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MATURATO IL QUARTO ACCORDO PER LA MORATORIA SUI FINANZIAMENTI ALLE IMPRESE

tratto da www.linkerblog.biz

MATURATO IL QUARTO ACCORDO PER LA MORATORIA SUI FINANZIAMENTI ALLE IMPRESE Tanti titoli nei giorni passati e pochi approfondimenti sui giornali alla notizia che banche (ABI) e organizzazioni degli imprenditori (Confindustria, Rete Imprese Italia, Confapi, Legacoop e altri minori) hanno firmato il 1° luglio il quarto accordo relativo alla moratoria sui finanziamenti alle imprese.
Basterebbe una lettura attenta del testo pubblicato per individuare tutta una serie di aspetti nuovi e non sempre di importanza secondaria di un accordo firmato velocemente per consentire al presidente dell’ABI Patuelli di poterlo annoverare tra le cose fatte nell’assemblea della prossima settimana.
Per questo motivo vi proponiamo una lettura più ragionata e commentata su diversi punti:

Accesso al beneficio
• l’accordo è, come in passato, riservato alle PMI definite secondo i criteri della Comunità Europea. Per intenderci imprese con fatturato massimo di 50 milioni €
• chi chiede la moratoria non deve già essere stato bollato dalla banca: divieto ovviamente a chi è a sofferenza, ma anche a chi ha ritardi di oltre 90 giorni (…questo sarebbe un primo punto discutibile) e a chi ha ‘procedure esecutive in corso’ pur essendo in bonis.
• compare per la prima volta una definizione di imprese con temporanea tensione finanziaria “generata dalla congiuntura economica riscontrabile, ad esempio ed in via non esaustiva, per la presenza di uno o più dei seguenti fenomeni: i) riduzione del fatturato; ii) riduzione del margine operativo rispetto al fatturato; iii) aumento dell’incidenza degli oneri finanziari sul fatturato; iv) riduzione della capacità di autofinanziamento aziendale.” Se non ci fossero altri criteri in questa categoria ricadrebbero 3/4 delle PMI italiane!
Dunque la quarta versione abbandona il vago concetto di ‘impresa sana‘ per accogliere una definizione molto più fine di impresa in difficoltà, ma che non deve già avere superato le soglie delle classificazioni dei crediti problematici e non essere incappata in decreti ingiuntivi. Quest’ultimo criterio appare pericolosamente vago: basta un decreto ingiuntivo di un fornitore per 1.000€ per bloccare l’accesso o è stato solo la fretta di scrivere l’accordo? Sale il concetto di continuità, mutuato dalle definizioni usate nelle procedure concorsuali.

Cosa si può ottenere con questo accordo?
Prima di tutto va chiarito che chi ha usufruito della 3a moratoria (quella approvata il 28 febbraio 2012) salta un giro e non può chiedere un prolungamento di quella precedente. Mentre ritornano in gioco le imprese che avevano usufruito della 1a e 2a moratoria.
In aggiunta, o in alternativa, alla moratoria classica (sospensione delle rate capitale) si possono avere allungamenti della scadenza finale del finanziamento in essere fino a 270 giorni per i finanziamenti a breve termine, fino a 3 anni per i mutui senza garanzia (chirografari) e 4 anni per i mutui ipotecari, ma attenzione, senza mai superare il periodo residuo. Quindi se a un mutuo ipotecario mancano oggi 30 mesi alla scadenza, il massimo allungamento che si può ottenere è di 2,5 anni e non di 4.
Un punto di attenzione: l’allungamento non è indolore e privo di costi. Le banche volevano qualche contropartita e qui l’hanno ottenuta:
"La banca valuterà l’eventuale variazione del tasso d’interesse che, in caso di incremento, non potrà comunque essere superiore all’aumento del costo di raccolta della banca rispetto al momento dell’iniziale erogazione. L’incremento del tasso d’interesse non potrà di norma superare il livello di 200 punti base.
Le operazioni di allungamento saranno realizzate allo stesso tasso d’interesse previsto dal contratto originario qualora l’impresa richiedente, entro 12 mesi dall’ottenimento dell’allungamento richiesto, avvii alternativamente: i) processi di effettivo rafforzamento patrimoniale, attraverso apporti dei soci ovvero di soggetti terzi, rilevando a tal fine anche tutti gli incrementi validi ai fini ACE; ii) processi di aggregazione, realizzati in qualsiasi forma, volti al rafforzamento del profilo economico e/o patrimoniale. In caso di mancato avvio, nel termine previsto, di uno dei due processi anzidetti, la banca si riserva la facoltà di rivedere il tasso d’interesse sull’ operazione di allungamento, secondo quanto specificato nel relativo contratto. "

