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La vera inflazione è influenzata dalla carta revolving


Articolo di Vincenzo Imperatore per  "Il Roma"

Voi pensate che un kg di pane costi solo due euro? E che il prezzo di un pacco di detersivo per lavare i panni sia di 3 euro?

Non e’ cosi ! Ormai la spesa al supermercato si fa a tassi (quasi) usurai.

La nostra analisi si basa su tre dati da incrociare

In primis l’indice dei prezzi al consumo, uno strumento statistico che misura l’inflazione attraverso le variazioni nel tempo dei prezzi di un insieme di beni e servizi, chiamato paniere, rappresentativo degli effettivi consumi delle famiglie in uno specifico anno.

La metodologia di calcolo dell’indice dei prezzi al consumo, nelle sue diverse formulazioni (NIC, FOI e IPCA)si basa su un concetto di prezzo che e’ quello effettivamente pagato dal consumatore.

Ogni anno l’Istat rivede l’elenco dei prodotti che compongono il paniere di riferimento per la rilevazione dell’indice dei prezzi al consumo, aggiornando contestualmente le tecniche d’indagine e i pesi con i quali i diversi prodotti contribuiscono alla misura dell’inflazione.

La principale novità del 2018 è l’utilizzo dei prezzi registrati alle casse di ipermercati e supermercati  dei beni per la cura della casa e della persona.

In secondo luogo l’uso delle carte di credito nel nostro paese che, pur vedendoci agli ultimissimi posti in europa, sta crescendo ad un ritmo di circa il 5% all’anno e nel settore grocery (l'insieme dei prodotti del largo consumo confezionato + i prodotti per la pulizia della persona e della casa) si attesta intorno al 15-20%.

E quando parliamo di carte di credito non dobbiamo pensare solo a quelle emesse dai circuiti internazionali e collocate prevalentemente dal sistema bancario. Da qualche anno infatti si stanno diffondendo le carte di credito emesse direttamente dalle catene di distribuzione (Carrefour, Auchan, Pam).

In terzo luogo cresce in maniera esponenziale la vendita da parte del sistema bancario e delle catene della gdo di un particolare tipo di carta di credito, la revolving, uno strumento di pagamento con un fido che offre la possibilità di pagare in un periodo di tempo molto più lungo ciò che non è possibile acquistare con pagamento in un unica soluzione e nemmeno con regolamento a saldo il mese successivo come avviene con le carte di credito tradizionali. una subdola strategia che ha l’obiettivo di crearebisogni e sostenere i consumi di beni prima necessità’ nel cittadino esasperato e impoverito dalla recessione.

Compro oggi il pane e lo pago a rate in 12 mesi !

E, come scrivemmo qualche mese fa, se la carta di credito revolving è tra i prodotti più venduti dal sistema finanziario (si stimano oltre 3,5 mln di carte attive nel nostro Paese), allora sicuramente il pericolo è dietro l’angolo.

La spesa per le esigenze ordinarie di casa si fa, infatti, praticamente a tassi di interesse pesanti, sostanzialmente usurai che non vengono rilevati dall’indice dei prezzi al dettaglio. Un perverso meccanismo di moltiplicazione dei tassi d'interesse per cui sembra che non si finisca mai di pagare. Soprattutto perché sulle carte di credito revolving il tasso viene applicato a livello mensile e non annuale.

La Banca d’Italia per il terzo trimestre 2018 rileva per le carte revolving un tasso medio effettivo globale su base annua (taeg) del 16,15% (!), con un tasso soglia usura (ossia, il tasso oltre il quale scatta il reato) del 24,15%, il più alto in assoluto rispetto a tutte le altre tipologie di finanziamento.

 

Sintesi: una spesa di 20 euro al supermercato pagata con carta di credito revolving con rimborso mensile in 12 mesi al tasso medio del 16,15% costa effettivamente 23,5!

 

Siamo certi che il tasso di inflazione (luglio 2018) sia del 1,48% ?

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