge. A tal proposito l’approccio più corretto è il cosiddetto “Life Cycle”. Si tratta di un modello che rimodula nel tempo le varie componenti di attivo in base all'orizzonte temporale, diminuendo progressivamente la parte azionaria, fino ad arrivare a scadenza con il portafoglio investito al 100% sul mercato monetario.In sintesi il rischio del portafoglio previdenziale andrà diminuito con l’avvicinarsi del momento della percezione della prestazione.

Il risparmio fiscale è un’ altra importante opportunità; lo Stato infatti favorisce l’adesione a programmi di previdenza complementare attraverso la progressiva riduzione della pressione fiscale sulle prestazioni finali. Le aliquote applicate sono inversamente proporzionali agli anni di partecipazione al fondo pensione, passando da un massimo del 15% ad un minimo del 9%. Più anni ci rimani, meno paghi di tasse !

Infine abituiamoci nella finanza previdenziale a ragionare in termini percentuali più che in valori assoluti. Si tratta di un altro elemento di accortezza che salvaguarderà la prestazione finale dagli effetti carsici dovuti all’inflazione. Una pensione di 2.000 euro, oggi prevista per il 2032 e considerata coerente con il proprio stile di vita, potrebbe non avere lo stesso valore reale al momento della erogazione. Una scelta così importante richiede anche un monitoraggio costante che non consiste solo nella rendicontazione annuale (peraltro in molti casi approssimativa), ma soprattutto dell’aiuto di seri professionisti che rappresentino società di provata tradizione in materia, che sappiano avvalersi di società di gestione con respiro internazionale e che tengano conto dei continui mutamenti normativi e finanziari facendo dell‘innovazione anti obsolescenza il loro core-business. Occhio quindi ai bancari che vogliono fare gli assicuratori (cosi come agli assicuratori che vogliono fare i bancari!)





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Previdenza, serve ricorrere alla complementare

Previdenza, serve ricorrere alla complementare


Articolo di Vincenzo Imperatore su Il Roma

E’ inutile girarci intorno: per la “generazione di mezzo”non è più sufficiente versare i contributi all’INPS per assicurarsi una certa tranquillità economica una volta cessata l’attività lavorativa. La “generazione di mezzo” rappresenta tutti quei lavoratori che hanno iniziato la loro attività nei primi anni ‘90 con la certezza di andare un domani in pensione con il glorioso e munifico sistema retributivo ( pensione pari alle ultime retribuzioni ricevute) e si sono invece ritrovati a subire la riforma pensionistica del 1995 (riforma Dini) e passare ad un regime pensionistico misto, un po’ “retributivo” e molto “contributivo” ( pensione calcolata in base ai contributi versati). Non si può fare quindi completo affidamento sulla pensione obbligatoria che ci verrà assegnata un domani. Il nostro sistema previdenziale prevede infatti che i contributi versati ogni mese dai lavoratori di oggi vadano a sostenere chi è già in pensione. Ma con la popolazione che invecchia e la vertiginosa diminuzione dei giovani in grado di versare contributi, il modello non è più sostenibile.

Fanno rabbrividire infatti i dati inerenti il bilancio di previsione dell’INPS per il 2017, trasmessi con la solita competenza e trasparenza dal Presidente Tito Boeri al Consiglio di Indirizzo e Vigilanza, che tuttavia non lo ha ancora approvato. Iniziamo dalla gestione della cassa: nonostante l’aumento delle entrate, stimate in €uro 405,2 miliardi, le uscite crescono maggiormente, attestandosi in €uro 411,8 milioni, che produrrebbero un risultato economico di esercizio in deficit per €uro 6.1 miliardi. Se questo andamento gestionale verrà confermato, a fine 2017 si prevede un disavanzo patrimoniale di €uro 7,9 miliardi. L’organo di indirizzo e vigilanza dell’ente motiva la bocciatura sottolineando il mancato riscontro di risposte a problematiche già evidenziate, come l’evasione contributiva, la riscossione dei crediti e la gestione del patrimonio immobiliare. Sulla stampa vari esponenti del mondo politico gettano acqua sul fuoco, ricordando che le prestazioni pensionistiche sono garantite dallo Stato. Tanto è vero che i trasferimenti dal bilancio pubblico nazionale all’INPS continuano ad aumentare (sfiorano i €uro 110 miliardi, dato più aggiornato del 2017).

Ma fino a quando può durare? Nel bilancio INPS, oltre ad una gestione di cassa negativa, spicca l’ammontare dei crediti da contributi (ancora da incassare), pari a €uro 109,7 miliardi. Ma non tutti questi crediti saranno incassati: il 54% degli stessi (59,5 miliardi di euro) sono catalogati come “crediti non performanti”, risorse cioè di cui si attende una dubbia o difficoltosa riscossione. Collocando la situazione lungo uno spettro temporale più ampio, si calcola che il deterioramento cumulato del valore patrimoniale dell’Istituto potrebbe raggiungere €uro 50 miliardi nei prossimi 5 anni. Considerando che la spesa pensionistica incide per il 16% del PIL, la preoccupazione reale non deve rivolgersi tanto alla solvibilità dell’ente, ma quanto sulla sostenibilità dei conti del Tesoro.

E’ opportuno aumentare la consapevolezza dei cittadini rispetto a queste tematiche e tenere alta l’attenzione mediatica per chiedere al legislatore interventi di cura risolutiva, onde evitare profonde crisi di sistema. Ma soprattutto il cittadino deve rendersi conto che ormai il ricorso alla “previdenza complementare” e’ inevitabile! Affinché però ognuno riesca garantirsi una certa tranquillità economica una volta cessata l’attività lavorativa, conviene correre ai ripari (e farlo alla svelta), optando per una soluzione di risparmio previdenziale complementare. Come sceglierla? Ne esistono di diversi tipi, ognuna con i suoi pro e i suoi contro. E’ una vera e propria giungla in cui la fanno da padrone, oltre alle compagnie di assicurazioni, banche e reti di promotori finanziari.



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La CRIF diagnosi di un male eterno

La CRIF diagnosi di un male eterno


Articolo di Vincenzo Imperatore su il Roma


Le due banche dati fondamentali per l’esame creditizio sono la CR (Centrale Rischi di cui abbiamo gia parlato ) e la CRIF. Due acronimi utilizzati dai bancari come subdole minacce per intimorire i clienti, creando nell’immaginario collettivo la sensazione che la “segnalazione in CR o in CRIF” sia una malattia incurabile da trattare in isolamento e il “segnalato” quasi un lebbroso.

Facciamo chiarezza

CRIF è il gestore del principale Sistema di Informazioni Creditizie (SIC) presente in Italia, chiamato EURISC. Si tratta di un archivio informatico che contiene i dati sui finanziamenti richiesti ed erogati a privati e imprese. Sono oggetto di segnalazione i finanziamenti di qualsiasi importo (diversamente da quanto previsto per la Centrale Rischi che censisce solo finanziamenti di importo superiore a 31.246 euro ).Le informazioni contenute nel SIC vengono raccolte e trasmesse a CRIF dalle banche e dalle società finanziarie che aderiscono volontariamente al sistema. Le stesse banche e società finanziarie possono poi consultare le informazioni registrate sul SIC per quei soggetti che richiedono credito al fine di valutarne l’affidabilità e il livello di indebitamento attuale e prospettico. E’ bene precisare che i dati relativi ai finanziamenti non vengono trasmessi al SIC soltanto in caso di ritardo di pagamento. EURISC non è quindi un archivio di cattivi pagatori ma una banca dati con aggiornamenti mensili che contiene sia dati negativi, relativi a finanziamenti con rimborso non regolare, sia soprattutto dati positivi ( circa il 95% dei casi), relativi a finanziamenti con rimborso regolare.

Su due aspetti pero’ voglio soffermarmi e riguardano le domande che maggiormente mi vengono poste dai lettori :

A) se pago una rata in ritardo contraggo subito la peste bubbonica? NO.

In caso di ritardi nei rimborsi del finanziamento, la segnalazione del primo ritardo di pagamento sul rapporto di credito viene resa visibile sul SIC solo in caso di mancato pagamento per 2 mesi consecutivi o 2 rate. Non solo ma l’istituto di credito deve inviare al consumatore, 15 giorni prima della segnalazione al SIC, una comunicazione che lo avvisi del ritardo e del fatto che tale ritardo verrà segnalato nel SIC, in modo da verificare in tempo eventuali disguidi. La segnalazione di altri ritardi successivi al primo avviene comunque attraverso gli aggiornamenti mensili inviati dall’istituto di credito ai SIC.

B) se regolarizzo la mia posizione e pago le rate morose, per quanto tempo rimangono visibili “i ritardi dei pagamenti”?

Se ho pagato solo due rate in ritardo, la segnalazione rimane per i 12 mesi successivi alla regolarizzazione; se invece ho pagato in ritardo 3 o piu rate, quella “cattiva notizia” rimarra’ segnalata per i 24 mesi successivi alla sistemazione.

Domande che quasi sempre hanno alla base una risposta; quella delle banche che hanno rifiutato la concessione di un finanziamento perche’, nonostante la sistemazione, la segnalazione era ancora presente! E magari si riferiva a un ritardo di pagamento avvenuto 23 mesi fa perche’ non ce la facevo ad arrivare a fine mese ! Tenete presente che dopo circa 10 anni di crisi economica (la piu lunga della storia) forse anche Bill Gates ha avuto una qualche difficolta’ a pagare regolarmente il finanziamento per l’acquisto del materasso da Giorgio Mastrota.
Piuttosto che parlare inutilmente di “giubileo bancario” , occorrerebbe soffermarsi sulla necessita’ di rivedere i criteri di merito creditizio.

Ne parleremo prossimamente

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DALLA PARTE DEL CORRENTISTA

DALLA PARTE DEL CORRENTISTA
 Finalmente un atto pubblico duro e importantissimo. In un suo recente intervento in Calabria don Luigi Ciotti, sempre in prima linea e protagonista di mille battaglie, stavolta si è schierato vicino a un imprenditore vittima di usura bancaria, Antonino De Masi. Sono migliaia ormai i casi come quello denunciato da don Ciotti in tutta Italia e coinvolgono alcuni tra i principali istituti del paese. Il meccanismo è semplice e l'abbiamo raccontato in due libri pubblicati quest'anno. Il primo, LA RIVOLTA DEL CORRENTISTA, è la storia di Mario Bortoletto, imprenditore padovano in difficoltà con le banche. Dopo anni di sfiancanti richieste di rientro che hanno messo a dura prova la sua attività e inevitabilmente anche la sua vita, Bortoletto è passato al contrattacco. Tutto da solo, la sua storia è veramente unica e incredibile. Pochi mesi dopo la pubblicazione de LA RIVOLTA DEL CORRENTISTA abbiamo conosciuto Vincenzo Imperatore, un ex manager che per 20 anni ha lavorato ai vertici di alcuni importantissimi istituti di credito italiani. Così è nato il secondo libro, IO SO E HO LE PROVE, una denuncia durissima e circostanziata su come lavorano e hanno lavorato per anni le banche italiane. Due voci dall'interno, due libri che hanno avuto ampio riscontro tra i lettori. Eppure resta la sensazione che siano due pubblicazioni quasi clandestine, due testimonianze di teste calde. Non è così. Imperatore e Bortoletto dimostrano con le loro storie che tantissime banche hanno agito consapevolmente imbrogliando i propri correntisti. A don Ciotti che invita le persone oneste a ritirare i soldi e a chiudere i propri conti nelle banche responsabili di usura, gli istituti di credito hanno risposto che non esiste alcuna condanna della Cassazione per la vicenda specifica contestata, quella dell'imprenditore De Masi. Il tema è sempre lo stesso, i tribunali provano responsabilità chiare delle banche ma poi non riescono a determinare la responsabilità oggettiva. Insomma, di chi è la colpa? Del direttore di filiale? Del dirigente di zona? Del manager più in alto? Un caso interessante sul tema della responsabilità si è verificato a Forlì e ne dà conto proprio il libro di Bortoletto. Un imprenditore fa un esposto alla Procura della città romagnola per tassi troppo alti applicati sul conto corrente, partono le indagini, la guardia di finanza fa visita direttamente alle filiali delle banche interessate. I direttori rimbalzano la questione ai dirigenti di zona, questi a loro volta girano la responsabilità ai superiori fino ad arrivare ai nomi grossi in consiglio di amministrazione. Tutti sono responsabili dunque non lo è nessuno, così il sistema riesce a proteggersi. La buona notizia però stavolta ce l'abbiamo ed è clamorosa. Bortoletto ha avviato vari contenziosi con le banche e a oggi ha ricevuto risarcimenti per migliaia di euro. Resistere dunque è possibile. Non solo. Imperatore e Bortoletto dimostrano che la legge è dalla parte di ognuno di noi, dalla parte del correntista. Loro hanno aperto la strada, adesso basta seguirli.
continua...
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Banche, una guida per i clienti: come evitare raggiri

Banche, una guida per i clienti: come evitare raggiri
L'Associazione banche italiane si rallegra.
Nei primi dieci mesi del 2014 sono già stati erogati mutui quanto in tutto il 2013. «Peccato», dice Vincenzo Imperatore, consulente di impresa con un lungo passato da manager bancario, «che stiamo parlando di un segmento che vale un quarto di quello che era nel 2008...».
«COMPLICE» DEL SISTEMA. Con alle spalle 22 anni di lavoro in banca come direttore dei servizi per le piccole medie imprese, direttore di filiale e poi direttore commerciale di area nel Sud Italia, Imperatore ha deciso nel giugno 2013 di lasciare quel sistema di cui, dice, è stato «complice».
«Una lobby potente» affetta per anni da «delirio di onnipotenza» e capace di raggirare i clienti con metodi sempre uguali. Fondati sulla «sudditanza psicologica» di chi ha bisogno di liquidità e sull'«ignoranza finanziaria» del Paese.
Imperatore li ha raccontati nel libro Io so. E ho le prove (Chiarelettere, 2014) ed è pronto a stilare per Lettera43.it un vademecum a servizio di imprenditori e famiglie. Da chi ha bisogno di un prestito a chi non lo riesce a restituire.
FORZATURA AD ACQUISTARE. «Gattopardescamente, sembra che tutto cambi per non cambiare niente», spiega l'ex dirigente.
«Dopo tutto quello che è successo, la strategia delle banche continua a essere la forzatura subdola ad acquistare, assieme a un finanziamento, un prodotto che per le loro è più redditizio».

1. Ci vendono polizze assicurative che non ci servono


DOMANDE. Quale prodotto le banche spingono a comprare?
RISPOSTE. Polizze assicurative, diamanti, derivati o semplicemente prodotti a rate di cui non hai bisogno. La banca proverà a venderteli. Prima del crac Lehman Brothers si trattava soprattutto di derivati e polizze.
D. E come funziona?
R. Le banche utilizzano la leva psicologica della dipendenza. Se ti chiudo il fido, non sai come andare avanti, se non ti do il finanziamento, tu non puoi fare business.
D. Quindi?
R. Allora è sistematico sfruttare questa posizione di debolezza per metterti vicino un altro prodotto. Lo accompagnano con frasi come «sarebbe preferibile», «se cresciamo noi crescete anche voi». E nel nostro Paese c'è una profonda ignoranza finanziaria.
D. E cosa ottiene l'istituto di credito?
R. Molto. Nel caso delle polizze sulla vita, a fronte di diversi versamenti di 'premio' o del versamento di un premio unico, una compagnia di assicurazioni si impegna a erogare un capitale all'assicurato. Ma il premio che il cliente paga è diviso in tre componenti.
D. Quali?
R. Il premio di rischio, che serve appunto a coprire il rischio di morte e si basa sul calcolo delle possibilità di vita. Poi il premio di risparmio, la sola parte del totale che la compagnia investe per poter far fronte alla liquidazione dei capitali a scadenza. E infine i «caricamenti», quella parte di denaro che serve a pagare i costi delle provvigioni da dare alla banca che ha venduto il prodotto, le spese di incasso, gestione e amministrazione.
D. Fino a quanto possono ammontare?
R. Noi siamo riusciti a piazzare prodotti assicurativi con caricamenti anche del 6 per cento annuo. E il particolare fondamentale è che i caricamenti dell’intera durata della polizza vengono addebitati subito.
D. La banca incassa prima e noi dopo e meno?
R. Ipotizzando un’assicurazione a dieci anni di 30 mila euro annui, sul premio del primo anno vengono caricati costi per 18 mila euro, di cui il 15 per cento va alla banca e il resto alla compagnia. In altri termini, il cliente è convinto di acquistare 30 mila euro da investire in risparmio, ma in realtà ne investe solo 12 mila.

