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NON SOLO BANCHE !!!

NON SOLO BANCHE !!! Vagando per le onde internet di twitter in un tranquillo giorno festivo mi imbatto in un articolo dal titolo accattivante: “Le banche non fanno credito alle imprese: ecco cinque alternative italiane“.
Stupendo, ho pensato, chissà mai che si riesca a scoprire qualcosa di nuovo nelle ‘cinque alternative italiane’.
Purtroppo la delusione è stata totale, un articolo caotico e tragicamente superficiale scritto da, Valentina una giovane e volenterosa neo laureata (2012) con una tesi sull’inattività giovanile. Lei oggi è attiva e usa parte del suo tempo per scrivere sul sito di AdviseOnly, un bel sito dove però normalmente si parla di di investimenti non di finanza per le imprese e forse quello è il vizio originale.
L’articolo inizia già zoppicante su temi idraulici: “Per credit crunch si intende la chiusura dei rubinetti del credito da parte delle banche nei confronti di imprese e famiglie.” ma il seguito è peggio e il risultato che ne è uscito è grottesco.
Ecco le 5 alternative che ci offre Valentina al grido di ‘Bene, abbiamo una buona notizia. Anzi: cinque‘.
1. La prima è, manco a dirlo, la quotazione in Borsa, notoriamente alla portata di tutte quelle imprese a cui le banche-cattive tolgono i crediti. Scovare un’azienda valida, con i numeri per quotarsi in Borsa che non trovi credito dalle banche è di per sé un’impresa titanica, ma l’entusiasmo della giovane autrice non si ferma e mescola ancora più le carte perché salta velocemente dalla quotazione azionaria all’emissione di obbligazioni (minibond), scordando di citare che solo 10 PMI hanno emesso obbligazioni negli ultimi 18 mesi. Però ci informa saggiamente che ‘sono ancora poco diffusi, ma parecchie imprese si stanno muovendo per ribaltare la situazione‘. Evviva.
2. Poi si passa direttamente ai capitali offerti da Private Equity e Venture Capital. Anche in questo caso nessuna analisi del mercato, del numero delle operazioni fatte in Italia, della tipologia delle dimensioni di impresa, citando a caso qualche nome di fondi (alcuni come Clessidra notoriamente abituati a sole grandi operazioni) per arrivare chissà come all’iniziativa di Backtowork24 in un simpatico minestrone senza capo né coda. Nemmeno un breve accenno sul fatto che i requisiti per ottenere l’attenzione di un fondo di private equity siano molto stringenti e quindi praticamente mai alla portata della stragrande maggioranza delle imprese.
3. La terza scelta, udite udite, sarebbe il ‘finanziamento dalla folla’ o crowdfunding anche se ben presto si legge che ‘La limitazione di questa forma di finanziamento alle sole startup innovative non ha permesso di sfruttare appieno le potenzialità di questo strumento‘. Ahi Valentina, nemmeno questa alternativa funziona in Italia. E non ci fai mancare neppure una bella digressione sul donation crowdfunding nonostante con le imprese abbia poco o nulla a che fare.
Non ci restano che due speranze, due sole carte da giocare…
4. Tocca al Prestito tra privati (social lending) e già dal titolo si capisce che… se è tra privati, non è per le imprese, così come sono infatti le iniziative di Prestiamoci e Smartika che finanziano con micro importi solo le persone fisiche, almeno per ora.
5. La quinta alternativa non c’è… Valentina ci consiglia di tornare in banca, ma di andarci preparati. Bastasse quello…
Il consiglio che ha odore di pubblicità gratuita è il seguente:
Molte PMI italiane, oltre a finanziarsi con prestiti bancari, operano con l’estero. Questo comporta il dover sopportare il rischio di cambio e le oscillazione di prezzo delle materie prime, spesso gestiti con strumenti finanziari non ottimali offerti dalle banche e che presentano un elevato carico commissionale. Qui entra in gioco Ekuota, startup italiana che offre via web (ma anche off-line) servizi di valutazione e gestione dei rischi finanziari d’impresa user-friendly, partendo dalle esigenze delle PMI, in modo da consentir loro di capire la situazione, scegliere e negoziare gli strumenti migliori con le banche.
Insomma delle cinque alternative ci è rimasta in mano solo un po’ di speranza sul futuro dei minibond. Un po’ pochino… E adesso che racconto ai nostri lettori e ai nostri clienti ?
C’è qualche altra idea user-friendly?
Si c'e' ....ci sono casi di successo di aziende uscite da crisi profonde (fallimenti) e rinate senza far ricorso al credito bancario ma facendo leva sulla supply chain !!!
Ma di questo parleremo prossimamente sul nostro blog, dove le cose sono trattate con maggiore serietà e con sano realismo, facendo parlare direttamente loro....le imprese perché la stretta del credito è un problema importante per decine di migliaia di imprese e su cui è meglio non scherzare, né creare confusione e aspettative sbagliate.
Peròper il momento  è meglio guardare il mondo con gli occhi sognanti e pieni di speranza di Valentina, perché noi "vecchi consulenti" siamo diventati noiosi e brontoloni con le nostre analisi puntuali e informate, dalla quali non escono mai né 5 né 4 né 3 alternative, ma solo una dose di antipatico realismo.

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