E infine:
"La prestazione di garanzie aggiuntive sull’operazione di finanziamento sarà valutata dalla banca ai fini di mitigare o annullare possibili incrementi del tasso, considerando la misura e la qualità della garanzia nonché il merito creditizio dell’impresa richiedente.
Le banche che abbiano valutato positivamente l’impresa ai fini dell’accesso alle operazioni di cui al paragrafo 2.2, si impegnano a non ridurre contestualmente gli altri fidi concessi all’impresa qualora questa continui a mantenere prospettive di continuità aziendale. "

La seconda precisazione fa sorridere, evidentemente ci sono stati molti casi in cui dopo avere concesso la moratoria in quanto obbligatorio, le banche avevano subito provveduto a ridurre gli altri fidi a breve. In effetti questo era un timore prima di chiederla e un lamento da parte di diversi imprenditori.
Nel primo paragrafo invece si vedono alcune novità nella struttura logica, che corrispondono alle spiegazioni che abbiamo già fornito in passato sul pensiero delle banche:
- <se proprio devo fare una concessione e allungare la scadenza, voglio dare un ritocchino al tasso…>. Il ritocchino del 2% non è proprio poco, soprattutto se pensiamo alla definizione di impresa ‘con temporanea tensione finanziaria’ a cui la banca andrebbe ad alzare il tasso.
- piccolo ricattino di buoni intenti: <non ti alzo il tasso SOLO se entro 12 mesi i tuoi soci mettono capitali freschi, oppure scelgono di mollare parte del controllo facendo entrare altri soci o attraverso processi di aggregazione>.
Un commento: anche in questo caso molto vago il concetto di aggregazione. Se la PMI viene acquisita da un’altra impresa più forte e capitalizzata meglio è abbastanza intuitivo che la banca sia disposta a fare sorrisi e concessioni. Ma se l’aggregazione fosse tra due PMI simili che succederebbe? Chi valuterebbe il rafforzamento economico/patrimoniale?

Dettagli operativi
Ricordando che il diavolo sta sempre nei dettagli attenzione a questi punti:
"  Nell’effettuare l’istruttoria, le banche si attengono al principio di sana e prudente gestione, nel rispetto delle proprie procedure e ferma restando la loro autonoma valutazione.
   Le imprese richiedenti gli interventi si impegnano a comunicare le eventuali informazioni di tipo economico, finanziario, patrimoniale o organizzativo richieste dalla banca anche al fine di consentire la verifica     della loro capacità di continuità aziendale.
   Le banche si impegnano a fornire una risposta di norma entro 30 giorni lavorativi dalla presentazione della domanda o delle informazioni aggiuntive eventualmente richieste dalla banca. "

La prima precisazione è normale, ma c’era bisogno di scriverla e sbattere in faccia alle imprese che tanto chi decide è sempre la banca in base a ‘procedure’ e non in base a ‘valutazioni ‘ quanto più possibile ragionate e oggettive ? In questo ad ABI manca da tempo qualcuno che sappia gestire la comunicazione.
I 30 giorni scattano solo da quando la PMI ha presentato tutte le informazioni economico-finanziarie, patrimoniale o organizzative. Di tutto e di più. Questo è abbastanza nuovo perché non si limita più ai bilanci. Le informazioni quasi certamente sconfinano in un vero business plan, come si intuisce successivamente