2. La soluzione? Reagire, insistere, dire no

D. Dopo il crac di Lehman Brothers è cambiato qualcosa?
R. Oggi forse a causa delle sentenze dei tribunali, o perché la sensibilità è cresciuta, ci sono meno diamanti, polizze, derivati. Ma il sistema è sempre lo stesso.
D. E allora?
R. Le banche hanno iniziato a vendere altri prodotti: tapis roulant, smartphone e televisori. Lei va a chiedere un prestito perché deve mandare suo figlio alla Bocconi? E loro da veri sciacalli sollecitano un bisogno che lei al momento non ha.
D. Il personale bancario viene formato a usare questi sistemi?
R. Sì, io la chiamo formazione a delinquere. Niente di formale. Ma sono sistemi discussi in riunioni riservate ai capi di area. Non c'è niente per iscritto, poi toccherà ai manager operativi edulcolare la pillola ai collaboratori.
D. Come se ne esce?
R. Le banche hanno una grandissima paura che la persona vada in piazza e dica le schifezze propinate. Continueranno a farti pressioni, ma al terzo 'no' ti concedono il finanziamento senza quel prodotto.
D. Si può vincere, insomma.
R. La scelta è tra rimanere sotto minaccia o reagire. E allora la sola soluzione è insistere, dire no, mostrare di essere consapevole del processo.

3. Manipolano il profilo di rischio del cliente

D. Come è possibile che le banche riescano a non dare spiegazioni?
R. Fino al 2008 si sentivano invincibili. Io non lavoravo per una banca, ma per il sistema bancario.
D. Cosa vuole dire?
R. Che se un istituto applica una strategia, subito viene copiato da quello vicino. E poi il sistema ha la forza di influenzare moltissimo la politica. Per dire, la commissione di massimo scoperto a carico del cliente è stata eliminata? Il governo Monti l'ha sostituita con altre due.
D. E basta l'influenza della politica?
R. No, c'è anche l'ignoranza del cliente. Il primo consiglio è: andate in banca e verificate il vostro profilo di rischio. Sarebbe la fotografia delle caratteristiche finanziarie del cliente in base al quale individuare i prodotti che gli si possono vendere.
D. Insomma, si tratta del nostro testamento biologico finanziario.
R. Sì, possiamo dire così. Si tratta di un modulo in cui viene chiesto: 'Conosce le obbligazioni strutturate? Conosce i prodotti ad alto rischio?' Se lei dice tutti no, le banche non possono venderle le obbligazioni Cirio.
D. Però le hanno vendute.
R. Perché manipolano il suo profilo di rischio. Di solito, quando le sottopongono il modulo, hanno già predisposto la risposta. Si sono creati quel paracadute che permette loro di venderle quello che vogliono. Se tutti ci presentassimo in banca ora o tra due ore e facessimo questa semplice verifica, toglieremmo dalle mani delle banche lo strumento base.
4. Con gli imprenditori in crisi le banche si sollevano da ogni responsabilità

D. Come si comportano oggi le banche con gli imprenditori in difficoltà?
R. Con la crisi economica mondiale si sono accorti che i loro bilanci fanno acqua. Hanno dato soldi a imprese che oggi non li possono restitutire e allora se si rivolgono a loro in maniera 'violenta' non otterranno niente.
D. Quindi?
R. Fanno credere a quell'azienda in maniera subdola che stanno facendo loro un finanziamento che permette di resitituire il prestito.
D. Cioè?
R. Se ho chiesto uno scoperto di conto corrente di 20 mila euro, la banca dice che me lo rimborsa a rate. Ma questa ''opera pia'' nasconde un piccolo passaggio nel contratto che prevede una cosiddetta ''manleva''.
D. Cos'è?
R. Una clausola che prevede che con quell'operazione di finanziamento si solleva la banca da qualsiasi responsabilità pregressa.
D. Che effetto ha?
R. Che le banche sanano semplicemente tutti gli errori. Io ho costretto istituti di credito a toglierla. Il cliente deve pretenderlo. È un suo diritto potersi rifare di eventuali irregolarità. Dietro potrebbe nascondersi anche l'usura.

5. L'usura è un reato seriale commesso dal sistema

D. Quanto è diffusa l'usura?
R. Prima del 2008-2009 non c'erano praticamente sentenze sulle banche. Oggi se somma le condanne degli istituti di credito risulta che il primo usuraio è il sistema bancario.
D. Lei parla ancora del sistema.
R. Basta guardare le sentenze. Le grandi banche sono più o meno coinvolte tutte. Ovviamente non sono le banche nella loro totalità, sono la maggioranza.
D. Cosa significa questo?
R. Se l'usura è diventata un reato seriale e se questo reato è perpetrato da un'associazione, chiamiamola Abi, e se tutti gli esponenti della stessa organizzazione commettono il reato si configura l'associazione a delinquere? Non ho una risposta, ma mi pongo la domanda.
D. Qual è la soglia oltre cui si configura il reato?
R. Oggi esiste una soglia di usura stabilita dalla Banca di Italia. Ma c'è anche un orientamento giuridisprudenziale molto sostenuto che dice che l'usura non è solo il tasso di interesse, ma anche le altri componenti.
D. Tipo?
R. Per esempio il tasso di mora che viene imposto se pago un'ora di ritardo la rata. Insomma quello che determina l'usura è il tasso effettivo globale.

6. Occhio ai mutui: ti fanno pagare col gioco delle penali

D. Cosa pensa degli strumenti dei fondi immobiliari?
R. Che bisogna aspettare tempi migliori. Hanno avuto perdite pari al 30%. Ormai il dado è tratto.
D. E i mutui?
R. In questo momento il mutuo, se te le concedono, ha un prezzo basso. Le banche acquistano denaro alla Bce a un tasso dello 0,15%, anche quando ci mettono 4 punti di spread, che è elevatissimo, te lo devono vendere al 4,15%.
D. Però?
R. Occhio alle penali: per esempio quelle in uscita. Se io cliente ho tutti i soldi e chiudo il mutuo in anticipo loro possono farmi pagare salato.
D. Anche qui bisogna trattare.
Certo. Se va dal salumiere e negozia, perché non farlo in banca?
D. E i precari possono negoziare?
R. Un mutuo non l'avranno mai. Oggi se non hai un reddito fisso regolare, puoi dimernticartelo. Ma in questo dovrebbe intervenire la politica, le banche usano la logica del profitto.

7. Un consiglio? Rivolgersi a consulenti indipendenti

D. Cosa dice agli imprenditori che si sentono senza via d'uscita?
R. Di non pensare che quando le banche li minacciano dicendo 'Ti giro la pratica in sofferenza' lo vogliono fare davvero. Le sofferenze per gli istituti sono una perdita immediata. In ogni caso il consiglio è rivolgersi a consulenti indipendenti.
D. Lei è un consulente indipendente: conflitto di interessi?
R. Non dico certo di venire da me. Ma nella mia esperienza ho visto agenti immobiliari, consulenti, commercialisti canalizzare le decisioni dei propri assistiti verso la strategia della banca. Magari perché anche loro sono clienti o perchè hanno come clienti altri che si rivolgono alla banca. Chiedete sempre in che rapporti sono con l'istituto.
D. L'immagine che ne esce è fosca.
R. Io penso che le banche siano il primo motore della ricchezza del Paese. E hanno anche una responsabilità sociale con tutti i dipendenti che anno.
D. Ma?
R. Ci vuole etica. E non escludo che il sistema bancario possa essere oggi come la metallurgia negli Anni 80. Tutti la pensavano come un'industria determinante nel Paese. E invece ha subito una riduzione drastica.che italiane si rallegra.
Nei primi dieci mesi del 2014 sono già stati erogati mutui quanto in tutto il 2013. «Peccato», dice Vincenzo Imperatore, consulente di impresa con un lungo passato da manager bancario, «che stiamo parlando di un segmento che vale un quarto di quello che era nel 2008...».




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RECENSIONE VENTONUOVO.EU

RECENSIONE VENTONUOVO.EU
 Le confessioni pericolose di un ex sicario delle banche

Come Pier Paolo Pasolini. Io so e ho le prove. Lo scrittore si rivolgeva sulle colonne del Corriere della Sera al potere politico. Vincenzo Imperatore con il suo libro attacca il sistema banche del nostro paese. Lo fa frontalmente usando le stesse armi che gli sono servite per far parte di quel sistema, con un ruolo da protagonista. Vincenzo Imperatore è stato per vent’anni nelle direzioni operative di alcuni tra i più blasonati istituti di credito italiani. Prima e dopo la crisi economica. La sua testimonianza svela i segreti, le strategie e i maneggi delle banche a danno del correntista.
VentoNuovo lo ha intervistato:

Dott. Imperatore perché un ex manager del settore bancario, decide di vuotare il sacco e raccontare ai cittadini il lato oscuro degli istituti di credito?

Mi sono pentito nel 2009, quando quella banca che mi aveva coccolato e tutelato, anche perché ero il più bastardo tra i bastardi, e i top manager che avevano delineato quelle strategie a danno dei risparmiatori, mi hanno voltato le spalle, a me e ai miei collaboratori, sono stato costretto ad assumermi responsabilità non mie. Allora ho cominciato a riflettere.

Ma è vero quello che ripetono ai cittadini, che se s’informano correttamente non corrono alcun rischio finanziario?

La cultura finanziaria nel nostro paese è scarsa. Le banche sono molto attente al rischio “reputazionale”, quindi se si trovano di fronte a persone minimamente consapevoli, non corrono rischi. Ma attenzione ai consulenti finanziari, perché non sempre sono i tuoi consulenti, ma fanno solo gli interessi delle banche.

Che cos’è la procedura 72H?

Nelle banche viene chiamata “procedura di calmierizzazione dei reclami”. Se un cliente fa una contestazione fondata e legittima, ha diritto a alla restituzione del maltolto entro 72 ore. Per evitare di intaccare la reputazione della banca scatta questa procedura per evitare che il cliente faccia una denuncia.

Chi manipola psicologicamente il cliente?

Il cittadino o l’impresa che vuole un credito si trova in una situazione di sudditanza. Quindi scatta un meccanismo di frasi subdole, tipo se acquista questo prodotto la Direzione sarebbe più disposta a concederle il credito. L’altro filone riguarda chi deposita i risparmi di una vita in banca. L’istituto ti fa una fotografia facendoti compilare dei moduli e con quella foto poi ti propongono i prodotti, perché conoscono i tuoi puniti deboli.

Il suo libro è a prova di generalizzazioni, ci sono banche virtuose?

Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Il sistema bancario ragiona cosi. Poi sono disposto ad un confronto con chi si ritiene pronto di sostenere la tesi che quelle pratiche non le ha mai fatte. Se lo troviamo merita il premio nobel per l’economia (ride n.d.r)
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IO SO E HO LE PROVE: UNO DEI LIBRI CHE HA SEGNATO IL 2014, SUL BLOG DI ROBERTO IPPOLITO

IO SO E  HO LE PROVE: UNO DEI LIBRI CHE HA SEGNATO IL 2014, SUL BLOG DI ROBERTO IPPOLITO
 Sergio Rizzo racconta “l’Italia dei privilegi a vita”, Vincenzo Imperatore punta l’attenzione sui “costi eccessivi” fatti pagare dalle banche ai clienti, Maurizio Riccardi attraverso le fotografie ricostruisce il pontificato di Giovanni Paolo II proclamato santo: sono gli autori che segnano il 2014 e che prendono parte a “Pagine in cammino”, la rassegna curata e condotta dallo scrittore e giornalista Roberto Ippolito, in programma a Castellaneta, in provincia di Taranto, da giovedì 20 a sabato 22 novembre 2014.
È la quarta edizione dell’evento dedicato ai libri organizzato dal Club Runner ’87 nel Palazzo Baronale, in piazza Immacolata. Ma quest’anno c’è una novità rilevante: con “Pagine in cammino”, il Palazzo Baronale scelto come sede degli incontri apre le sue storiche sale anche per accogliere la mostra fotografica “I Papi Santi” dedicata a Papa Wojtyla e a Giovanni XXIII realizzata dall’Archivio Riccardi con gli scatti di Carlo e Maurizio Riccardi.
Con il programma ideato per il 2014 da Ippolito, la manifestazione di Castellaneta allarga così il proprio campo d’azione. Del resto la rassegna si è sempre caratterizzata per l’attenzione ai fenomeni culturali più significativi. Il suo tratto distintivo è la concentrazione sulla saggistica che affronta le grandi questioni sociali, politiche ed economiche. E la fotografia è un altro importante strumento di descrizione della realtà.
Questo il calendario degli appuntamenti condotti da Roberto Ippolito: 19.30 giovedì 20 novembre Maurizio Riccardi “San Giovanni Paolo II. Il Papa venuto da lontano”, Armando Editore, e inaugurazione mostra “I Papi Santi. Le immagini di Carlo e Maurizio Riccardi” (aperta dalle 17.00 alle 20.00 fino al 30 novembre); 19.30 venerdì 21 novembre Sergio Rizzo “Da qui all'eternità. L'Italia dei privilegi a vita”, Feltrinelli; 18.00 sabato 22 novembre Vincenzo Imperatore “Io so e ho le prove. Confessioni di un ex manager bancario”, Chiarelettere.
E queste sono le relative schede.
19.30 giovedì 20 novembre
Maurizio Riccardi “San Giovanni Paolo II. Il Papa venuto da lontano”, Armando Editore
- Ecco il Papa che vola rivelato in tutta la sua carica umana dalle fotografie di Maurizio Riccardi. Nel testo che affianca le immagini, Vittorio Esposito risale all'origine dell’espressione “Papa venuto da lontano” e racconta le conquiste del pontificato di Papa Wojtyla. Gli scatti documentano le opere di Papa Giovanni Paolo II. L’ultima parte del libro è dedicata a quello che può definirsi il “magistero della sofferenza”, cominciato con l'attentato avvenuto a Piazza San Pietro il 13 maggio 1981 e conclusosi con la malattia che lo ha portato alla morte.
- Maurizio Riccardi, fotografo, è direttore dell’Agenzia di documentazione fotografica Agr. Opera su tutta la sfera della multimedialità: testata giornalistica on line, video, internet, comunicazione e social media. Con l’Archivio Riccardi dispone di oltre un milione di scatti, realizzati con il padre Carlo. Molto richiesta la sua mostra “Vita da Strega sul premio letterario più importante. Fra i suoi libri “Africa perché” (New Media). Anima eventi culturali con la galleria Spazio
Mostra fotografica “I Papi Santi. Le immagini di Carlo e Maurizio Riccardi”
- La mostra, in 38 scatti di Carlo e Maurizio Riccardi, realizzata dall’Archivio Riccardi, offre al pubblico la possibilità di ripercorrere visivamente i momenti salienti dei Pontificati di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II, raccontando così i tempi di profonde trasformazioni nei quali i successori di Pietro hanno vissuto, l’umile fermezza con la quale hanno annunciato l’autentica dignità dell’uomo e il coraggioso dialogo instaurato all’interno e all’esterno della Chiesa.
19.30 venerdì 21 novembre
Sergio Rizzo “Da qui all'eternità. L'Italia dei privilegi a vita”, Feltrinelli
- Scrive l’autore: “Da dov’è partita quella deriva che ha fatto diventare l’Italia il paese, forse unico al mondo, nel quale è norma indiscutibile il privilegio a vita per politici, sindacalisti, alti magistrati di ogni ordine, funzionari di stato, manager pubblici e non? E come possiamo uscire da questo labirinto di ingiustizie?”. Per esempio è accettabile, in un paese martoriato da una crisi infinita, che un deputato regionale cinquantenne, con l’età di Brad Pitt e Monica Bellucci, incassi un vitalizio dopo solo qualche mese di legislatura? E prendendo più del doppio di un operaio inchiodato 42 anni in fabbrica?
- Sergio Rizzo è inviato ed editorialista del “Corriere della sera”, dopo aver lavorato a “Milano Finanza”, al “Mondo” e al “Giornale”. Tra i suoi libri, per Rizzoli: “Rapaci”, “La cricca” e “Razza stracciona”. Insieme a Gian Antonio Stella ha scritto, sempre per Rizzoli, “La casta”, “La deriva”, “Vandali” e “Licenziare i padreterni”. Con Feltrinelli ha pubblicato “Se muore il Sud” (con Gian Antonio Stella, 2013; Premio Benedetto Croce 2014).
18.00 sabato 22 novembre
Vincenzo Imperatore “Io so e ho le prove. Confessioni di un ex manager bancario”, Chiarelettere
- Vincenzo Imperatore è stato per vent'anni nelle direzioni operative di alcuni tra i più blasonati istituti di credito italiani. Prima e dopo la crisi economica. La sua testimonianza svela i segreti, le strategie e i maneggi delle banche a danno del correntista. I costi eccessivi caricati sui conti correnti. La moltiplicazione delle commissioni. Il ricatto psicologico dietro le richieste di rientro. L'anatocismo e l'usura. Le cosiddette manovre massive, aumenti quasi impercettibili dei tassi che più del 90 per cento dei correntisti non vede e che producono incassi d'oro per gli istituti.
- Vincenzo Imperatore (Napoli 1963) si è laureato con il massimo dei voti in Economia e commercio. Dopo un master in Business administration a Roma ha lavorato nelle banche con incarichi sempre più rilevanti. È stato quadro direttivo addetto alla gestione delle risorse umane, poi direttore di filiale, direttore Centro piccole e medie imprese e direttore di area nelle piazze più importanti del Meridione.
Curatore di “Pagine in cammino”, Castellaneta
Roberto Ippolito,
- Scrittore e giornalista, Roberto Ippolito è promotore di eventi culturali. Dirige festival letterari a Ragusa, Cinecittà e al Maxxi a Roma. Ha lavorato per il quotidiano “La Stampa” curando l’economia. E’ stato direttore della comunicazione della Confindustria, direttore delle relazioni esterne dell'università Luiss di Roma e docente di "Imprese e concorrenza" alla Scuola superiore di giornalismo della stessa Luiss. Dall'edizione 2014 è giurato del Premio Strega. Ha documentato e denunciato i mali italiani con i libri d’inchiesta “Evasori. Chi, come, quanto, l’inchiesta sull’evasione fiscale”, Bompiani, (2008), “Il Bel Paese maltrattato. Viaggio tra le offese ai tesori d’Italia”, Bompiani, (2010), “Ignoranti”. L’Italia che non sa. L’Italia che non va, Chiarelettere (2013), “Abusivi”, Chiarelettere (2014).
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IL CORRIERE: VOMERO IL 93% DEI COMMERCIANTI HA PROBLEMI DI CREDITO BANCARIO

