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Manovra, i banchieri invocano la Costituzione ma dimenticano un paio di cose




I deliri di onnipotenza dei banchieri raggiungono livelli di follia incontrollata quando le certezze consolidate e protette degli ultimi 25 anni sono messe in discussione o addirittura abbattute. Fanno quasi tenerezza. E’ avvenuto anche durante questa settimana quando si è avuta conferma che pure le banche contribuiranno alle coperture della manovra finanziaria con una deducibilità degli interessi passivi ridotta all’86% dall’attuale 100%.

Ricordiamo che per le banche gli “interessi passivi” rappresentano il prezzo che le stesse pagano ai risparmiatori per il fatto che questi ultimi depositano i loro soldi nelle casse degli istituti di credito. E’ il costo della “provvista” per poter fare poi gli “impieghi”, cioè erogare prestiti da cui ricevono invece in cambio interessi (attivi) da parte dei beneficiari.

Un normale processo produttivo, molto simile a quello di un fornaio che, per produrre il pane e venderlo a 2 euro al Kg, ha bisogno di comprare farina a 50 centesimi al kg.

Impudente invece lo sdegno con cui Giovanni Sabatini, direttore generale Abi, ha dichiarato che “il taglio della deducibilità degli interessi passivi delle banche è una misura contraria ai principi della Costituzione”. Ed ha aggiunto che “non si tratta di rimozione di agevolazioni ma di deducibilità dei costi di produzione. Gli interessi per le banche sono come la farina per il fornaio. Questa tipologia di misura andrà a incidere sul costo del credito”.

Memento per Sabatini, portavoce dell’associazione nostrana degli istituti di credito:

– il riferimento alla Costituzione da parte dei banchieri andrebbe evitato visto che nessuno ha mai ricordato, in questi ultimi 10 anni, all’indomani dei vari fallimenti bancari, che la Costituzione prevede anche che “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme”. Ripetere ed imparare a memoria l’art.47 prima di parlare, con cattivo gusto, di carta costituzionale!

– Il terrorismo psicologico è un’arma ormai spuntata. Minacciare di chiudere ulteriormente i rubinetti del credito o di alzare il prezzo dei finanziamenti è un atto di autolesionismo gestionale che conduce le banche direttamente verso il default. Il panorama che si presenta dinanzi mostra una vulnerabilità del business bancario tradizionale minacciato dalle FinTech. Cosa stanno facendo le banche sul piano della Fintech per adeguarsi al nuovo modo di “consumare”? E come pensano di combattere i nuovi competitor che si stanno affacciando sul mercato? Nessuna risposta. Stanno arrivando i colossi come Google, Facebook, Yahoo ed il nostro sistema bancario utilizza ancora l’intimidazione come arma per ottenere privilegi. La preistoria! 

– L’ultimo “aiutino” alle banche da parte di un governo è del maggio 2017 quando è stata introdotta una modifica alla disciplina sulle imposte anticipate che di fatto si è tradotto in una agevolazione fiscale per le banche italiane in crisi. Un effetto delle correzioni alle norme sulle dta (deferred tax asset) varate dal governo Gentiloni con il decreto legge 50 del 2017 ovvero la manovra correttiva sui conti pubblici. La correzione ha consentito agli istituti di credito di beneficiare di uno sgravio maggiore sulle perdite fiscali grazie alla riformulazione dell’Ace (aiuto alla crescita economica). Il fornaio non ha beneficiato di questa agevolazione!

A cura di Vincenzo Imperatore

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