Non solo moratoria…
Un’altra parte interessante del documento è quella finale in cui l’ABI ha cercato di portare sulla sua barca tutta la compagine imprenditoriale in modo anche un po’ goffo. Prima leggiamo la seconda parte che se non altro si riferisce a impegni presi tra banche e imprenditori:
" 9. Ulteriori misure per migliorare il rapporto banca-impresa
 Con l’obiettivo di agevolare lo smobilizzo dei crediti certificati vantati dalle imprese nei confronti della Pubblica Amministrazione, il 22 maggio 2012, le Parti firmatarie del presente accordo hanno sottoscritto la misura denominata “Plafond Crediti PA”. Considerato che la piattaforma per la certificazione dei crediti in modalità telematica è diventata accessibile per le banche solo a partire dal mese di aprile 2013, si ritiene necessario prorogare di ulteriori 6 mesi il periodo di validità dell’iniziativa, fissando quindi la nuova scadenza al 30 giugno 2014. Le Parti si impegnano inoltre a definire, congiuntamente al Governo, la convenzione di cui all’art. 6, comma 1-bis, del decreto legge 8 aprile 2013, n. 35.
 Con l’obiettivo di supportare le PMI che, nonostante la crisi economica, hanno la possibilità di avviare nuovi progetti imprenditoriali, nello stesso giorno di sottoscrizione della misura di cui al punto precedente, le medesime Parti hanno sottoscritto l’accordo denominato “Plafond Progetti Investimenti Italia” ai sensi del quale, le banche aderenti, si impegnano a stanziare delle somme specificamente destinate al finanziamento di tali progetti d’investimento a condizioni vantaggiose. In virtù della fiducia che le Parti ripongono nell’iniziativa, la durata della stessa, in scadenza alla fine dell’anno 2013, è prorogata al 30 giugno 2014.
 Le Parti concordano sull’opportunità di promuovere una maggiore consapevolezza delle imprese in merito alla rilevanza di una completa informazione sulla propria situazione economica e finanziaria, attuale e prospettica, e di accrescerne le capacità di rappresentazione della stessa al sistema bancario. Al riguardo, le stesse potranno promuovere l’implementazione del modello base di comunicazione finanziaria, che l’ABI provvederà a pubblicare sul proprio sito internet, attraverso la definizione di accordi che tengano conto delle specificità delle imprese. Allo stesso modo, il modello potrà essere utilizzato, con le necessarie modifiche, dalle strutture territoriali delle medesime Parti per favorire la comunicazione finanziaria tra banche e imprese a livello locale. "

Dall’ultimo paragrafo sembra sia in arrivo il ‘business plan formato ABI‘, a cui le PMI dovranno conformarsi come minimo per fare scattare i famosi 30 giorni della richiesta.
La prima parte invece trascina le imprese a tenere lo strascico delle tante richieste del settore bancario alle autorità. Non volendo inserire l’intero testo mostrerò solo i titoli:
" 8. Impegni delle Parti su temi di comune interesse
Le Parti individuano una serie di temi strategici di interesse comune per favorire lo sviluppo delle relazioni banche-imprese, anche al fine di promuovere una solida ripresa economica.
In relazione a tali temi le Parti concordano sull’opportunità di definire, nei prossimi mesi, nuovi e specifici accordi ovvero di avanzare al Governo e alle altre Istituzioni competenti proposte condivise.
- Regolamentazione europea di vigilanza e politica monetaria
- omogeneizzare a livello europeo la regolamentazione in tema di definizione di crediti problematici
- rafforzare ulteriormente il Fondo di Garanzia per le PMI
- Confidi: rafforzamento patrimoniale e tavolo di confronto
- Perdite su crediti: eliminare trattamento fiscale penalizzante per banche e migliorare quello per le imprese
- Rafforzamento patrimoniale delle imprese (aumentare impatto ACE)
- Ammortamento degli investimenti (aumentare periodo)
- Provvista BEI, FEI e BCE

Ci hanno messo un po’ di tutto e soprattutto argomenti attinenti a supposti svantaggi delle banche italiane che sono stati oggetto di lamentazione in passato. Oggettivamente sono tutti validi argomenti da discutere, ma infilati nell’accordo ‘tecnico’ di moratoria in modo un po’ forzato e ostentato per provare a dare pubblicità, dato che sino ad oggi le istituzioni sono rimaste sorde.

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