IL CORRIERE: VOMERO IL 93% DEI COMMERCIANTI HA PROBLEMI DI CREDITO BANCARIO
 Vomero, il 93 % dei commercianti
ha problemi di credito bancario
Il rifiuto del credito per motivi poco rilevanti, il razionamento degli assegni, la chiusura del conto per problemi con Equitalia o sconfini di 700 euro: negozianti chiedono aiuto al manager-scrittore Vincenzo Imperatore

NAPOLI - Il 93% dei commercianti della Municipalità Vomero Arenella afferma di incontrare difficoltà con il credito bancario. Tra i principali problemi c’è il rifiuto del credito per motivi ritenuti poco rilevanti, il razionamento degli assegni, la chiusura del conto corrente per problemi con Equitalia o per sconfini minimi, fino a 700 euro.
Un macigno sulle spalle degli operatori del commercio quello che emerge dal sondaggio effettuato dai vertici del Centro Commerciale Naturale Vomero Arenella su un campione di 600 commercianti tra i 1642 propri associati. Proprio per il difficile rapporto con gli istituti di credito, il Centro Commerciale Naturale Vomero Arenella ha deciso di affrontare il problema-banche, instaurando una consulenza con Vincenzo Imperatore, ex manager di un grande gruppo bancario e che ha poi deciso di denunciarne le storture nel libro «Io so e ho le prove», edito da Chiare Lettere.

Imperatore incontrerà gli operatori del commercio del quartiere collinare nella sede dell’associazione in via Luigia Sanfelice 4. «In un momento di grave crisi del commercio al dettaglio - spiega il presidente del Centro Commerciale Vincenzo Perrotta - le banche dovrebbero sostenere i piccoli imprenditori che invece non riescono ad avere un’interlocuzione positiva con gli istituti di credito. Abbiamo quindi deciso di passare all’azione: non vogliamo più ritrovarci a denunciare semplicemente le chiusure ma trovare le modalità perché i negozi del quartiere collinari possano non solo sopravvivere ma rilanciarsi, riaffermando la loro centralità nello sviluppo economico della città di Napoli».
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L'INCONTRO TRA VINCENZO IMPERATORE E I COMMERCIANTI DEL VOMERO: L'ARTICOLO DE LA REPUBBLICA

L'INCONTRO TRA VINCENZO IMPERATORE E I COMMERCIANTI DEL VOMERO: L'ARTICOLO DE LA REPUBBLICA
SU UN CAMPIONE DI 600 ASSOCIATI IL 93 PER CENTO HA PROBLEMI DI CREDITO: PARTE L'INIZIATIVA 
 Una class action contro le banche lanciata dai commercianti del Vomero ma aperta anche ai cittadini. Un'iniziativa annunciata da Vincenzo Perrotta, presidente del centro commerciale naturale Vomero Arenella e di Confimprese Italia per Napoli, "per spezzare il giogo della paura che spesso prende il singolo". Assieme all'austerity, le banche sono additate come tra le maggiori responsabili dei fallimenti dei negozi. Tanto colpevoli da finire sul banco degli imputati, perché più che tendere una mano ad un commerciante che affonda, lo spingono ancora più giù. È così che i commercianti del Vomero, assediati dalla crisi e dall'accesso al credito sempre più difficile, ogni giorno si ritrovano a lottare con funzionari e istituti: "Ci negano i libretti di assegni, ci minacciano di segnalare la nostra pratica a Bankitalia, tutte cose di cui non abbiamo nessun riscontro ma che ci terrorizzano" avverte Perrotta. Fatti che si accompagnano ai dati di un sondaggio da lui compiuto su un campione di 600 associati (su un totale di 1642) che rivela difficoltà con il credito bancari per il 93 per cento dei commercianti della municipalità Vomero Arenella. E, nell'ottica della difesa dalle logiche degli istituti di credito, i commercianti ieri hanno incontrato un consulente che li preparerà spiegando loro come comportarsi di fronte alle pressioni psicologiche a cui sono sottoposti. Veri e propri corsi di "educazione" al rapport con le banche. Non è un consulente qualunque, è un ex manager che nelle banche napoletane ci ha lavorato per anni e che quelle logiche le ha utilizzate. Vincenzo Imperatore, napoletano, ha abbandonato quel mondo e ora ne svela segreti e inganni in un libro appena uscito, "Io so e ho le prove: così le banche imbrogliano il correntista", edizioni Chiarelettere. "Nella crisi del commercio non solo al Vomero ma in tutta Napoli - ha spiegato - la colpa è per il 5060 per cento delle banche l'altro 40 per cento lo dividerei tra lo Stato, inteso anche come Equitalia e gli stessi imprenditori. Se la quasi totalità dei commercianti della municipalità Vomero-Arenella ha difficoltà nei rapporti con le banche, mi aspetto ora la maggioranza di loro cominci a reagire, perché se si agisce in ritardo si mette in condizione il sistema bancario di dare il colpo che ti fa crollare definitivamente". Nel suo libro Imperatore squarcia il velo del segreto e racconta tutto. I costi caricati sui conti correnti, la moltiplicazione delle commissioni, il ricatto psicologico dietro le richieste di rientro, l'usura, le cosiddette "manovre massime" aumenti quasi impercettibili dei tassi che più del 90 per cento dei correntisti non vede e che producono incassi d'oro per gli istituti. Infine, le irregolarità e le leggerezze nella redazione dei contratti. Manovre impercettibili che i cittadini pagano care, spesso senza nemmeno rendersene conto
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L'ATTESA DEL CREDITO SI PROLUNGA.

L'ATTESA DEL CREDITO SI PROLUNGA.
Con la pubblicazione del Rapporto sulla stabilità finanziaria la Banca d’Italia ha avvisato le imprese che se si aspettano il ritorno del credito devono avere pazienza, nemmeno il 2015 sarà l’anno buono.
L’incertezza sulle prospettive economiche condiziona la ripresa del credito alle imprese. Sulla base di uno scenario macroeconomico ricavato aggiornando il quadro previsivo pubblicato in luglio (cfr. Bollettino economico, n. 3, 2014) con gli ultimi dati congiunturali e in linea con le previsioni di consenso più recenti, i prestiti alle società non finanziarie riprenderebbero a crescere solo alla fine del 2015″ si legge a pag.34 del rapporto.
Non so quanti si facessero illusioni (non i lettori di questo blog) ma qualche piccola speranza incoraggiata dalle recenti pubblicità delle banche è stata subito infranta. Il credito alle imprese non crescerà (aggiungo sempre non crescerà per quasi tutti) perché l’economia va male, perché le banche hanno hanno ancora tanti problemi nello scansare nuove sofferenze e tutto sommato si sentono più tranquille con quasi 400 miliardi di titoli di stato in portafoglio (vedi grafico) che con 100 miliardi di crediti verso le piccole imprese.


Di credito alle imprese ne è stato tolto molto, quasi 100 miliardi dal 2011, e continua a venirne tolto. Magari un po’ di meno, ma i tassi di crescita restano negativi per le imprese. Dopo il meno 5-6% del 2013 si viaggia ora al ritmo del -3% annuo mentre sono migliorate le condizioni per il credito ai privati. La vendita di mutui riprende perché attira rischi inferiori e vendita obbligatoria di ricchi prodotti assicurativi.

Il credito viene tolto alle imprese su tutti i fronti e continua a impattare anche sul capitale circolante.
I finanziamenti alle imprese per anticipare le fatture e scontare le ricevute bancarie sono calati anche nei primi 6 mesi del 2014.
Se si considerano i dati pubblicati sempre dalla Banca d’Italia nei bollettini periodici delle Economie Regionali usciti in questi giorni il fenomeno emerge chiaramente.






Si va dal -3% della Lombardia al 14% della Campania e questi dati si aggiungono a quanto era già stato tolto o non più utilizzato dalle imprese nel corso del 2012 e 2013. L’effetto cumulato è stimato e mostrato nel prossimo grafico.


Nell’arco di due anni e mezzo le imprese del Nord hanno perso tra il 15% (Lombardia) e il 23% (Piemonte) del credito commerciale a breve termine, quello che finanzia il capitale circolante. In Campania il calo è stato doppio: 33%.
E’ sempre possibile per qualcuno pensare che il calo sia dovuto al calo della domanda di credito e non al taglio degli affidamenti, ma su queste ampie dimensioni percentuali è più difficile pensarlo. Tanto più che nel frattempo lo Stato non ha pagato i suoi debiti e le imprese hanno allungato di 10-15 giorni mediamente i tempi di pagamento facendo sì che anche chi ha fatturati fermi si ritrovi con crediti commerciali più elevati da finanziare e anticipare.
Un’ipotesi che si può intuire anche in un altro grafico prelevato dal rapporto sulla stabilità finanziaria, che mostra come il livello d’indebitamento delle imprese sia effettivamente sceso da metà 2011 da 1.310 miliardi a 1.240 miliardi ma la quota di debito bancario sul totale sia tornata a salire dalla fine del 2013. Se le imprese avessero effettivamente meno crediti e meno fatture non dovrebbero fare ricorso alle banche e la domanda di finanziamento bancario calerebbe in proporzione ad altre fonti, sempre tenuto conto che la componente per investimenti è ancora risibile.

L’opinione equilibrata della Banca Centrale è stata ripresa e rilanciata da tutti i media creando ulteriore sconforto. Adesso è un po’ meno facile credere alle pubblicità, ma negli stessi ragionamenti della Banca Centrale c’è la spiegazione:
Il persistere di bassi livelli di attività economica accentua le differenze tra le imprese in relazione a prospettive di crescita, redditività e condizioni di accesso al credito. Le aziende di maggiore dimensione stanno aumentando fatturato e redditività, mentre tra quelle più piccole le condizioni economiche e finanziarie restano difficili pur in presenza di una graduale riduzione del debito.
Le condizioni di accesso al credito restano tuttavia difficili, soprattutto tra le aziende più piccole: nel terzo trimestre l’incidenza delle imprese razionate tra quelle con meno di 50 addetti era del 15,4 per cento, superiore di oltre un terzo rispetto a quella delle imprese di maggiore dimensione.
 
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IL RIGOLETTO - AFFARITALIANI.IT

IL RIGOLETTO - AFFARITALIANI.IT
IO SO E HO LE PROVE IL CASO EDITORIALE DELL'AUTONNO

Le clamorose rivelazioni di Vincenzo Imperatore, gola profonda del sistema bancario, sono il libro del momento. Tre edizioni in una sola settimana. Come annuncia la casa editrice Chiarelettere, il libro al momento risulta quasi esaurito. E' primo su ibs.it e amazon.it. Domenica sera alla Gabbia, su La7, il libro e' stato paragonato alla Casta di Stella e Rizzo, un caso editoriale senza precedenti.
Introduzione

È la prima volta che un ex manager bancario racconta tutto. Vincenzo Imperatore è stato per vent'anni nelle direzioni operative di alcuni tra i più blasonati istituti di credito italiani. Prima e dopo la crisi economica. La sua testimonianza svela i segreti, le strategie e i maneggi delle banche a danno del correntista.

I costi eccessivi caricati sui conti correnti ("almeno il 20 per cento di quello che il correntista paga non dipende dal tasso d'interesse", scrive Impera¬tore). La moltiplicazione delle commissioni. Il ricatto psicologico dietro le richieste di rientro. L'anatocismo e l'usura. Le cosiddette manovre massive, aumenti quasi impercettibili dei tassi che più del 90 per cento dei correntisti non vede e che producono incassi d'oro per gli istituti. Le pro¬cedure di calmierazione reclami per i clienti che si accorgono di movimenti strani sul conto e minac-ciano di chiuderlo ("Noi lo chiamavamo sistema 72H", ricorda Imperatore).

Le tecniche per piazzare un diamante, una polizza assicurativa o un deri¬vato ("Ci garantivano una redditività enorme"). E ancora centinaia di irregolarità e leggerezze nella redazione dei contratti. Questo libro rappresenta finalmente uno strumento unico e imprescin¬dibile dalla parte del correntista.

L'autore

Vincenzo Imperatore (Napoli 1963), laureato con il massimo dei voti in Economia e commercio, dopo un master in Business administration a Roma è stato quadro direttivo addetto alla gestione delle risorse umane, poi direttore di filiale, direttore Centro piccole e medie imprese e direttore di area nelle piazze più importanti del Meridione. Nel 2012 sceglie la strada della libera professione e fonda InMind Consulting, società di consulenza aziendale che tra le altre attività assiste i propri clienti nelle ristrutturazioni dei debiti bancari.

Io so e ho le prove
di Vincenzo Imperatore
Editore chiarelettere
148 pagg 13 Euro



Ricatti Psicologici

«Se li denuncio o protesto mi tolgono il fido.» È la paura di ogni correntista. Il ricatto psicologico delle banche. Molti di voi, purtroppo, si saranno trovati di fronte a un funzionario imbufalito, che con un tono stentoreo (mai usato prima di allora) ha minacciato: «Se non rientra immediatamente dallo scoperto, giro la pratica all'ufficio contenziosi». È una di quelle situazioni dove nessuno si vorrebbe mai trovare. Il panico è la prima, legittima reazione. La fronte s'imperla di sudore e le parole per controbattere vengono meno.

È bene sapere, però, che si tratta di puro terrorismo psicologico. I manager bancari sono arroganti ma non stupidi. E non han¬no alcun interesse a tradurre — soprattutto in un momento di profonda crisi economica — le situazioni in «contenzioso oggettivo».

Allora perché tanta «crudeltà» con il cliente? Si tratta di pura tattica, per provare a recuperare quanto più possibile e rafforzare una posizione che talvolta è più debole di quanto possiate immaginare. Se la banca «gira» tutta la pratica, e quindi l'intera esposizione debitoria di un'azienda o di un correntista, a contenzioso, incamera in bilancio una perdita immediata dell'intero importo prestato o, quanto meno, «una previsione di perdita» non inferiore mediamente al 70-80 per cento dell'esposizione.

Se invece mantiene la posizione in «situazione incagliata» o «sotto controllo», incamera in bilancio solo il costo dell'accantonamento e cioè della previsione di perdita (e non della perdita) che potrebbe, a puro titolo di esempio, essere tra il 20 e il 30 per cento. Cerca quindi di limitare i danni, facendo leva anche sull'atteggiamento vessatorio nei confronti dello sprovveduto correntista.

Quando la situazione con un cliente è irrimediabile, a tal punto da spingere la banca a interrompere il rapporto, e girarlo quindi a contenzioso, essa tenta a tutti i costi, come si dice in gergo, la «regolarizzazione formale» delle eventuali anomalie presenti nella contrattualistica prima di «attivare le garanzie» e cioè richiedere i soldi ai garanti del cliente oppure agire sui beni immobili degli stessi.

Soprattutto la regolarizzazione formale è svolta in maniera surrettizia e talvolta scorretta e serve a mettere una toppa sui contratti «irregolari» stipulati in precedenza con lo stesso cliente. Essa viene «camuffata» in due modi. Intanto, attraverso la concessione di un finanziamento da tre a cinque anni che non costituisce nuova finanza per il risparmiatore, ma serve solo a eliminare la pregressa esposizione di conto corrente. Altro non è che un piano di rientro (anche questo offerto in alternativa) camuffato da finanziamento.

Ma l'aspetto ancora più subdolo consiste nell'inserimento nel contratto di finanziamento (o nel piano di rientro) di una clausola che manlevi la banca da ogni responsabilità riguardo alle irregolarità contenute nel precedente contratto di erogazione, di cui, ovviamente, il correntista non sa nulla. Pertanto, mentre il cliente pensa che l'istituto gli stia venendo incontro, deve sapere che in realtà questo lo sta semplicemente fregando per la seconda volta.

