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MPS: CHI HA ROVINATO UNA STORIA ITALIANA

MPS: CHI HA ROVINATO UNA STORIA ITALIANA Obiettivi non centrati, missione fallita. Il rilancio 2015 è un rilancio di un nuovo aumento di capitale per soddisfare requisiti di capitale bruciato nel periodo. Evidentemente nei pochi mesi a disposizione non avevano fatto a tempo ad aprire tutti gli armadi e capire quanti crediti assurdi la banca avesse imbarcato negli anni precedenti. Evidentemente l’inerzia di mancati controlli e delibere approssimative è continuata anche nel 2012, perché nessuno pensi che un presidente e un AD riescano a prendere il controllo della struttura, cambiare i comportamenti e la mentalità in meno di 24 mesi. Comunque il fatto è che il piano Rilancio 2015 è fallito non solo per lettere nascoste e i derivati Alexandria. E’ fallito perché trimestre dopo trimestre MPS ha polverizzato 7,5 miliardi in rettifiche (vedi grafico), con i consueti strappi di fine anno (anticipati nel 2014 per colpa della BCE) che non sono ancora finite come dice la nota sulla trimestrale. justify;"> I risultati trimestrali di MPS sono noti ora. Lasciano sbalorditi ancora più di quanto si sapesse, la banca perde 1,1 miliardi in 9 mesi sostanzialmente a causa di accantonamenti sui crediti per 2,5 miliardi nello stesso periodo.
Come sia possibile che una banca abbia dovuto spesare una cifra enorme di rettifiche per tre anni di fila è la domanda che ci si dovrebbe porre. Preso atto che le crisi dei debitori nascono anni prima di quando si manifestano e poi diventano sofferenze da rettificare (quando non si può più fingere che non esistano) è abbastanza evidente che le motivazioni di un vero e proprio disastro sul credito vadano cercate più nella vecchia gestione Mussari-Vigni che nell’attuale Profumo-Viola, i quali stanno raccogliendo quanto è stato seminato dal management sconsiderato della banca di Siena.

Profumo è diventato presidente nell’aprile 2012, Viola è AD dal gennaio dello stesso anno. A giugno 2012 hanno presentato insieme alla comunità finanziaria il Piano Industriale rilancio 2015, dal quale è tratta questa tavola:




Obiettivi non centrati, missione fallita. Il rilancio 2015 è un rilancio di un nuovo aumento di capitale per soddisfare requisiti di capitale bruciato nel periodo. Evidentemente nei pochi mesi a disposizione non avevano fatto a tempo ad aprire tutti gli armadi e capire quanti crediti assurdi la banca avesse imbarcato negli anni precedenti. Evidentemente l’inerzia di mancati controlli e delibere approssimative è continuata anche nel 2012, perché nessuno pensi che un presidente e un AD riescano a prendere il controllo della struttura, cambiare i comportamenti e la mentalità in meno di 24 mesi. Comunque il fatto è che il piano Rilancio 2015 è fallito non solo per lettere nascoste e i derivati Alexandria. E’ fallito perché trimestre dopo trimestre MPS ha polverizzato 7,5 miliardi in rettifiche (vedi grafico), con i consueti strappi di fine anno (anticipati nel 2014 per colpa della BCE) che non sono ancora finite come dice la nota sulla trimestrale.



 
Chi ha rovinato una storia italiana dal 1472 ha nomi e volti conosciuti e a Siena sarà ricordato a lungo dai tanti dipendenti ora a rischio di conquista dello straniero (ipotesi che sopravvive e si rafforza nonostante le distanze prese da tutte le banche indiziate). Si fatica persino a credere che si potesse sbagliare così tanto ma è successo. Chi è al timone non è sicuramente riuscito a correggere la rotta abbastanza velocemente, e nella fretta avrà fatto altri errori. Tutto dimostra quanto le banche siano difficili da gestire a da virare quando hanno preso la rotta sbagliata. Occhi sull’aumento di capitale ma chiunque comprerà MPS dovrà porsi molte domande su come viene gestito il credito e l’intermediazione.

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