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Non credete alle favole: anche i Btp presentano rischi

La legge prevede che il Paese in crisi sul debito pubblico possa rinegoziare unilateralmente interessi e scadenze. A breve sarà richiesto uno sforzo per salvare il sistema bancario. E non sono escluse ricadute sui titoli di Stato.

Non credete alle favole: anche i Btp presentano rischi


Articolo a cura di Vincenzo Imperatore su Lettera43

Pochi lo sanno e ancora di meno (tra cui il Tesoro e gli organi di controllo) ne scrivono o ne parlano: anche i titoli di Stato (Bot, Btp, Cct, Ctz) presentano dei rischi. Non sono certi e sicuri. Lo stabilisce un decreto che il ministero dell'Economia e delle Finanze ha emanato il 7 dicembre 2012, in attuazione della norma comunitaria del 2 febbraio 2012 che ha istituito il fondo salva-Stati. La legge stabilisce che tutti i Paesi europei che si trovano in difficoltà finanziarie tali da non poter onorare gli impegni assunti (restituire capitale e pagare interessi sui titoli di Stato venduti ai cittadini) sono obbligati ad applicare le cosiddette Clausole di azione collettiva (Cac) sui titoli pubblici di nuova emissione (mercato primario).

LE CAC? CLAUSOLE VESSATORIE. Praticamente, le Cac sono clausole vessatorie previste per titoli con scadenza superiore ai 12 mesi che consentono a uno Stato in crisi sul debito pubblico (cioè che ha difficoltà a pagare interessi e restituire capitale) di rinegoziare unilateralmente (quindi imporre) con gli investitori interessi e scadenze o proporre agli stessi uno scambio con titoli diversi. In altri termini se, per esempio, acquisto oggi un Btp a cinque anni che mi rende una cedola annua del 3% potrei trovarmi tra tre anni, allorché lo Stato italiano si trovi in difficoltà a pagarmi, a dover accettare un interesse solo del 1% e magari subire anche lo spostamento della restituzione del capitale di altri cinque anni. A tal proposito ricordiamo che, nella classifica dei Paesi più indebitati al mondo, l'Italia è tra i primi 10 posti con debiti per circa 2.371 miliardi di euro e ha un rating di S&P pari a BBB- (peggiore del Bangladesh e della Bolivia).

Ma chi sono i creditori dello Stato italiano? Il nostro debito pubblico è detenuto per il 40% circa da investitori stranieri, per il 44% da banche, assicurazioni e altri investitori tricolori e per il 6% da famiglie. Lo Stato dovrebbe (il condizionale è d'obbligo, visto il tortuoso iter parlamentare e comunitario) indebitarsi a breve per altri 20 miliardi per salvare il sistema bancario in crisi. È ipotizzabile allora che prossimamente possano verificarsi le condizioni per attivare il meccanismo delle Cac? Vogliamo quantomeno riflettere sul fatto che alcune ataviche certezze sono crollate? Sarà data la giusta comunicazione al momento della vendita di questi prodotti? Per lo Stato Italiano non rispettare i patti iniziali e cambiare le carte in tavola ora è possibile. Per legge.

GLI INVESTITORI STARANNO ALLA LARGA. È possibile quindi immaginare uno scenario in cui, per la prima volta nella storia del nostro Paese, ci sia scarsa appetibilità di fronte alle emissioni di Bot (con scadenza oltre 12 mesi), Btp, Cct e Ctz da parte delle famiglie già scottate da anni di truffe bancarie e di mancanza di trasparenza informativa. E poi mi chiedo: le banche italiane (che detengono l'altro 44% di debito pubblico), con i loro bilanci già sanguinanti, sarebbero disponibili a fare altri accantonamenti (praticamente dei costi da iscrivere in conto economico) per i rischi sui crediti (acquistare Bot o Btp significa prestare soldi allo Stato) nuovi? Sarà molto difficile. Ma ancor di più faccio fatica a ipotizzare che si possa replicare l'attrazione di quel 40% di investitori stranieri. Che interesse avrebbero ad acquistare titoli pubblici le cui condizioni potrebbero essere cambiate in corso d'opera? Nessuno. A meno che non ti chiami Davide Serra e con il tuo fondo londinese (Algebris) non voglia speculare sui risparmi e sulle tasse degli italiani. Ma di questo parliamo la prossima settimana.

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