La dicitura è su quasi tutti i contratti e spesso e volentieri è in cima alle clausole. «La parte mutuaria dichiara, sotto la propria esclusiva responsabilità, che il presente mutuo, come dalla stessa richiesto, è destinato esclusivamente alla estinzione delle seguenti esposizioni nei confronti della banca medesima, da intendersi certe, liquide ed esigibili, e/o altri istituti finanziari.»

Segue l'esposizione debitoria e poi ricomincia: «Pertanto autorizza la banca, esonerandola da ogni responsabilità al riguardo, a utilizzare la somma erogata, e con valuta stipula atto, alla estinzione delle descritte debitorie, con esclusione di ogni effetto novativo per le esposizioni nei confronti della banca medesima». Dietro il linguaggio «banchese», fatto apposta per non essere com¬preso, si cela l'inghippo. Il segreto è proprio nel passaggio «estinzione delle descritte debitorie». Insomma, con una semplice firmetta, scurdammoce 'o passato, con tutto quello che ne consegue.

Queste due operazioni di «ripulitura» sono l'estremo tentativo di «sistemare» vecchi affidamenti che potrebbero contenere le irregolarità formali di cui stiamo parlando. Entrambe, in fase di giudizio, potrebbero rivelarsi frecce nell'arco del correntista.he un ex manager bancario racconta tutto. Vincenzo Imperatore, per 20 anni nelle direzioni operative dei più blasonati istituti di credito italiani, nel libro "Io so e ho le prove" svela i segreti, le strategie e i maneggi delle banche a danno del correntista. Dai costi eccessivi caricati sui conti correnti alla moltiplicazione delle commissioni. Dall'anatocismo all’usura. Fino alle manovre massive, aumenti quasi impercettibili dei tassi che più del 90% dei correntisti non vede e che producono incassi d’oro per gli istituti...

Tre edizioni in una sola settimana. Il libro verso il tutto esaurito. E' primo su ibs.it e amazon.it


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RECENSIONE DI RAI NEWS

RECENSIONE DI RAI NEWS
l Libro

“Io so e ho le prove. Non sono la vittima di un sistema ma quel sistema ho contribuito
a costruirlo. Questo libro racconta le tante irregolarità che i funzionari di banca hanno praticato e continuano tutt’oggi a praticare. È una testimonianza dall’interno, affinché non esistano più segreti, alibi o ipocrisie”.

È la prima volta che un ex manager bancario racconta tutto. Vincenzo Imperatore è stato per vent’anni nelle direzioni operative di alcuni tra i più blasonati istituti di credito italiani. Prima e dopo la crisi economica. La sua testimonianza svela i segreti, le strategie e i maneggi delle banche a danno del correntista.

I costi eccessivi caricati sui conti correnti (“almeno il 20 per cento di quello che il correntista paga non dipende dal tasso d’interesse”, scrive Imperatore). La moltiplicazione delle commissioni. Il ricatto psicologico dietro le richieste di rientro. L’anatocismo e l’usura. Le cosiddette manovre massive, aumenti quasi impercettibili dei tassi che più del 90 per cento dei correntisti non vede e che producono incassi d’oro per gli istituti. Le procedure di calmierazione reclami per i clienti che si accorgono di movimenti strani sul conto e minacciano di chiuderlo (“Noi lo chiamavamo sistema 72H”, ricorda Imperatore). Le tecniche per piazzare un diamante, una polizza assicurativa o un derivato (“Ci garantivano una redditività enorme”). E ancora centinaia di irregolarità e leggerezze nella redazione dei contratti. Questo libro rappresenta finalmente uno strumento unico e imprescindibile dalla parte del correntista.

L’autore

Vincenzo Imperatore (Napoli 1963), laureato con il massimo dei voti in Economia e commercio, dopo un master in Business administration a Roma è stato quadro direttivo addetto alla gestione delle risorse umane, poi direttore di filiale, direttore Centro piccole e medie imprese e direttore di area nelle piazze più importanti del Meridione. Nel 2012 sceglie la strada della libera professione e fonda InMind Consulting, società di consulenza aziendale che tra le altre attività assiste i propri clienti nelle ristrutturazioni dei debiti bancari.

Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo un estratto del libro:

Io so e ho le prove. Io so e ho le prove della gigantesca truffa operata dalle banche ai danni dei correntisti. Io so e ho le prove perché sono un fuoriuscito. Sono stato per anni il più allineato tra gli allineati, tra i migliori venditori nazionali di polizze e strumenti finanziari. Io so e ho le prove perché ero uno di loro, consapevole della spazzatura che vendevamo quotidianamente a schiere di cittadini e imprenditori che firmavano fiduciosi e ignari.
Io so e ho le prove perché ero talmente schierato e interno al sistema da ricevere costanti attenzioni da parte delle organizzazioni sindacali. Io so e ho le prove delle decine di irregolarità formali praticate dalle banche. Io so e ho le prove di come con incredibile superficialità e consapevole leggerezza abbiamo generato profitti pazzeschi e ottenuto premi di produzione da capogiro per gli obiettivi raggiunti. Io so e ho le prove perché ho partecipato in prima fila alle riunioni operative per decidere la strategia da adottare dopo lo scandalo Lehman Brothers e la crisi dei subprime. Io so e ho le prove di come si muovono le banche di fronte a quei correntisti e a quelle aziende in crisi che rischiano di non riuscire più a onorare la propria posizione debitoria: propongono una ristrutturazione del debito, una rinegoziazione che nasconde la manleva da ogni responsabilità per irregolarità in contratti precedenti, e la presentano al correntista come un’opportunità dilatoria. Io so e ho le prove di come le banche mettono a posto i conti a ridosso delle chiusure trimestrali di bilancio attraverso «manovre massive sugli interessi», quando i manager devono relazionare ai soci sullo stato di salute dell’istituto. Io so e ho le prove di come le banche hanno piazzato e continuano a piazzare polizze assicurative e strumenti finanziari ad alto rischio, spacciati per strumenti di maggiore tutela per il cliente che riceve un prestito. Io so e ho le prove di come le banche fanno cassa «piazzando» televisori, tapis roulant e biciclette ai clienti che richiedono finanziamenti. Io so e ho le prove di come le banche hanno ideato procedure lampo di calmierazione reclami per accontentare e invitare al silenzio quei correntisti che scoprono qualche trucchetto o maneggio sul conto. Io so e ho le prove di come le banche hanno aggirato l’eliminazione per legge della commissione di massimo scoperto sostituendola con due nuove commissioni ancora più onerose per il correntista. Io so e ho le prove dei «deliri di onnipotenza», dei privilegi e degli sprechi dei top manager, tutti pagati dai clienti. Io so e ho le prove di come le banche utilizzano la filantropia e la solidarietà solo come «strumento» per migliorare la loro reputazione. Io so e ho le prove. Non sono la vittima di un sistema ma quel sistema ho contribuito a costruirlo e alimentarlo. Questo libro racconta la mia storia di manager bancario ai vertici delle direzioni operative di alcuni tra i più importanti istituti italiani. Racconta le tante irregolarità morali e materiali che i funzionari di banca hanno praticato e continuano tutt’oggi a praticare. È un racconto tutto dall’interno, affinché non esistano più segreti, alibi o ipocrisie. Non pareggerà i conti, ma adesso posso finalmente dire di aver fatto qualcosa dalla parte del correntista.”

Vincenzo imperatore, Io so e ho le prove. Così le banche imbrogliano il correntista. Confessioni di un ex manager bancario, Ed. Chiarelettere, Milano 2014, pagg. 160, € 12,00

 
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ANTIMAFIA DUEMILA.COM ED IO SO E HO LE PROVE

ANTIMAFIA DUEMILA.COM ED IO SO E HO LE PROVE
 
L’autore svela tutti i trucchi delle banche per danneggiare i correntisti.
Per scoprire di più scarica gli articoli da la Repubblica a Libero a il Fatto Quotidiano

«Le Banche non aiuteranno l’economia reale, non illudetevi» Vincenzo imperatore su il Fatto Quotidiano Clicca e leggi l’intervista completa

Io so e ho le prove. Non sono la vittima di un sistema ma quel sistema ho contribuito a costruirlo. Questo libro racconta le tante irregolarità che i funzionari di banca hanno praticato e continuano tutt’oggi a praticare. È una testimonianza dall’interno, affinché non esistano più segreti, alibi o ipocrisie. Non pareggerà i conti, ma adesso posso finalmente dire di aver fatto qualcosa dalla parte del correntista.
Vincenzo Imperatore

È la prima volta che un ex manager bancario racconta tutto. Vincenzo Imperatore è stato per vent’anni nelle direzioni operative di alcuni tra i più blasonati istituti di credito italiani. Prima e dopo la crisi economica. La sua testimonianza svela i segreti, le strategie e i maneggi delle banche a danno del correntista. I costi eccessivi caricati sui conti correnti (“almeno il 20 per cento di quello che il correntista paga non dipende dal tasso d’interesse”, scrive Imperatore). La moltiplicazione delle commissioni. Il ricatto psicologico dietro le richieste di rientro. L’anatocismo e l’usura. Le cosiddette manovre massive, aumenti quasi impercettibili dei tassi che più del 90 per cento dei correntisti non vede e che producono incassi d’oro per gli istituti. Le procedure di calmierazione reclami per i clienti che si accorgono di movimenti strani sul conto e minacciano di chiuderlo (“Noi lo chiamavamo sistema 72H”, ricorda Imperatore). Le tecniche per piazzare un diamante, una polizza assicurativa o un derivato (“Ci garantivano una redditività enorme”). E ancora centinaia di irregolarità e leggerezze nella redazione dei contratti. Questo libro rappresenta finalmente uno strumento unico e imprescindibile dalla parte del correntista.
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IL FATTO QUOTIDIANO.IT

IL FATTO QUOTIDIANO.IT
 Il testo seguente è estratto da Io so e ho le prove – confessioni di un ex manager bancario edito da Chiarelettere in libreria dal 16 ottobre

di Vincenzo Imperatore

C’era una volta la “Commissione di massimo scoperto”, ritenuta (giustamente) illegittima e vessatoria nei confronti del correntista. Quando finalmente arriva la legge per mettere freno all’odioso balzello ecco, come per magia, che le commissioni da una diventano due: la Civ (Commissione di istruttoria veloce) e la Dif (Commissione disposizione fondi o Disponibilità immediata fondi). Il risultato è un passo in avanti e due indietro. La regola è sempre la stessa: continuare a favorire il sistema creditizio italiano a discapito dei risparmiatori. La moltiplicazione delle commissioni è la conferma di quanto nel nostro paese sia difficile ridurre lo strapotere delle banche. Tutto comincia dunque con la Commissione di massimo scoperto (Cms), un onere ingiustificato che i correntisti hanno visto addebitarsi per molti anni nei contratti di conto corrente. Un corrispettivo da versare alla banca sulla cosiddetta “scopertura massima” (cioè la somma più alta usata da un correntista oltre le proprie reali disponibilità e nell’arco di un trimestre).


Ipotizziamo un correntista con un fido di 100.000 euro. È un piccolo imprenditore che, per effetto della dinamica versamenti-prelevamenti legati alla gestione ordinaria della sua attività, si ritrova sul suo conto questa situazione: il 20 gennaio un saldo negativo di 22.000 euro (ha cioè utilizzato 22.000 euro dei 100.000 messigli a disposizione dalla banca); il 18 febbraio il saldo è ancora negativo ma per la somma di 18.000 euro; la posizione al 27 marzo invece risulta pari a -20.000. La Commissione di massimo scoperto era calcolata dall’istituto sulla punta più alta di scoperto che il cliente aveva registrato. Nel nostro esempio, con un’aliquota della Cms dello 0,5 per cento, il correntista pagava 110 euro (lo 0,5 per cento di 22.000). Se non aveva scoperti, naturalmente non pagava nulla. Negli anni tra il 2006 e il 2011 si è assistito a un vero e proprio braccio di ferro tra banche e consumatori sul tema della Commissione di massimo scoperto. Il “sistema” voleva a tutti i costi difenderla.

Ricordo benissimo le pressioni che i grandi capi degli istituti facevano sui rappresentanti del governo affinché non cedessero alle rimostranze delle associazioni dei consumatori. Ce lo raccontavano preoccupati durante le convention. Per quanto ingiustificata fosse, la commissione creava profitto e questo bastava e avanzava perché le banche si risentissero. In qualche modo, però, gli istituti si sono dovuti mettere il cuore in pace. I giudici, fino al 2009, hanno ritenuto illegittime le clausole che prevedevano la commissione, perché questa andava ad aggiungersi in maniera subdola e illecita agli interessi passivi che il cliente pagava già sulle somme usate al di fuori delle sue reali disponibilità e perché l’importo da pagare a titolo di commissione era calcolato su un periodo, il trimestre, stabilito dagli stessi istituti in maniera del tutto arbitraria.

“Mancanza di causa” e “indeterminatezza” sono i due termini tecnici che hanno contribuito a definire illegittima la commissione. La Cms andava abolita. Il provvedimento risale all’inizio del 2009. Fin qui tutto bene. Ma le banche non sono rimaste certo a guardare e in breve tempo i costi a carico del correntista si sono addirittura moltiplicati. Il lavoro di lobbyng sul parlamento ha portato a un “ritocco” della legislazione sulle commissioni bancarie. La legge numero 214 del 22 dicembre 2011, voluta dall’ex presidente del Consiglio Mario Monti, ha inserito nel Testo unico bancario l’articolo 117 bis, che introduce due nuove ed esclusive commissioni: una sulle linee di credito accordate e una sulle procedure di istruttoria degli affidamenti. Nel secondo caso, in particolare, la Commissione di istruttoria veloce, la Civ, viene giustificata dal fatto che la banca, per “permettere” al correntista di sconfinare, svolge una serie di attività interne, dette “di istruttoria” (accesso alle banche dati, ricerche sul cliente eccetera). Queste procedure hanno un costo e il costo è naturalmente a carico del correntista. E si ricomincia da capo.
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TISCALI.IT RECENSISCE IO SO E HO LE PROVE

