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La trasparenza sugli investimenti finanziari

Tratto da Moneyfarm

La trasparenza sugli investimenti finanziari
Negli ultimi anni sempre più banche finiscono praticamente sul lastrico e sempre più risparmiatori rimangono vittime di un sistema non ben definito che difficilmente viene loro spiegato. Un sistema che negli ultimi anni si è drogato, per sostenere l’attività di impiego del danaro (prestare soldi a imprese e privati), con il collocamento di strumenti finanziari “particolari” per incentivare l’attività di raccolta di risparmio tra il pubblico.

Diversificare soluzioni di raccolta potrebbe essere un vantaggio se parallelamente crescesse la consapevolezza dei nuovi strumenti tra gli operatori che ne fanno uso. Comunemente, però, i risparmiatori non sanno ciò che acquistano. Fortunatamente in Italia, come nei restanti paesi europei, c’è la Consob la cui attività è rivolta alla tutela degli investitori, all’efficienza, alla trasparenza e allo sviluppo del mercato mobiliare italiano. È una definizione che descrive un sistema perfetto ma che non sempre funziona a dovere, data la complessità delle situazioni sulle quali si è chiamati a vigilare.

Bail-in e discrepanze informative.
L’esempio più eclatante è quello sulla nuova direttiva riguardante il bail-in, in vigore dal Gennaio 2016.

Nel 2014, questa ormai è storia, fu pubblicata sulla gazzetta ufficiale la direttiva appena accennata che modifica le modalità di salvataggio delle banche dalla crisi. Con l’entrata in vigore di questo provvedimento le banche risolvono la situazione di crisi internamente, rivalendosi, quindi, sui correntisti che vedono sfumare i propri risparmi considerevolmente per risanare le perdite dell’istituto di credito. Ebbene, l’unica comunicazione della Consob alle banche per chiedere alle stesse di introdurre nei prospetti dei bond in collocamento una informativa completa sul bail-in viene fatta solo nel novembre 2015! E da giugno 2014 a novembre 2015 perché nessuna parola?

La Consob, che si identifica pubblicamente con il presidente Vegas, ha tentato di ricondurre le mancanze informative a lacune comunitarie e di sopperire a tali mancanze, inserendo nell’iter tre consultazioni pubbliche per aumentare la trasparenza dei prodotti finanziari e tutelare quindi meglio i piccoli risparmiatori.

Ossia?

A ben guardare il primo di questi tre documenti altro non è che il doppione della sezione “Fattori di rischio” già presente nei vecchi prospetti; il secondo documento è una raccomandazione alle banche di fornire agli investitori tutte le informazioni necessarie attraverso la “scheda prodotto”.

Il problema di quest’ultima comunicazione sta nell’inserimento nella scheda prodotto degli scenari probabilistici, cioè di una tabellina che senza tanti fronzoli e giri di parole illustra i rischi del prodotto dicendo con quale probabilità e di quanto quell’investimento può farti guadagnare soldi o farteli perdere. Questi “scenari”, in altri termini, avrebbero potuto far capire in modo semplice e senza troppi giri di parole il rischio reale degli strumenti che le banche vendono.

Ma pare che neppure dopo la messa in risoluzione delle quattro banche del febbraio 2016, dove le perdite inferte agli obbligazionisti sono state ingenti, si sia fatto accenno agli scenari di probabilità nelle schede prodotto. In questa scheda è infatti presente solo una frase poco chiara, che non fornisce le informazioni necessarie al risparmiatore.

Ci troviamo quindi di fronte ad un’asimmetria informativa contro la quale alcuni tentativi sono stati fatti ma con risultati ancora scarsamente efficaci. L’educazione finanziaria e la ricerca costante di informazioni, saranno le uniche strade verso una gestione dei risparmi consapevole. Ai risparmiatori la palla.

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