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Le perdite non si recuperano: diffidate dalle offerte di reintegro

Le banche offrono soluzioni miracolose? Si tratta solo di investimenti rischiosi che bruceranno altri soldi del risparmiatore. Ecco perché occorre essere attenti e scrupolosi. Meglio metterci una pietra sopra.

Le perdite non si recuperano: diffidate dalle offerte di reintegro



Articolo a cura di Vincenzo Imperatore su Lettera43

Quante volte, nel mondo delle banche, ho sentito proporre ai risparmiatori delusi o incazzati «soluzioni per recuperare le perdite» che gli investimenti dei propri risparmi avevano prodotto. Soluzioni miracolose che poi si sveleranno molto più rischiose del previsto. Quando gli investimenti dei risparmiatori sono in perdita ecco che i consulenti bancari non fanno altro che, in primis, deresponsabilizzarsi e poi successivamente creare false aspettative sul recupero della perdita.

SCARICABARILE DELLE BANCHE. L'atteggiamento dei consulenti bancari è, quasi sempre, rivolto allo scaricabarile delle colpe come conseguenza dei deliri di onnipotenza del management e soprattutto della scarsa cultura finanziaria dei risparmiatori. Sono decenni ormai che si sente ripetere in banca che le perdite accumulate sugli investimenti sono la conseguenza di eventi imponderabili e imprevedibili, anche magari verificatisi molti anni prima. Il crollo delle Torri Gemelle a New York a seguito degli attentati del 2001, ancora oggi, è indicato come causa di perdite su investimenti. E sono passati 16 anni.

PERDITA CHIAMA PERDITA. Ma ciò che ci preoccupa in questa circostanza è soprattutto la fase 2: dopo aver detto «la colpa non è mia/nostra» si passa al più subdolo «per recuperare le perdite occorre cambiare investimento». Recuperare le perdite? Creare false aspettative da parte delle banche è ormai strategia risaputa, e ripetere ai clienti risparmiatori che esiste un modo per recuperare le perdite non farà altro che indurli a investimenti così tanto rischiosi che invece di vedersi rientrare il danaro perduto non faranno che perderne altro.
La banca, di fronte ai suoi errori di valutazione e di scelta degli assetti di investimenti, non si redime, non torna sui suoi passi cercando di aiutare i suoi clienti, ma peggio, aggrava la loro situazione proponendo nuovi investimenti di recupero. In questi ultimi tempi per esempio si stanno proponendo molto i certificati con barriera, i cosiddetti certificates, praticamente degli strumenti derivati strutturati venduti con la formula del "capitale garantito a scadenza", ma omettendo di dire che quella garanzia ha un limite, una "barriera". Se viene sfondato quel limite, il risparmiatore potrà perdere più di quanto sia stato investito.

BASTA PORSI DOMANDE LOGICHE. Un "piccolo" dettaglio: in questo modo non si recuperano le perdite, ma si affonda negli abissi finanziari. E risalire diventa un miraggio. Non bisognerebbe ostinarsi e affidarsi alla banca per recuperare ciò che si è perso, piuttosto sarebbe meglio metterci una pietra sopra e rinunciare al reintegro del danno subito. Questi risparmiatori dovrebbero porsi una domanda logica, per non dire ovvia: «Ma se tutti potessero fare questi investimenti finanziari per sopperire alle perdite, perché allora non lo fanno? E se l’investimento fosse così buono, perché non lo fanno anche coloro che chiudono in attivo?».

OPZIONI MIRACOLOSE NON CI SONO. Chi si intestardisce o viene spronato a recuperare perdite non farà altro che acquistare prodotti bancari ancora più rischiosi, che sfortunatamente porteranno a una quasi sicura nuova perdita. Siamo concreti: con i tassi a zero non esistono opzioni accessibili che possano rendere così tanto senza far perdere altrettanto. In ogni caso, bisognerebbe essere attenti e scrupolosi ogniqualvolta la banca proponga offerte di reintegro.

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