TISCALI.IT RECENSISCE IO SO E HO LE PROVE
Modifiche unilaterali del contratto senza dovuto preavviso, partite contabili nascoste dentro le voci di gestione dei conti correnti, tassi di interesse oltre quelli che un tempo erano limiti di usura (innalzati, nel frattempo, per legge), costi caricati sui fidi anche senza che se ne sia fatto uso. E' solo la punta di un iceberg che rende sempre più difficile, e per molti versi vessatorio, il rapporto tra gli istituti bancari e i correntisti. Diceva Enrico Cuccia, deus ex machina di Mediobanca: "Due sono i peccati che un banchiere può commettere. Uno, veniale, è scappare con la cassa. L'altro, mortale, è parlare". Vincenzo Imperatore invece parla. Anzi, scrive Io so e ho le prove, pubblicato da Chiarelettere. Viaggio fra le furbate e gli abusi bancari, raccontato tappa per tappa da uno che per anni è stato un top manager degli istituti di credito, arrivando a controllare e supervisionare il traffico monetario-finanziario che arrivava dalle principali imprese di una grossa porzione del Sud Italia, a lui affidata. Poi è arrivata la crisi, la deriva delle operazioni di finanza tossica e il suo distacco da quel ruolo. Oggi lavora ancora come consulente di alto livello, ma con un approccio diverso.Imperatore, come facciamo a far credere a chi ci legge che un ex carrierista senza scrupoli oggi sia dalla parte del risparmiatore dopo essere stato folgorato sulla via di Damasco?
Modifiche unilaterali del contratto senza dovuto preavviso, partite contabili nascoste dentro le voci di gestione dei conti correnti, tassi di interesse oltre quelli che un tempo erano limiti di usura (innalzati, nel frattempo, per legge), costi caricati sui fidi anche senza che se ne sia fatto uso. E' solo la punta di un iceberg che rende sempre più difficile, e per molti versi vessatorio, il rapporto tra gli istituti bancari e i correntisti. Diceva Enrico Cuccia, deus ex machina di Mediobanca: "Due sono i peccati che un banchiere può commettere. Uno, veniale, è scappare con la cassa. L'altro, mortale, è parlare". Vincenzo Imperatore invece parla. Anzi, scrive Io so e ho le prove, pubblicato da Chiarelettere. Viaggio fra le furbate e gli abusi bancari, raccontato tappa per tappa da uno che per anni è stato un top manager degli istituti di credito, arrivando a controllare e supervisionare il traffico monetario-finanziario che arrivava dalle principali imprese di una grossa porzione del Sud Italia, a lui affidata. Poi è arrivata la crisi, la deriva delle operazioni di finanza tossica e il suo distacco da quel ruolo. Oggi lavora ancora come consulente di alto livello, ma con un approccio diverso.Imperatore, come facciamo a far credere a chi ci legge che un ex carrierista senza scrupoli oggi sia dalla parte del risparmiatore dopo essere stato folgorato sulla via di Damasco?
"Nessuna folgorazione. Per anni sono stato ai vertici operativi di alcuni dei principali gruppi bancari italiani. Da quando il sistema premiante si è definitivamente degradato e dopo aver visto che i miei capi, di fronte al disastro generato dal crack di Lehman Brothers, si lavavano le mani da 15 anni di loro decisioni, esortandoci a dire a collaboratori (ne avevo 35 sotto di me) e clienti che la mancanza di tutele bancarie di fronte alla rovina dei risparmi che ci avevano affidato fosse colpa loro, è arrivato il mio distacco da quel mondo".Oggi che fa?
"Presiedo una società di consulenza specializzata nell'assistere le piccole e medie imprese. Quella che un tempo era la spina dorsale dell'economia reale italiana, oggi in grande difficoltà. Facilitiamo la loro tutela nei confronti dei grandi gruppi bancari".Lo spieghiamo meglio?
"Esistono piattaforme alternative di finanziamento, di tipo peer-to-peer, per smobilizzare crediti senza passare necessariamente dai prestiti bancari. All'estero funzionano da tempo, e bene. In Italia è ancora tutto da fare. In sintesi, tra le cose che si possono fare, c'è la cessione un debitore a quello che diventerà un nuovo creditore, e in cambio avere denaro da investire nell'attività di impresa. Esistono precisi indicatori da rispettare ed esiste un mercato che fa compravendita di queste partite contabili. E' una delle cose che facciamo. Finanza alternativa, non creativa".Parliamo delle tecniche che usano le banche per scaricare le responsabilità accertate di abusi nei confronti dei correntisti. L'istituto dell'H72 esiste sempre?
"Eccome, è uno dei più usati. Se il cliente è in grado di dimostrare che sul suo conto sono stati caricati costi occulti e indebiti, o che la banca ha compiuto altre operazioni a discapito del suo patrimonio, di fronte alla prospettiva di essere portati di fronte al giudice la banca tratta, sempre. Ne va della sua reputazione. Ed ecco che si attinge entro 72 ore ad una riserva di denaro creata apposta per indennizzare il risparmiatore, risolvendo una potenziale controversia a saldo e stralcio.I controlli dell'Abi e un report dell'Ue hanno evidenziato moltissimi comportamenti irregolari degli istituti bancari di casa nostra. Sono sempre di più i risparmiatori che si rivolgono a consulenti per spulciare i rapporti di conto, scoprendo che gli interessi calcolati a debito erano più alti di quelli annunciati. E riprendendosi i loro soldi.
"Nessuno vuole subire a vita, la mia raccomandazione è che ci si rivolga a consulenti seri, non a persone improvvisate che sanno usare un software in grado di calcolare le condizioni di usura. E che questi consulenti siano terzi rispetto alle banche, spesso accade infatti che lavorino per le banche contro le quali gli si chiede di agire. Ed è chiaro che a quel punto non succederà niente di buono".L'usura si può scoprire anche sui mutui per la prima casa?
"Se i mutui sono stati stipulati fino al 2009 la probabilità che le componenti del tasso finale e del tasso di mora siano usuraie è molto alta. In seguito le banche hanno mangiato la foglia e oggi è molto più difficile dimostrarlo. Anche perché la soglia è stata innalzata sotto il governo Monti. Attualmente, ma il valore cambia ogni tre mesi, è di 10,06% sui tassi fissi e oltre l'8% sui variabili".A proposito di pericoli per il correntista, soprattutto se imprenditore: Civ e Dif si usano ancora?
"Alla grande. La Commissione di istruttoria veloce e la Disponibilità immediata fondi sono strumenti usatissimi dopo che nel 2009 è stata ritenuta illegittima la Commissione di massimo scoperto. Il risultato è che oggi il cliente che ha un fido deve sottostare a Civ e Dif, due oneri al posto di uno, creati dal governo Monti. La cui somma è quasi il doppio della Cms, perché bisogna pagare la Dif sull'importo del fido concesso che io lo usi o no, a cui si aggiunge la Dif, per cui se vado in scoperto rispetto al fido concesso per più di sette giorni e per un importo superiore ai 500 euro devo pagare lo 0,5% di interessi passivi. Nella maggior parte dei casi l'importo finale è quasi il doppio rispetto al 2009".Come ci si difende?
"Imparando a guardare per bene gli estratti conto, facendosi una cultura finanziaria o utilizzando un buon consulente. E poi andando a trattare, sempre. Le percentuali si possono far abbassare e quello che devono sapere i correntisti è che l'atteggiamento minaccioso delle banche, che promettono di chiudere un fido se non si fa come dicono loro, tende a non concretizzarsi. Perché significherebbe iscrivere una voce passiva nel loro bilancio, cosa che si teme come la peste, specie di questi tempi. Quindi niente paura e molta informazione per essere coscienti dei propri diritti".Come si fa ad evitare di dover accendere una polizza vita a tutti i costi quando si va semplicemente a chiedere un mutuo per l'acquisto di casa?
"La proposta di questi prodotti, spacciati per obbligatori per piegare la volontà di chi ha bisogno di un finanziamento, proseguirà ancora a lungo. Il motivo è semplice: sono operazioni poco onerose e molto remunerative per banche e finanziarie, molto più della concessione di un mutuo. Ma anche lì bisogna saper trattare e non mollare, paventare il ricorso ad avvocati esperti e consulenti indipendenti. Alcuni istituti di credito hanno imparato a non assillare i potenziali clienti con la richiesta della 'obbligatoria' stipula di una polizza che al futuro mutuatario non serve per niente".Il primo consiglio che darebbe ad un investitore, nel mare magno di titoli, fondi, azioni, derivati, blue chips che si continuano a vendere?
"E' vincolante per la banca o il consulente-venditore a cui ci si rivolge che venga fatta una compilazione corretta del proprio profilo di rischio. E' la fotografia che gli istituti devono fare per legge al tipo di cliente che vanno a prendersi, e della sua propensione alle operazioni speculative. Nella stragrande maggioranza dei casi quel foglio è precompilato e viene semplicemente fatto firmare. Quella è la madre di tutti gli inganni. Bisogna pretendere che sia modulata esattamente attorno alla volontà del cliente, e che di quel documento ci venga data una copia. In quel modo si argina la libertà d'azione delle banche, considerando che i derivati considerati in seguito 'tossici' sono in pancia a tutti i principali fondi di investimento. Ultima cosa: ci sono importanti e storici gruppi bancari, attualmente in difficoltà, che stanno facendo pressione perché i loro clienti sottoscrivano un fondamentale aumento di capitale. Il primo passo che fanno, quello rivelatore della percentuale di fregatura, è proprio la modifica unilaterale del profilo di rischio".Gli ultimi stress test pare abbiano dimostrato che il comparto bancario italiano è in salute.
"Quali, quelli che ad eccezione di un solo gruppo bancario si sono conclusi con un 6 politico stiracchiato? Io non mi fiderei troppo. Anche perché i nuovi denari della Bce saranno destinati solo a chi è perfettamente a posto con i parametri del protocollo Basilea 2, e dalle nostre parti sono pochissimi". "Nessuna folgorazione. Per anni sono stato ai vertici operativi di alcuni dei principali gruppi bancari italiani. Da quando il sistema premiante si è definitivamente degradato e dopo aver visto che i miei capi, di fronte al disastro generato dal crack di Lehman Brothers, si lavavano le mani da 15 anni di loro decisioni, esortandoci a dire a collaboratori (ne avevo 35 sotto di me) e clienti che la mancanza di tutele bancarie di fronte alla rovina dei risparmi che ci avevano affidato fosse colpa loro, è arrivato il mio distacco da quel mondo".Oggi che fa?
"Presiedo una società di consulenza specializzata nell'assistere le piccole e medie imprese. Quella che un tempo era la spina dorsale dell'economia reale italiana, oggi in grande difficoltà. Facilitiamo la loro tutela nei confronti dei grandi gruppi bancari".Lo spieghiamo meglio?
"Esistono piattaforme alternative di finanziamento, di tipo peer-to-peer, per smobilizzare crediti senza passare necessariamente dai prestiti bancari. All'estero funzionano da tempo, e bene. In Italia è ancora tutto da fare. In sintesi, tra le cose che si possono fare, c'è la cessione un debitore a quello che diventerà un nuovo creditore, e in cambio avere denaro da investire nell'attività di impresa. Esistono precisi indicatori da rispettare ed esiste un mercato che fa compravendita di queste partite contabili. E' una delle cose che facciamo. Finanza alternativa, non creativa".Parliamo delle tecniche che usano le banche per scaricare le responsabilità accertate di abusi nei confronti dei correntisti. L'istituto dell'H72 esiste sempre?
"Eccome, è uno dei più usati. Se il cliente è in grado di dimostrare che sul suo conto sono stati caricati costi occulti e indebiti, o che la banca ha compiuto altre operazioni a discapito del suo patrimonio, di fronte alla prospettiva di essere portati di fronte al giudice la banca tratta, sempre. Ne va della sua reputazione. Ed ecco che si attinge entro 72 ore ad una riserva di denaro creata apposta per indennizzare il risparmiatore, risolvendo una potenziale controversia a saldo e stralcio.I controlli dell'Abi e un report dell'Ue hanno evidenziato moltissimi comportamenti irregolari degli istituti bancari di casa nostra. Sono sempre di più i risparmiatori che si rivolgono a consulenti per spulciare i rapporti di conto, scoprendo che gli interessi calcolati a debito erano più alti di quelli annunciati. E riprendendosi i loro soldi.
"Nessuno vuole subire a vita, la mia raccomandazione è che ci si rivolga a consulenti seri, non a persone improvvisate che sanno usare un software in grado di calcolare le condizioni di usura. E che questi consulenti siano terzi rispetto alle banche, spesso accade infatti che lavorino per le banche contro le quali gli si chiede di agire. Ed è chiaro che a quel punto non succederà niente di buono".L'usura si può scoprire anche sui mutui per la prima casa?
"Se i mutui sono stati stipulati fino al 2009 la probabilità che le componenti del tasso finale e del tasso di mora siano usuraie è molto alta. In seguito le banche hanno mangiato la foglia e oggi è molto più difficile dimostrarlo. Anche perché la soglia è stata innalzata sotto il governo Monti. Attualmente, ma il valore cambia ogni tre mesi, è di 10,06% sui tassi fissi e oltre l'8% sui variabili".A proposito di pericoli per il correntista, soprattutto se imprenditore: Civ e Dif si usano ancora?
"Alla grande. La Commissione di istruttoria veloce e la Disponibilità immediata fondi sono strumenti usatissimi dopo che nel 2009 è stata ritenuta illegittima la Commissione di massimo scoperto. Il risultato è che oggi il cliente che ha un fido deve sottostare a Civ e Dif, due oneri al posto di uno, creati dal governo Monti. La cui somma è quasi il doppio della Cms, perché bisogna pagare la Dif sull'importo del fido concesso che io lo usi o no, a cui si aggiunge la Dif, per cui se vado in scoperto rispetto al fido concesso per più di sette giorni e per un importo superiore ai 500 euro devo pagare lo 0,5% di interessi passivi. Nella maggior parte dei casi l'importo finale è quasi il doppio rispetto al 2009".Come ci si difende?
"Imparando a guardare per bene gli estratti conto, facendosi una cultura finanziaria o utilizzando un buon consulente. E poi andando a trattare, sempre. Le percentuali si possono far abbassare e quello che devono sapere i correntisti è che l'atteggiamento minaccioso delle banche, che promettono di chiudere un fido se non si fa come dicono loro, tende a non concretizzarsi. Perché significherebbe iscrivere una voce passiva nel loro bilancio, cosa che si teme come la peste, specie di questi tempi. Quindi niente paura e molta informazione per essere coscienti dei propri diritti".Come si fa ad evitare di dover accendere una polizza vita a tutti i costi quando si va semplicemente a chiedere un mutuo per l'acquisto di casa?
"La proposta di questi prodotti, spacciati per obbligatori per piegare la volontà di chi ha bisogno di un finanziamento, proseguirà ancora a lungo. Il motivo è semplice: sono operazioni poco onerose e molto remunerative per banche e finanziarie, molto più della concessione di un mutuo. Ma anche lì bisogna saper trattare e non mollare, paventare il ricorso ad avvocati esperti e consulenti indipendenti. Alcuni istituti di credito hanno imparato a non assillare i potenziali clienti con la richiesta della 'obbligatoria' stipula di una polizza che al futuro mutuatario non serve per niente".Il primo consiglio che darebbe ad un investitore, nel mare magno di titoli, fondi, azioni, derivati, blue chips che si continuano a vendere?
"E' vincolante per la banca o il consulente-venditore a cui ci si rivolge che venga fatta una compilazione corretta del proprio profilo di rischio. E' la fotografia che gli istituti devono fare per legge al tipo di cliente che vanno a prendersi, e della sua propensione alle operazioni speculative. Nella stragrande maggioranza dei casi quel foglio è precompilato e viene semplicemente fatto firmare. Quella è la madre di tutti gli inganni. Bisogna pretendere che sia modulata esattamente attorno alla volontà del cliente, e che di quel documento ci venga data una copia. In quel modo si argina la libertà d'azione delle banche, considerando che i derivati considerati in seguito 'tossici' sono in pancia a tutti i principali fondi di investimento. Ultima cosa: ci sono importanti e storici gruppi bancari, attualmente in difficoltà, che stanno facendo pressione perché i loro clienti sottoscrivano un fondamentale aumento di capitale. Il primo passo che fanno, quello rivelatore della percentuale di fregatura, è proprio la modifica unilaterale del profilo di rischio".Gli ultimi stress test pare abbiano dimostrato che il comparto bancario italiano è in salute.
"Quali, quelli che ad eccezione di un solo gruppo bancario si sono conclusi con un 6 politico stiracchiato? Io non mi fiderei troppo. Anche perché i nuovi denari della Bce saranno destinati solo a chi è perfettamente a posto con i parametri del protocollo Basilea 2, e dalle nostre parti sono pochissimi". 


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CAFFEINA.IT PRESENTA IO SO E HO LE PROVE

CAFFEINA.IT PRESENTA IO SO E HO LE PROVE


 È la prima volta che un ex manager bancario racconta tutto. Vincenzo Imperatore è stato per vent'anni nelle direzioni operative di alcuni tra i più blasonati istituti di credito italiani. Prima e dopo la crisi economica. La sua testimonianza raccolta nel libro Io so e ho le prove svela i segreti, le strategie e i maneggi delle banche a danno del correntista. I costi eccessivi caricati sui conti correnti ("almeno il 20 per cento di quello che il correntista paga non dipende dal tasso d'interesse", scrive Imperatore). La moltiplicazione delle commissioni. Il ricatto psicologico dietro le richieste di rientro. L'anatocismo e l'usura. Le cosiddette manovre massive, aumenti quasi impercettibili dei tassi che più del 90 per cento dei correntisti non vede e che producono incassi d'oro per gli istituti. Le procedure di calmierazione reclami per i clienti che si accorgono di movimenti strani sul conto e minacciano di chiuderlo ("Noi lo chiamavamo sistema 72H", ricorda Imperatore). Le tecniche per piazzare un diamante, una polizza assicurativa o un derivato ("Ci garantivano una redditività enorme"). E ancora centinaia di irregolarità e leggerezze nella redazione dei contratti.



"La banca – scrive l’ex dirigente nel suo libro – è l’usuraio più diffuso: usa i mutui, ipotecari o Chirografari (senza alcuna garanzia reale), che sono sicuramente i più esposti, gli scoperti di conto corrente, i leasing. La nostra – sostiene ancora Imperatore – è una formazione a delinquere. Lo so: ero uno dei migliori. Convocavo alle 7 di mattina i miei e gli dicevo di fare profitto, fregandocene dei clienti. Ci fu un momento che il mercato delle polizze assicurative era così saturo che li obbligammo a rottamarle, caricando quelle nuove di altri costi". Un sistema "marcio". E per evitare di finire nella rete sarebbe opportuno – afferma ancora l’ex manager bancario – "tenere tutte le carte, trattare sempre sulle percentuali dei contratti, controllare i tempi delle comunicazioni, spulciarsi i codicilli, se non si capisce chiedere ad un proprio consulente". Ma anche denunciare: "Le banche sono abituate – dice Imperatore – a non scontare pena, e non risarciscono. Al limite restituiscono per ricominciare la volta dopo. Però temono il danno reputazionale".

Io so e ho le prove
Autore Imperatore Vincenzo
Prezzo € 8,99
Editore Chiarelettere
Formato PDF
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INTERVISTA RADIO CITTA' DEL CAPO

INTERVISTA RADIO CITTA' DEL CAPO
 
Bologna, 29 ott. – “Ha un disperato bisogno di questo finanziamento? Nessun problema, basta che acquisti anche questa polizza e questi titoli”. A denunciare oltre 15 anni di malefatte bancarie è Vincenzo Imperatore, ex manager di banca e autore di “Io so e ho le prove – così le banche imbrogliano il correntista”, edizione Chiarelettere. 160 pagine di confessioni di un inside man su un sistema truffaldino che l’autore stesso per anni ha contribuito ad alimentare. Costi eccessivi caricati sui conti correnti (“almeno il 20 per cento di quello che il correntista paga non dipende dal tasso d’interesse”, si legge nel libro), moltiplicazione delle commissioni, ricatti psicologici e decine di altre irregolarità nascoste “tra i mille documenti che le banche chiedono ai clienti di firmare”.

