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Lo sportello: l'asimmetria reddituale in banca

Articolo di Vincenzo Imperatore su il "Roma"

Le vicende delle ultime settimane sono armi di distrazione di masse. Spostare infatti l’asse delle analisi delle crisi bancarie sui temi delle responsabilità politiche e’ strumentale, in certi casi, o anche solamente semplicistico (non tutti hanno le competenze per poterlo fare), nella maggior parte delle congiunture, per evitare di concentrare le attenzioni  sulle vere cause del dissesto del sistema finanziario del nostro paese.
Una di queste riguarda  l’asimmetria reddituale tra i «primi» e gli «ultimi». In Italia un dipendente di inquadramento medio di una grande società dovrebbe lavorare trentasei anni per guadagnare quanto il top management percepisce in un solo anno. È quanto emerge dall’Annuario Ricerche & Studi 2016 di Mediobanca, relativo agli andamenti economici dei cinquanta maggiori gruppi industriali e  finanziari italiani quotati in Borsa. I dati dimostrano che un dipendente avrebbe dovuto iniziare a lavorare nel 1978 per poter guadagnare quanto il suo presidente o amministratore delegato ha percepito nel solo anno 2014.
Il sistema bancario, dunque, anziché sbandierare inutili e teoriche mission, dovrebbe dotarsi di una policy dei compensi trasparente ed equa, nella quale fissare un limite alle remunerazioni e stabilire, per esempio, che il compenso del direttore generale non può essere sei volte superiore a quello del collaboratore con il livello di inquadramento più basso. Secondo una ricerca della Fisac-Cgil, nel 2012 il rapporto fra la retribuzione media del personale dipendente e lo stipendio degli amministratori delle dieci principali società italiane era 1 a 163, mentre nel settore bancario era 1 a 64 (oggi sceso a circa 50).
I dati che abbiamo elencato pongono un problema di equità e redistribuzione del valore economico creato dalle banche. È una questione di «responsabilità sociale», eppure nei bilanci di sostenibilità degli istituti di credito si trovano solo alcune modalità di determinazione dei compensi agli amministratori e poca trasparenza sulle cifre. Non ci si è affatto impegnati, in questi ultimi anni, a mettere a punto percorsi di rendicontazione sociale e ambientale. Resta ancora molto lavoro da fare su questo fronte.
In particolare, il sistema bancario deve dimostrare che si può essere efficienti anche senza pagare compensi astronomici. Anzi, ci sono aziende di credito che quei supercompensi li hanno elargiti a piene mani, eppure di inefficienza ne hanno dimostrata parecchia. Attenzione, però, non è un problema di dimensioni. Una ricerca effettuata da Banca Etica sulle banche minori dimostra il contrario: le banche più inefficienti pagano di più i loro top manager.



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