“Eravamo consapevoli di aver venduto spazzatura. Sapevamo di non aver fatto il bene dei correntisti, ma sapevamo anche che stavamo facendo guadagnare tantissimo alla banca”, confessa Imperatore intervistato da Radiocittadelcapo. Era il management a dettare la linea, certo, ma Imperatore (e con lui tanti altri, denuncia l’autore) ammette di essere stato al gioco per anni. Poi cos’è successo? Nel 2008 il tracollo di Leman Brothers e la crisi finanziaria dei mutui Subprime hanno determinato, in Italia, un cambiamento profondo nell’atteggiamento del management bancario, come sottolinea l’autore del libro. Con l’avvento della crisi economica globale, infatti, le banche si sono rese conto di aver “incamerato nei loro bilanci probabili perdite e hanno cambiato atteggiamento”: da estremamente aggressivo a estremamente etico. Ed è proprio “in questa stonatura che è iniziato il mio processo di conversione”, afferma Imperatore. Nel 2009, racconta, lo stesso management che aveva promosso quelle politiche aziendali a scapito dei correntisti ha iniziato a prendere le distanze e anzi ha cominciato ad additare i singoli responsabili che avevano sottoposto materialmente quei moduli ai clienti. Abbandonato dalla sua banca, Imperatore ha così deciso di venire allo scoperto e mettere tutto nero su bianco.

Esaminare con estrema attenzione gli estratti conto o affidarsi a consulenti indipendenti e leggere bene qualsiasi modulo prima di firmare sono i consigli dell’autore per evitare di essere raggirati.
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VAFFANBANK!

VAFFANBANK!
 

Vincenzo Imperatore, autore di “Lo so e ho le prove. Confessioni di un ex manager bancario”: “La soluzione è tenere tutte le carte, trattare sempre sulle percentuali dei contratti, controllare i tempi delle comunicazioni, spulciarsi i codicilli, se non si capisce chiedere a un proprio consulente”…

Francesco Specchia per "Libero Quotidiano"

Il nome in codice bancario, «72H», evoca crittogrammi e cospirazione. Nella realtà, è molto peggio. «Direttore abbiamo un problema: un cliente fa casino in coda, per la polizza che gli abbiamo venduto, dice che è una truffa e che ci denuncia...». Panico, sguardi liquidi. Attimo di silenzio tra l’impiegato allo sportello e il suo capofiliale: «Procediamo col 72H, non c’è altra soluzione...». La procedura 72H è un sistema rapido, da Blitzkrieg («risolvere entro 72 ore»). Consente alle banche di attingere a un’apposita riserva di denaro - dai 500 a 10mila euro a seconda dell’importanza della filiale - da mettere sul tavolo alla bisogna per sedare l’ira del correntista che ha sgamato qualcosa che non va sul contratto o nel conto.

Occorre che il correntista si presenti fisicamente e che s’incazzi sull’orlo della denuncia (ma è vietato utilizzare per azzerare l'esposizione di un cliente dovuto, per esempio a un derivato). Nel caso di cui sopra il correntista ha ricevuto 3000 euro, le scuse ipocrite del direttore, un caffè freddo, ed è finita lì. Ma quella scena avviene ogni giorno in quasi tutti gli istituti d’Italia che «hanno il solo fine di imbrogliare il correntista». Così ci racconta Vincenzo Imperatore, ex dirigente spietato e veneratissimo che, nel suo libro Io so e ho le prove - Confessioni di un ex manager bancario (Chiarelettere) – ispirato al Pasolini corsaro di «Io so ma non ho le prove» del tentato golpe nel ’74 - dettaglia per la prima volta tutte le tecniche bancarie che danneggiano i correntisti.

Le conosce perché a spolpare i clienti era il migliore. Non è un libro di autoanalisi, è un bollettino di guerra. Si annida la fregatura dappertutto. Prendete le cosiddette «manovre massive sul tasso d’interesse». Senza avvertire le banche aumentano dal 1° gennaio ogni 3° trimestre impercettibilmente -dello 0,1 o 0,01%- il tasso d’interesse a tutti i conti correnti, indiscriminatamente. Statisticamente se ne accorge solo il 3% della clientela, e solo via posta ordinaria a metà aprile; quando il correntista tignoso si fa vivo, scatta il 72H, e la cosa rientra. Ma, per l’appunto, non rientra quasi mai.

Prendete, in caso di fusione, le condizioni economiche contrattuali; le banche le modificano sempre, surrettizziamente, a proprio vantaggio «oltrepassando i limiti stabiliti dall’art 118 del testo unico». e con lettere semplici. Fatevi mandare le raccomandate. «Per essere legittime, le modifiche unilaterali devono avvenire solo per motivi o validi e comprovati; e devono essere comunicate al cliente personalmente, in modo formale, con adeguato preavviso e con l’avvertenza esplicita che, qualora il cliente volesse recedere dal contratto, potrebbe farlo prima della modifica», spiega Imperatore.

Non avviene quasi mai. Idem per la «commissione di massimo scoperto», calcolata, illegittimamente, sulla punta più alta dello scoperto del cliente. La «commissione» fu ritenuta illegittima. Ma il governo Monti ne ha introdotte due nuove: la Civ (Commissione di istruttoria veloce) e la Dif (Disponibilità immediata fondi). Risultato: la spesa, per meccanismi complicatissimi, viene spesso decuplicata. Un ottimo lavoro di lobbying.

Idem per l’usura bancaria che si verifica quando «Il prezzo del denaro praticato supera un tasso soglia stabilito trimestralmente dalla stessa banca». Fino al 12, 16%; il quotidiano Mf lo denucia, spesso inascoltato. «La banca è l’usuraio più diffuso: usa i mutui, ipotecari o chirografari (senza alcuna garanzia reale) - che sono, sicuramente quelli più esposti -, gli scoperti di conto corrente, i leasing».

Altro capitolo: l’importo degli assegni disponibile in valuta arriva solo dopo 4/5 giorni, e la banca«ci guadagna la differenza tra gli interessi che percepisce sul mercato interbancario per il fatto di aver depositato “oggi” l'importo degli assegni versati dal cliente e gli interessi che invece il cliente percepisce dopo giorni». Non si scappa. «La nostra è una formazione a delinquere. Lo so: ero uno dei migliori. Convocavo alle 7 di mattina i miei e gli dicevo di fare profitto, fregandocene dei clienti. Ci fu un momento che il mercato delle polizze assicurative era così saturo che li obbligammo a rottamarle, caricando quelle nuove di altri costi» continua «con le Lehman Brothers: il compito era “distrarre” il cliente, non farlo riflettere sul possibile risarcimento».

Imperatore dettaglia pure su come si poteva canalizzare il «sommerso» attraverso polizze fittizie. Evoca belle funzionarie disposte a tutto che fanno sottoscrivere «piccole polizze assicurative “contro il rischio del cambiamento del tasso”, non facendo altro che mettere a repentaglio i risparmi del cliente, tentando tutto, persino dichiarando il falso». Per fare questo le banche usano (anche) i derivati. «Sui cui rischi, già 13 anni fa, tutti sapevano. Ricordo le circolari interne. Parlavano da sole, trasudavano paura e all’erta».

Di devastante c’è l’istruzione dei bancari: l’inganno sistematico dei clienti in nome del Roe, l’indice di redditività del capitale. Sarà sempre peggio. Nel 2014 le aperture di credito sono diminuite dell’11%, gli anticipi del 12% e i finanziamenti dell’8,3%. Scomparsi 90 miliardi di crediti alle imprese. «Il sistema è marcio. Ma la soluzione è tenere tutte le carte, trattare sempre sulle percentuali dei contratti, controllare i tempi delle comunicazioni, spulciarsi i codicilli, se non si capisce chiedere a un proprio consulente». E, soprattutto, denunciare.

«Le banche sono abituate a non scontare pena, e non risarciscono . Al limite restituiscono per ricominciare la volta dopo. Però temono il danno reputazionale...». La «conversione» di Imperatore risale al 2009. Era scoppiata la crisi dei subprime, ci si rese conto che le banche potevano fallire. «Ad una riunione aziendale, sul palco, quegli stessi dirigenti che per quindici anni ci avevano indottrinato alle peggiori schifezze, ora rovesciavano le responsabilità sui piccoli funzionari. Ecco, in quel momento ho detto basta».

Adesso Imperatore fa il consulente aziendale, aiuta i clienti a difendersi dalle banche. Non è San Paolo, o JP Morgan il cassettista che salvò Wall Street investendovi massicciamente, quando tutto parve crollare nel Grande Panico del 1907. Ma ora si sente molto meglio…
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IO SO E HO LE PROVE SECONDO GIORNALETTISMO.IT COSI' LE BANCHE TRUFFANO I CLIENTI

IO SO E HO LE PROVE SECONDO GIORNALETTISMO.IT COSI' LE BANCHE TRUFFANO I CLIENTI


COSI' LE BANCHE TRUFFANO I CLIENTI
Vincenzo Imperatore, dirigente pentito, racconta in un libro i trucchi utilizzati dagli istituti di credito per ingannare i correntisti
«Così le banche truffano i clienti»

Scoprire eventuali truffe commesse dalle banche ai danni dei loro clienti è senz’altro impresa ardua. Roba da esperti di diritto o di economia finanziaria. A meno che qualcuno che ha lavorato per realizzare la truffa non decida di vuotare il sacco. Ed è proprio quello che ha fatto Vincenzo Imperatore, ex dirigente bancario spietato, che in un libro (dal titolo Io so e ho le prove, edito da Chiarelettere) ha deciso di raccontare con dovizia di particolari tutti gli inganni compiuti ai danni dei correntisti nel corso della sua carriera. Ne parla oggi Libero in un articolo a firma di Francesco Specchia.

I TRUCCHI – L’ex manager si confessa elencando trucchi legati all’applicazione dei tassi d’interesse e ai cavilli di polizz, mutui e derivati sottoscritti dai clienti, e fornisce qualche consiglio prezioso su come difendersi dalla brama di profitto degli istituti bancari. Imperatore, ad esempio, racconta del ricorso alla procedura 72H, un sistema che consente di attingere ad una riserva di denaro (dai 500 ai 10mila euro) allo scopo di sedare l’ira di qualche correntista che si ribella dopo aver scoperto un comportamento scorretto della banca. E racconta anche di tassi d’interesse aumentati impercettibilmente dello 0,1 o dello 0,01% a tutti i conti correnti. Come pure di commissioni di massimo scoperto che verrebbero invece a volte calcolata illegittimamente sulla punta più alta dello scoperto del correntista.
«DICEVO AI MIEI DI FREGARSENE DEI CLIENTI» – «La banca – scrive l’ex dirigente nel suo libro – è l’usuraio più diffuso: usa i mutui, ipotecari o Chirografari (senza alcuna garanzia reale), che sono sicuramente i più esposti, gli scoperti di conto corrente, i leasing». «La nostra – sostiene ancora Imperatore – è una formazione a delinquere. Lo so: ero uno dei migliori. Convocavo alle 7 di mattina i miei e gli dicevo di fare profitto, fregandocene dei clienti. Ci fu un momento che il mercato delle polizze assicurative era così saturo che li obbligammo a rottamarle, caricando quelle nuove di altri costi». Il sistema sarebbe dunque «marcio». E per evitare di finire nella rete sarebbe opportuno – afferma ancora l’ex manager bancario – «tenere tutte le carte, trattare sempre sulle percentuali dei contratti, controllare i tempi delle comunicazioni, spulciarsi i codicilli, se non si capisce chiedere ad un proprio consulente». Ma anche denunciare. «Le banche sono abituate – dice Imperatore – a non scontare pena, e non risarciscono. Al limite restituiscono per ricominciare la volta dopo. Però temono il danno reputazionale».
«ALLA FINE HO DETTO BASTA» – Infine, l’ex dirigente spiega la scelta della sua confessione, avvenuta nel 2009, dopo lo scoppio della crisi dei subprime. «Ad una riunione aziendale, sul palco, quegli stessi dirigenti che per quindici anni ci avevano indottrinato alle peggiori schifezze, ora rovesciano le responsabilità sui piccoli funzionari. Ecco, in quel momento ho detto basta».
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RECENSIONE OIPAMAGAZINE.IT

RECENSIONE OIPAMAGAZINE.IT
EX MANAGER PENTITO

 

Vi fidate delle banche? Se la risposta è sì, secondo Vincenzo Imperatore, ex manager di banca, fate davvero male. Nel suo “Io so e ho le prove“, libro edito da Chiarelettere, Imperatore parla di una “gigantesca truffa operata dalle banche ai danni dei correntisti”. Un libro scritto da una “persona che ha contribuito a costruire quel sistema” e che per la prima volta ha deciso di raccontare tutto. Un libro nel quale vengono raccontate le tante irregolarità che i funzionari di banca hanno praticato e continuano tutt’oggi a praticare. Una testimonianza dall’interno, spiega lo stesso Imperatore, “affinché non esistano banchepiù segreti, alibi o ipocrisie”. Vincenzo Imperatore ha lavorato per anni nelle più importanti banche e già nelle prime pagine del suo libro attacca il sistema segnato dalle tante irregolarità sia morali, sia materiali che vengono praticate. ”Io so e ho le prove – scrive – perché sono un fuoriuscito. Sono stato per anni il più allineato tra gli allineati, tra i migliori venditori nazionali di polizze e strumenti finanziari”. E continua: “Ero uno di loro, consapevole della spazzatura che vendevamo quotidianamente a schiere di cittadini e imprenditori che firmavano fiduciosi e ignari”. Imperatore parla poi “di come con incredibile superficialità e consapevole leggerezza” siano stati generati “profitti pazzeschi e ottenuto premi di produzione da capogiro per gli obiettivi raggiunti”. E ancora: “Io so e ho le prove di come si muovono le banche di fronte a quei correntisti e a quelle aziende in crisi che rischiano di non riuscire più a onorare la propria posizione debitoria: propongono una ristrutturazione del debito, una rinegoziazione che nasconde la manleva da ogni responsabilità per irregolarità in contratti precedenti, e la presentano al correntista come un’opportunità dilatoria. Io so e ho le prove di come le banche mettono a posto i conti a ridosso delle chiusure trimestrali di bilancio attraverso «manovre massive sugli interessi», quando i manager devono relazionare ai soci sullo stato di salute dell’istituto. Io so e ho le prove di come le banche hanno piazzato e continuano a piazzare polizze assicurative e strumenti finanziari ad alto rischio, spacciati per strumenti di maggiore tutela per il cliente che riceve un prestito. Io so e ho le prove di come le banche fanno cassa «piazzando» televisori, tapis roulant e biciclette ai clienti che richiedono finanziamenti. Io so e ho le prove di come le banche hanno ideato procedure lampo di calmierazione reclami per accontentare e invitare al silenzio quei correntisti che scoprono qualche trucchetto o maneggio sul conto. Io so e ho le prove di come le banche hanno aggirato l’eliminazione per legge della banchecommissione di massimo scoperto sostituendola con due nuove commissioni ancora più onerose per il correntista. Io so e ho le prove dei «deliri di onnipotenza», dei privilegi e degli sprechi dei top manager, tutti pagati dai clienti. Io so e ho le prove di come le banche utilizzano la filantropia e la solidarietà solo come «strumento» per migliorare la loro reputazione”.
Tra i tanti sistemi utilizzati da anni per raggirare i correntisti, l’ex manager parla del 72H. Lo riporta Libero in un articolo a firma di Francesco Specchia. Si tratta di un sistema che consente alla banca di attingere ad una riserva di denaro (dai 500 ai 10mila euro) allo scopo di sedare l’ira di qualche correntista che si ribella dopo aver scoperto un comportamento scorretto da parte dell’istituto di credito. Insomma, per sedare il contenzioso si elargiscono soldi. Si racconta poi di tassi d’interesse aumentati impercettibilmente dello 0,1 o dello 0,01% a tutti i conti correnti. Cosa della quale si accorge un numero molto limitato di persone. Anche nel caso delle commissioni di massimo scoperto, entrerebbero in scena comportamenti scorretti. Verrebbero, infatti, a volte calcolati illegittimamente sulla punta più alta dello scoperto del correntista.
In un periodo in cui le banche sono attaccate su più fronti, ritenute responsabili dell’attuale crisi, demonizzate perché non attente alle esigenze dell’economia reale, l’ennesimo affondo getta altre ombre su un sistema divenuto negli anni sempre meno attraente per i cittadini.
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IL MANAGER PENTITO "COSI' LA BANCA VI FREGA

IL MANAGER PENTITO "COSI' LA BANCA VI FREGA
 


Il nome in codice bancario, «72H», evoca crittogrammi e cospirazione. Nella realtà, è molto peggio. «Direttore abbiamo un problema: un cliente fa casino in coda, per la polizza che gli abbiamo venduto, dice che è una truffa e che ci denuncia...». Panico, sguardi liquidi. Attimo di silenzio tra l’impiegato allo sportello e il suo capofiliale: «Procediamo col 72H, non c’è altra soluzione...».

La procedura 72H è un sistema rapido, da Blitzkrieg («risolvere entro 72 ore»). Consente alle banche di attingere ad un’apposita riserva di denaro -dai 500 a 10mila euro a seconda dell’importanza della filiale- da mettere sul tavolo alla bisogna per sedare l’ira del correntista che ha sgamato qualcosa che non va sul contratto o nel conto. Occorre che il correntista si presenti fisicamente e che s’incazzi sull’orlo della denuncia (ma è vietato utilizzare per azzerare l'esposizione di un cliente dovuto, per esempio a un derivato). Nel caso di cui sopra il correntista ha ricevuto 3000 euro, le scuse ipocrite del direttore, un caffè freddo, ed è finita lì. Ma quella scena avviene ogni giorno in quasi tutti gli istituti d’Italia che «hanno il solo fine di imbrogliare il correntista». Così ci racconta Vincenzo Imperatore, ex dirigente spietato e veneratissimo che, nel suo libro Io so e ho le prove - Confessioni di un ex manager bancario (Chiarelettere) -ispirato al Pasolini corsaro di «Io so ma non ho le prove» del tentato golpe nel ’74- dettaglia per la prima volta tutte le tecniche bancarie che danneggiano i correntisti. Le conosce perché a spolpare i clienti era il migliore. Non è un libro di autoanalisi, è un bollettino di guerra. Si annida la fregatura dappertutto. Prendete le cosiddette «manovre massive sul tasso d’interesse». Senza avvertire le banche aumentano dal 1° gennaio ogni 3° trimestre impercettibilmente -dello 0,1 o 0,01%- il tasso d’interesse a tutti i conti correnti, indiscriminatamente. Statisticamente se ne accorge solo il 3% della clientela, e solo via posta ordinaria a metà aprile; quando il correntista tignoso si fa vivo, scatta il 72H, e la cosa rientra. Ma, per l’appunto, non rientra quasi mai.

Prendete, in caso di fusione, le condizioni economiche contrattuali; le banche le modificano sempre, surrettizziamente, a proprio vantaggio «oltrepassando i limiti stabiliti dall’art 118 del testo unico». e con lettere semplici. Fatevi mandare le raccomandate. «Per essere legittime, le modifiche unilaterali devono avvenire solo per motivi o validi e comprovati; e devono essere comunicate al cliente personalmente, in modo formale, con adeguato preavviso e con l’avvertenza esplicita che, qualora il cliente volesse recedere dal contratto, potrebbe farlo prima della modifica», spiega Imperatore. Non avviene quasi mai. Idem per la «commissione di massimo scoperto», calcolata, illegittimamente, sulla punta più alta dello scoperto del cliente. La «commissione» fu ritenuta illegittima. Ma il governo Monti ne ha introdotte due nuove: la Civ (Commissione di istruttoria veloce) e la Dif (Disponibilità immediata fondi). Risultato: la spesa, per meccanismi complicatissimi, viene spesso decuplicata. Un ottimo lavoro di lobbying. Idem per l’usura bancaria che si verifica quando «Il prezzo del denaro praticato supera un tasso soglia stabilito trimestralmente dalla stessa banca». Fino al 12, 16%; il quotidiano Mf lo denucia, spesso inascoltato. «La banca è l’usuraio più diffuso: usa i mutui, ipotecari o chirografari (senza alcuna garanzia reale) - che sono, sicuramente quelli più esposti -, gli scoperti di conto corrente, i leasing». Altro capitolo: l’importo degli assegni disponibile in valuta arriva solo dopo 4/5 giorni, e la banca«ci guadagna la differenza tra gli interessi che percepisce sul mercato interbancario per il fatto di aver depositato “oggi” l'importo degli assegni versati dal cliente e gli interessi che invece il cliente percepisce dopo giorni». Non si scappa.

«La nostra è una formazione a delinquere. Lo so: ero uno dei migliori. Convocavo alle 7 di mattina i miei e gli dicevo di fare profitto, fregandocene dei clienti. Ci fu un momento che il mercato delle polizze assicurative era così saturo che li obbligammo a rottamarle, caricando quelle nuove di altri costi» continua «con le Lehman Brothers: il compito era “distrarre” il cliente, non farlo riflettere sul possibile risarcimento». Imperatore dettaglia pure su come si poteva canalizzare il «sommerso» attraverso polizze fittizie. Evoca belle funzionarie disposte a tutto che fanno sottoscrivere «piccole polizze assicurative “contro il rischio del cambiamento del tasso”, non facendo altro che mettere a repentaglio i risparmi del cliente, tentando tutto, persino dichiarando il falso». Per fare questo le banche usano (anche) i derivati. «Sui cui rischi, già 13 anni fa, tutti sapevano. Ricordo le circolari interne. Parlavano da sole, trasudavano paura e all’erta». Di devastante c’è l’istruzione dei bancari: l’inganno sistematico dei clienti in nome del Roe, l’indice di redditività del capitale. Sarà sempre peggio. Nel 2014 le aperture di credito sono diminuite dell’11%, gli anticipi del 12% e i finanziamenti dell’8,3%. Scomparsi 90 miliardi di crediti alle imprese.

«Il sistema è marcio. Ma la soluzione è tenere tutte le carte, trattare sempre sulle precentuali dei contratti, controllare i tempi delle comunicazionei, spulciarsi i codicilli, se non si capisce chiedere a un proprio consulente». E, soprattutto, denunciare. «Le banche sono abituate a non scontare pena, e non risarciscono . Al limite restituiscono per ricominciare la volta dopo. Però temono il danno reputazionale...». La «conversione» di Imperatore risale al 2009. Era scoppiata la crisi dei subprime, ci si rese conto che le banche potevano fallire. «Ad una riunione aziendale, sul palco, quegli stessi dirigenti che per quindici anni ci avevano indottrinato alle peggiori schifezze, ora rovesciavano le responsabilità sui piccoli funzionari. Ecco, in quel momento ho detto basta». Adesso Imperatore fa il consulente aziendale, aiuta i clienti a difendersi dalle banche. Non è San Paolo, o JP Morgan il cassettista che salvò Wall Street investendovi massicciamente, quando tutto parve crollare nel Grande Panico del 1907. Ma ora si sente molto meglio...

di Francesco Specchia
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8 CONSIGLI PER NON FARSI FREGARE DALLE BANCHE

8 CONSIGLI PER NON FARSI FREGARE DALLE BANCHE Leggi

IO SO E HO LE PROVE - COSI LE BANCHE IMBROGLIANO IL CORRENTISTA RECENSIONE LIBRO

IO SO E HO LE PROVE - COSI LE BANCHE IMBROGLIANO IL CORRENTISTA RECENSIONE LIBRO
 




Un libro molto utile per i milioni di correntisti italiani, per capire più in profondità i vari metodi applicati da certe banche!

Il libro che presento in questo post, attinente le banche, è: “Io so e ho le prove” di Vincenzo Imperatore.

L’autore di questo libro, è un ex manager di banca, Vincenzo Imperatore, nei vari capitoli del libro, espone i trucchi usati dalle banche per ingannare i propri correntisti.

I clienti, considerati “polli da spennare”!

Riuscire a scoprire eventuali truffe, da parte delle banche ai danni dei loro stessi clienti, non è una cosa semplice.

Vincenzo Imperatore, in questo libro racconta gli inganni compiuti ai danni dei correntisti durante la sua carriera (dai trucchi attinenti all’applicazione dei tassi d’interesse, ai cavilli di mutui,… sottoscritti dai clienti).
Oltre, a irregolarità e leggerezze nella redazione dei contratti,…

L’autore, tra l’altro, afferma: “Oggi alle banche non conviene prestare soldi a un’azienda che non ha un rating ottimale, anche se li prende allo 0,05% dalla Bce. Perché dovrebbe accantonare cifre maggiori a garanzìa della solvibilità dell’imprenditore”.

L’autore, nelle pagine del libro espone alcune valide e utili indicazioni e consigli per tutelarsi.

Vincenzo Imperatore, a titolo informativo, è stato per 20 anni nelle direzioni operative di alcune tra le più note banche italiane.

Questo libro, è una utile guida per difendere i propri diritti e per tutelare i correntisti.

Questo libro, in breve tempo dalla pubblicazione, è in cima alle classifiche di libri più venduti in Italia.

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“Io so e ho le prove. Confessioni di un ex manager bancario” di Vincenzo Imperatore


Fonte immagine: amazon.it

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COSI' LE BANCHE TRUFFANO I CLIENTI

COSI' LE BANCHE TRUFFANO I CLIENTI


 IL LIBRO - Truffe, trabocchetti e inganni ai risparmiatori da parte delle banche. È questo il tema del libro di Vincenzo Imperatore, ex dirigente bancario spietato, dal titolo Io so e ho le prove, edito da Chiarelettere, dove vengono

raccontati con dovizia di particolari tutti gli inganni compiuti ai danni dei correntisti nel corso della sua carriera.

GLI INGANNI - L’ex manager si confessa elencando trucchi legati all’applicazione dei tassi d’interesse e ai cavilli di polizze, mutui e derivati sottoscritti dai clienti, e fornisce qualche consiglio prezioso su come difendersi dal desiderio di profitto degli istituti bancari. Imperatore, per esempio, racconta del ricorso alla procedura 72H, un sistema che consente di attingere a una riserva di denaro (dai 500 ai 10mila euro) allo scopo di sedare l’ira di qualche correntista che si ribella dopo aver scoperto un comportamento scorretto della banca. E racconta anche di tassi d’interesse aumentati impercettibilmente dello 0,1 o dello 0,01% a tutti i conti correnti. Come pure di commissioni di massimo scoperto che verrebbero invece a volte calcolate illegittimamente sulla punta più alta dello scoperto del correntista.

FREGATENE DEL CLIENTE - “La banca”, scrive l’ex dirigente nel suo libro, “è l’usuraio più diffuso: usa i mutui, ipotecari o chirografari (senza alcuna garanzia reale), che sono sicuramente i più esposti, gli scoperti di conto corrente, i leasing. La nostra", sostiene ancora Imperatore, "è una formazione a delinquere. Lo so: ero uno dei migliori. Convocavo alle 7.00 di mattina i miei e gli dicevo di fare profitto, fregandocene dei clienti. Ci fu un momento che il mercato delle polizze assicurative era così saturo che li obbligammo a rottamarle, caricando quelle nuove di altri costi". Il sistema sarebbe dunque “marcio”. E per evitare di finire nella rete sarebbe opportuno, afferma ancora l’ex manager bancario, “tenere tutte le carte, trattare sempre sulle percentuali dei contratti, controllare i tempi delle comunicazioni, spulciarsi i codicilli, se non si capisce chiedere a un proprio consulente”. Ma anche denunciare. “Le banche sono abituate”, dice Imperatore, “a non scontare pena, e non risarciscono. Al limite restituiscono per ricominciare la volta dopo. Però temono il danno reputazionale”.

L'EPILOGO E LA CONFESSIONE - Dopo lo scoppio della crisi dei subprime nel 2009 l’ex dirigente ha deciso di vuotare il sacco. “A una riunione aziendale, sul palco, quegli stessi dirigenti che per quindici anni ci avevano indottrinato alle peggiori schifezze, ora rovesciano le responsabilità sui piccoli funzionari. Ecco, in quel momento ho detto basta”.
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EX MANAGER BANCARIO " COSI' LE BANCHE IMBROGLIANO IL CORRENTISTA"

EX MANAGER BANCARIO " COSI' LE BANCHE IMBROGLIANO IL CORRENTISTA"
 
Nel libro edito da Chiarelettere "Io so e ho le prove", Vincenzo Imperatore parla di una "gigantesca truffa" operata ai danni dei clienti.
Nel libro edito da Chiarelettere "Io so e ho le prove", l'ex manager Vincenzo Imperatore parla di "gigantesca truffa" operata ai danni dei clienti.
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Nel libro edito da Chiarelettere "Io so e ho le prove", l'ex manager Vincenzo Imperatore parla di "gigantesca truffa" operata ai danni dei clienti.



ROMA (WSI) - Dall'alto della sua pluriennale esperienza Vincenzo Imperatore, ex manager di banca, lo sa bene: le banche imbrogliano il correntista e compiono decine di irregolarità formali e morali.

Nel suo "Io so e ho le prove", libro edito da Chiarelettere Imperatore parla di una "gigantesca truffa" operata dalle banche ai danni dei clienti. "È la prima volta", si legge nel comunicato della casa editrice, che un ex manager bancario racconta tutto.

Nelle pagine Imperatore racconta la sua storia di manager ai vertici delle direzioni operative di alcuni tra i più importanti istituti di credito italiani.

Si apprendono così le tante irregolarità morali e materiali che i funzionari di banca hanno praticato e continuano tutt’oggi a praticare.

"Io so e ho le prove - scrive - perché sono un fuoriuscito. Sono stato per anni il più allineato tra gli allineati, tra i migliori venditori nazionali di polizze e strumenti finanziari".

"Io so e ho le prove perché ero uno di loro, consapevole della spazzatura che vendevamo quotidianamente a schiere di cittadini e imprenditori che firmavano fiduciosi e ignari."

"Io so e ho le prove perché ero talmente schierato e interno al sistema da ricevere costanti attenzioni da parte delle organizzazioni sindacali.
Io so e ho le prove delle decine di irregolarità formali praticate dalle banche."

"Io so e ho le prove di come con incredibile superficialità e consapevole leggerezza abbiamo generato profitti pazzeschi e ottenuto premi di produzione da capogiro per gli obiettivi raggiunti."

"Io so e ho le prove perché ho partecipato in prima fila alle riunioni operative per decidere la strategia da adottare dopo lo scandalo Lehman Brothers e la crisi dei subprime."

"Io so e ho le prove di come si muovono le banche di fronte a quei correntisti e a quelle aziende in crisi che rischiano di non riuscire più a onorare la propria posizione debitoria: propongono una ristrutturazione del debito, una rinegoziazione che nasconde la manleva da ogni responsabilità per irregolarità in contratti precedenti, e la presentano al correntista come un’opportunità dilatoria."

"Io so e ho le prove di come le banche mettono a posto i conti a ridosso delle chiusure trimestrali di bilancio attraverso «manovre massicce sugli interessi», quando i manager devono relazionare ai soci sullo stato di salute dell’istituto."

"Io so e ho le prove di come le banche hanno piazzato e continuano a piazzare polizze assicurative e strumenti finanziari ad alto rischio, spacciati per strumenti di maggiore tutela per il cliente che riceve un prestito."

"Io so e ho le prove di come le banche fanno cassa «piazzando» televisori, tapis roulant e biciclette ai clienti che richiedono finanziamenti."

"Io so e ho le prove di come le banche hanno ideato procedure lampo di calmierazione reclami per accontentare e invitare al silenzio quei correntisti che scoprono qualche trucchetto o maneggio sul conto."

"Io so e ho le prove di come le banche hanno aggirato l’eliminazione per legge della commissione di massimo scoperto sostituendola con due nuove commissioni ancora più onerose per il correntista."

"Io so e ho le prove dei «deliri di onnipotenza», dei privilegi e degli sprechi dei top manager, tutti pagati dai clienti."

"Io so e ho le prove di come le banche utilizzano la filantropia e la solidarietà solo come «strumento» per migliorare la loro reputazione."

"Io so e ho le prove. Non sono la vittima di un sistema ma quel sistema ho contribuito a costruirlo e alimentarlo."

Imperatore offre un racconto "tutto dall’interno, affinché non esistano più segreti, alibi o ipocrisie. Non pareggerà i conti, ma adesso posso finalmente dire di aver fatto qualcosa dalla parte del correntista."
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COSI' LE BANCHE TRUFFANO IL CORRENTISTA

COSI' LE BANCHE TRUFFANO IL CORRENTISTA
 
(ANSA) - ROMA, 23 OTT - VINCENZO IMPERATORE, IO SO E HO LE PROVE (CHIARELETTERE, 148 PP. 13 EURO).
Raccolta del risparmio e erogazione del credito. E' questa la principale attività, incoraggiata e sostenuta dalla Stato come prevede anche la Costituzione, a cui sarebbero chiamate le banche. Invece la stragrande maggioranza degli istituti si dedica solo ad attività di tipo speculativo. E' una verità di cui spesso si parla e si scrive, ma l'ex manager bancario Vincenzo Imperatore ha il vantaggio di raccontarla dall'interno, svelando i trucchi che le banche usano per truffare il correntista.
"Io so e ho le prove", scrive ripetutamente l'autore nell'incipit del libro. Una scelta, quella di vuotare il sacco, che - sottolinea - "non pareggerà i conti, ma adesso posso finalmente dire di aver fatto qualcosa dalla parte del correntista". Le confessioni sono quelle di una carriera cominciata nei primi anni Novanta e finita al vertice della direzione commerciale dell'area di Napoli di un importante istituto di credito. "Piazzare, piazzare, piazzare, era il mio mantra - spiega -. Al correntista dovevamo rifilare qualsiasi prodotto: polizze assicurative, derivati, azioni, obbligazioni, perfino diamanti".
Il punto di non ritorno è - secondo Imperatore - la privatizzazione delle grandi banche pubbliche nei primi anni Novanta. Da allora si inizia a ragionare per obiettivi: se li raggiungi sei premiato e fai carriera. Ma dietro questa meritocrazia solo apparente (perché premia le capacità del venditore e non le competenze tecniche), si nascondono le irregolarità morali e materiali che i funzionari di banca continuano a perpetrare.
Qualche esempio: le banche fanno cassa 'piazzando' televisori, tapis roulant e biciclette ai clienti che richiedono finanziamenti; utilizzano la filantropia e la solidarietà solo come strumento per aumentare la reputazione; piazzano polizze assicurative e strumenti finanziari ad alto rischio; usano procedure lampo di calmierazione per invitare al silenzio i correntisti che hanno scovato qualche trucco. Il risultato è che almeno il 20 per cento di quello che il correntista paga non dipende dal tasso d'interesse. Con le cosiddette manovre massive, aumenti quasi impercettibili dei tassi che il 90 per cento dei correntisti non vede, gli istituti si garantiscono incassi d'oro. La crisi degli ultimi anni ha cambiato il mondo delle banche e con esso anche la vita professionale dell'autore. Gli istituti vorrebbero portare rapidamente a casa i crediti concessi, ma difficilmente ci riescono. Riducono i costi, rivedono l'organizzazione, tagliano le filiali. E le certezze del passato improvvisamente vengono meno. Da una convention con i capiarea dell'istituto in cui lavorava nasce il travaglio interiore del manager, che - a fronte del cambio di strategia e dell'ammissione degli errori commessi da parte dei vertici della banca - non riesce più a trovare le ragioni del proprio modo di operare e le giuste motivazioni. Matura così la rottura con un sistema che sente non appartenergli più. (ANSA).
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EX MANAGER BANCARIO "LE BANCHE NON AIUTERANNO L'ECONOMIA REALE, NON ILLUDETEVI"

EX MANAGER BANCARIO "LE BANCHE NON AIUTERANNO L'ECONOMIA REALE, NON ILLUDETEVI"


La Bce ha tagliato ulteriormente il costo del denaro, con tassi allo 0,05%, e ha pronto un piano per l’acquisto di titoli dalle banche. Tutto per dare più liquidità agli istituti di credito e costringerli a sostenere l’economia reale. “Non v’illudete, da loro non arriverà alcun aiuto alle piccole e medie imprese, che in Italia rappresentano il vero tessuto produttivo, quello più sofferente”. E’ l’analisi di Vincenzo Imperatore, ex dirigente e autore per Chiarelettere di ‘Io so e ho le prove – Confessioni di un ex manager bancario‘, libro in cui spiega tutti i trucchi utilizzati dagli istituti per ingannare i correntisti. “Per anni”, racconta Imperatore, “abbiamo concesso prestiti e venduto prodotti al di sopra delle possibilità della stessa clientela”. Poi, con la crisi finanziaria del 2007, qualcosa è cambiato. E i “polli da spennare“, ottimi clienti fino ad allora, sono diventati debitori da far rientrare a tutti i costi. Perché il rischio di rimetterci la faccia, e non solo, aveva reso imprescindibile il rispetto delle regole imposte da Basilea II, fino ad allora ignorate. Per questo, ne è convinto l’autore, “oggi alle banche non conviene prestare soldi a un’azienda che non ha un rating ottimale, anche se li prende allo 0,05% dalla Bce. Perché dovrebbe accantonare cifre maggiori a garanzia della solvibilità dell’imprenditore”. Insomma, per le banche il gioco non vale la candela, con buona pace dell’economia reale e degli appelli di Mario Draghi. “Il credit crunch non si arresterà”, avverte Imperatore, che rilancia: “Fidatevi, ve lo dice chi per decenni ha venduto l’anima alla banca in cui lavorava” di Franz Baraggino

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"'IO SO E HO LE PROVE'' STRAORDINARIO LIBRO-INCHIESTA SU COME LE BANCHE FREGANO I CORRENTISTI (SCRITTO DA UN EX BANCARIO)

"'IO SO E HO LE PROVE'' STRAORDINARIO LIBRO-INCHIESTA SU COME LE BANCHE FREGANO I CORRENTISTI (SCRITTO DA UN EX BANCARIO)
 


Io so e ho le prove. Non sono la vittima di un sistema ma quel sistema ho contribuito a costruirlo. Questo libro racconta le tante irregolarità che i funzionari di banca hanno praticato e continuano tutt’oggi a praticare. È una testimonianza dall’interno, affinché non esistano più segreti, alibi o ipocrisie. Non pareggerà i conti, ma adesso posso finalmente dire di aver fatto qualcosa dalla parte del correntista.

L'autore è Vincenzo Imperatore ed è la prima volta che un ex manager bancario racconta tutto.

Vincenzo Imperatore è stato per vent’anni nelle direzioni operative di alcuni tra i più blasonati istituti di credito italiani. Prima e dopo la crisi economica. La sua testimonianza svela i segreti, le strategie e i maneggi delle banche a danno del correntista. I costi eccessivi caricati sui conti correnti (“almeno il 20 per cento di quello che il correntista paga non dipende dal tasso d’interesse”, scrive Imperatore).

La moltiplicazione delle commissioni. Il ricatto psicologico dietro le richieste di rientro. L’anatocismo e l’usura. Le cosiddette manovre massive, aumenti quasi impercettibili dei tassi che più del 90 per cento dei correntisti non vede e che producono incassi d’oro per gli istituti. Le procedure di calmierazione reclami per i clienti che si accorgono di movimenti strani sul conto e minacciano di chiuderlo (“Noi lo chiamavamo sistema 72H”, ricorda Imperatore). Le tecniche per piazzare un diamante, una polizza assicurativa o un derivato (“Ci garantivano una redditività enorme”). E ancora centinaia di irregolarità e leggerezze nella redazione dei contratti.

Questo libro rappresenta finalmente uno strumento unico e imprescindibile dalla parte del correntista.

Da leggere.

max parisi

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LO SQUALO PENTITO RIVELA COME NON FARSI FREGARE DALLE BANCHE

LO SQUALO PENTITO RIVELA COME NON FARSI FREGARE DALLE BANCHE
 

Si chiama Vincenzo Imperatore e per fortuna è meno spietato del suo corrispettivo di celluloide. Stanco di truffare clienti per il suo tornaconto ha deciso di scrivere un libro per mettere in guardia dai rischi che si corrono a fidarsi troppo delle banche.

Io so e ho le prove - Confessioni di un ex manager bancario è un resoconto dettagliato di truffe e raggiri ai limite della legalità con cui le banche raggirano ogni giorno i correntisti. Parla per esperienza diretta Imperatore che, senza modestia, si definiva uno dei migliori nel suo campo. Poi arrivò la crisi del 2009 e i superiori che tentavano di scricare il disastro finanziario su di lui lo portarono a decidere di espiare le sue colpe aiutando chi circuiva per lavoro fino al giorno prima.

"Le banche sono abituate a non scontare la pena, e non risarciscono. Al limite restituiscono per ricominciare la volta dopo. Però temono il danno reputazionale". Parola di esperto che garantisce che con gli istituti di credito servono preparazione, attenzione e nessuna remora nel denunciare. Il correntista infuriato è il primo timore dei banchieri, tanto da aver fatto istituire un fondo speciale, conosciuto dagli addetti ai lavori, denominato 72H. La sigla rappresenta un sistema che permette di attingere in tempi rapidi a una riserva di denaro per risarcire con pochi spiccioli il cliente che ha scoperto la fregatura. La regola numero uno, infatti, è non finire mai in tribunale.

Le banche sanno che un processo costerebbe molto salato per ognuna delle operazioni che svolgono quotidianamente ai danni dei correntisti. Ad esempio dopo il primo gennaio, aumentano i tassi di interesse a tutti i conti correnti di una percentuale dello 0,1 per cento, sicuri che solo il 3 per cento dei correntisti generalmente nota l'aumento. Un giochino che fa guadagnare milioni ogni anno.

Altra procedura abituale è il cambio delle condizioni contrattuali in caso di fusione tra istituti diversi. Ovviamente senza avvertire i clienti, con buona pace dell'articolo 118 del testo unico che vieta espressamente operazioni simili. Altro gioco di prestigio è l'importo degli assegni disponibili in valuta che arriva solo dopo 4/5 giorni permettendo alla banca di guadagnare ulteriormente sul mercato interbancario.

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IL PENTIMENTO DEL MANAGER: COSI' LE BANCHE TRUFFANO I CLIENTI

IL PENTIMENTO DEL MANAGER: COSI' LE BANCHE TRUFFANO I CLIENTI
 

Lavorava per uno dei maggiori istituti italiani: Poi ha detto basta. Ora Vincenzo Imperatore svela le tecniche che danneggiano i correntisti, e dà loro un consiglio:
"Non abbiate paura di denunciare".

Roma. A 28 anni è entrato in banca come impiegato. A 40 anni era un manager venerato. Una macchina acchiappa-contratti. Al punto che il boss del suo istituto, uno dei principali gruppi bancari del Paese, lo volle con sé sul palco di una convention in Puglia, alzandogli il braccio per l'invidia di migliaia di colleghi: come un pugile che ha vinto per ko. Poi la crisi ha cambiato tutto, anche il cuore di Vincenzo Imperatore, che ora, a 51 anni, dà alle stampe un libro- denuncia dal titolo pasoliniano: Io so e ho le prove. Sottotitolo: Così le banche imbrogliano il correntista. In libreria dal 17 ottobre, edito da Chiarelettere.

La sua cos'è stata? Una crisi morale?
«A un certo punto non mi sono più sentito me stesso. Non riuscivo a guardare negli occhi i miei clienti. Gli avevamo rifilato spazzatura per anni, e ora, per effetto della crisi, gli chiudevamo i rubinetti del credito. Fu brutale. Ero partito da un quartiere popolare di Napoli e avevo soggiornato nei migliori alberghi d'Europa, l'azienda era diventata la mia seconda mamma, ma dissi basta. Mi sono licenziato».

Ma cosa intende per spazzatura?
«Pensi solo a tutti i derivati che abbiamo messo in circolo. Ormai le banche non si limitano, se sei fortunato, a concederti un prestito, ti accollano anche la stipula di polizze assicurative, o l'acquisto di diamanti, biciclette, tapis roulant, televisori. Televisori! Chiedi un mutuo di 10 mila euro, e loro, con l'ipocrita formula il direttore preferisce, ti obbligano a comprare un oggetto inutile, dal quale ricavano guadagni ingentissimi».

L'alternativa qual è?
«Non ottenere il mutuo. L'altra furbizia ricorrente è quella di comunicarti solo alla fine del trimestre l'aumento del tasso d'interesse: la cosiddetta manovra massa. Scatta il 1° gennaio e tu lo vieni a sapere per posta ordinaria a metà aprile, se hai la bontà di leggere l'estratto conto. Solo che le banche confidano sul fatto che il 97 per cento degli italiani l'estratto non lo esamina affatto. Ed è in quei codicilli che si celano le peggiore nefandezze. Del resto sono scritti in maniera tale che se non hai dieci diottrie non li cogli nemmeno».

Lei sostiene che non bisogna avere paura di denunciare.
«Le banche temono il danno reputazionale. E cercano di evitare con ogni mezzo proteste e denunce alla magistratura. Il vento è cambiato. Vent'anni fa nessun giudice dava torto a una banca: oggi sì».

Ma denunciare costa. Che consigli dà?
«Conservare tutte le carte, precostituire uno studio dei contratti stipulati, affidandosi a un buon professionista. Ne vale la pena».

Perché sostiene che le banche sono gli usurai più diffusi?
«Sui tavoli delle Procure ci sono ormai più denunce per interessi illegittimi contro le banche che nei confronti dei privati cittadini».

Quando scatta il reato di usura per una banca?
«Quando il prezzo del denaro praticato supera un tasso soglia stabilito trimestralmente dalla Banca d'Italia».

Lei rinfaccia al mondo del credito di avere cambiato registro dopo la crisi dei mutui subprime. Ma non era l¿unico modo per salvarsi?
«Sì, ma bisognava cambiare il management. Fare come in America, dove il governatore della Fed pretese che tutti i ceo delle banche coinvolte nel fallimento di Lehman Brothers fossero immediatamente rimossi».

In Italia sono invece al loro posto?
«Tutti. La rivoluzione promessa da Renzi qui non si è vista».

Pensa che il suo libro sarà accolto dal mondo bancario con il silenzio o con proteste?
«Con il silenzio. Ma non temo nulla. Ho conservato carte, email, circolari, brochure. Ho le prove su tutto quel che ho raccontato. L'editore mi sostiene. Non ho paura».

Perché non ha avuto citato l'azienda per la quale ha lavorato?
«Ho preferito non farlo. Posso solo dire che è una delle maggiori nel Paese».

Quanto guadagnava da manager?
«La paga base era di 3.600 euro, poi c'erano i benefit, gli incentivi, i viaggi gratis, le giornate nelle migliori Spa, regali incredibili, tipo collier Damiani per le mogli. A un certo punto le cose andavano così bene che di soli premi guadagnavo 30 mila euro all'anno. Ormai impostavo il mio stile di vita sulla base di questi super-bonus».

Possiamo dire che era un top manager?
«Ero direttore di area, il gradino immediatamente inferiore».

Ha fatto parte di questo sistema per molti anni?
«Sì e direi con piena consapevolezza. Questo libro non pareggerà certo i conti. Convocavo i miei collaboratori alle 7 del mattino e li aizzavo come pretoriani. Dal 1994, dopo le privatizzazioni, al 2008, fu il Far West. Nelle banche non si entrava più per raccomandazioni, ma per merito, e quindi fu più facile plasmare una generazione nuova di dirigenti per i quali contava solo fare soldi, sempre più soldi. Consideri che a un certo punto il mercato delle polizze assicurative era così saturo che noi obbligammo i clienti a rottamarle, caricando quelle nuove di altri costi. Il cliente ti diceva sempre sì. Allo stesso malcapitato - quasi sempre un piccolo imprenditore - abbiamo poi sbattuto la porta in faccia, scaraventandolo in mezzo a una strada. Via! Fuori!».

Quanto grandi erano i profitti?
«Enormi. Alla vigilia della crisi il Roe, la redditività dell'azionista di un istituto di credito schizzò al 19 per cento. Per ogni euro investito l'azionista ne guadagnava 19. Oggi il Roe dei tre gruppi maggiori segna meno 15».

Perché lei sostiene che i privilegi dei top manager vengono pagati dai clienti?
«Un giorno mi chiama un top manager con la psicosi del furto in casa: "Imperatore, ma noi non abbiamo un amico alla Telecom che possa piazzare la videocamera che usiamo per le teleconferenze fissa sul balcone di casa mia, e farla sorvegliare dal nostro messo 24 ore su 24? Sa, non vorrei lasciarla incustodita per il mese di agosto". Era una richiesta assurda, ma naturalmente gli dissi di sì. Convocammo due uscieri e li costringemmo di guardia davanti all'abitazione, giorno e notte. I ladri per fortuna si tennero alla larga».

Lei cosa fa adesso?
«Consulenze per le aziende. Li assisto a difendersi dalle banche».




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IO SO E HO LE PROVE

IO SO E HO LE PROVE
 
“Io so e ho le prove. Non sono la vittima di un sistema ma quel sistema ho contribuito a costruirlo.
Questo libro racconta le tante irregolarità che i funzionari di banca hanno praticato e continuano tutt’oggi a praticare.
È una testimonianza dall’interno, affinché non esistano più segreti, alibi o ipocrisie.
Non pareggerà i conti, ma adesso posso finalmente dire di aver fatto qualcosa dalla parte del correntista.”
 
È la prima volta che un ex manager bancario racconta tutto. Vincenzo Imperatore è stato per vent’anni nelle direzioni operative di alcuni tra i più blasonati istituti di credito italiani. Prima e dopo la crisi economica. La sua testimonianza svela i segreti, le strategie e i maneggi delle banche a danno del correntista.
I costi eccessivi caricati sui conti correnti (“almeno il 20 per cento di quello che il correntista paga non dipende dal tasso d’interesse”, scrive Imperatore). La moltiplicazione delle commissioni. Il ricatto psicologico dietro le richieste di rientro. L’anatocismo e l’usura. Le cosiddette manovre massive, aumenti quasi impercettibili dei tassi che più del 90 per cento dei correntisti non vede e che producono incassi d’oro per gli istituti. Le procedure di calmierazione reclami per i clienti che si accorgono di movimenti strani sul conto e minacciano di chiuderlo (“Noi lo chiamavamo sistema 72H”, ricorda Imperatore). Le tecniche per piazzare un diamante, una polizza assicurativa o un derivato (“Ci garantivano una redditività enorme”). E ancora centinaia di irregolarità e leggerezze nella redazione dei contratti. Questo libro rappresenta finalmente uno strumento unico e imprescindibile dalla parte del correntista.

 


 
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