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La natura della psicologia degli investimenti e della finanza comportamentale

Tratto da Money Farm

La natura della psicologia degli investimenti e della finanza comportamentale Da sempre, nella formazione degli operatori della finanza (e non dei risparmiatori!!!), viene dato un giusto peso alle nozioni economiche e finanziarie che concorrono alla formazione dei prodotti che vengono collocati. Negli ultimi anni, però, una serie di studi ha messo in luce quella che potremmo chiamare finanza ingenua o, più tradizionalmente, finanza comportamentale.

Si tratta, in sostanza, dell’analisi sia dei modelli mentali con cui i profani si rappresentano il rischio connesso agli investimenti sia delle motivazioni che guidano le decisioni in questi ambiti, sia infine dell’esame dei loro comportamenti effettivi.

Il termine finanza comportamentale sottolinea, per ragioni retoriche, soltanto questo ultimo aspetto.

Tuttavia i comportamenti dei risparmiatori non sono casuali o irrazionali. Sono sistematici e sono guidati dalle loro procedure cognitive.

Il lavoro degli studiosi di psico-economia ha evidenziato come le modalità quotidiane di presa di decisione e le emozioni così innescate possano sfociare in quelle che potremmo definire trappole cognitive o “tunnel”: una volta che un problema è stato impostato in un certo modo è difficile sfuggire, sul piano comportamentale, a una serie di conseguenze.

È bene sapere però che i bancari (gestori e management) sono consapevoli del formarsi di tali conseguenze per “sfruttarle” e non per impostare meglio un dialogo e mantenere una relazione sana e trasparente con il cliente.

La consapevolezza di questo stato di cose sta emergendo presso coloro che, pur non essendo psicologi cognitivi, si dedicano allo studio delle decisioni e dei comportamenti dei profani sui mercati.

In questo periodo estivo-feriale la sezione “Guide” e la collana di eBook “Finanza in Pillole” del Blog MoneyFarm, potranno tenervi compagnia aiutandovi a capire meglio il mondo degli investimenti finanziari, gli argomenti più rilevanti, dal punto di vista delle applicazioni e della finanza comportamentale.

Andrea Beltratti professore alla Bocconi anni fa ha sottolineato giustamente come alcuni risultati di questa disciplina siano sorprendenti: La descrizione delle caratteristiche delle scelte degli investitori è a volte sorprendente [almeno in una prospettiva tradizionale]…Mostra ad esempio che la scelta di allocazione di portafoglio di un sottoscrittore a un piano pensionistico è influenzata dalle modalità di offerta. Se il prodotto comprende la scelta tra due fondi azionari e due fondi obbligazionari la scelta finale prevalente sarà un investimento del 50% in titoli azionari. Ma se il prodotto comprende tre fondi azionari ed uno obbligazionario, la scelta finale sarà probabilmente un investimento del 75% in titoli azionari…

Cercheremo quindi di spiegare la natura locale di tali scelte, determinata sia dall’influenza di fattori contingenti sia dalla forza di meccanismi cognitivi che ci rendono schiavi degli specifici contesti in cui ci troviamo a decidere.

Sempre in linea con questo modo di pensare locale, Beltratti ricorda che: Altre analisi mostrano che le persone tendono a dare troppo peso alle singole notizie, senza porle in contesti più ampi… oppure che gli investitori odiano vendere i titoli in perdita…

L’elenco è lungo: si tratta di elementi che suscitano interrogativi… ma che, allo stesso tempo, ci aiutano a comprendere le possibili motivazioni di certi eventi. Ad esempio, martedì 27 maggio 2003 sono usciti dati migliori delle attese sulla fiducia dei consumatori e la vendita di case, provocando un entusiasmo d’altri tempi ed una crescita dei mercati americani del 3%. E’ possibile che qualcuno si sia dimenticato di porre questa notizia nel contesto di uimprese in crisi a danno ovviamente dei creditori.
Come gli scarabei che spingono laboriosamente e con perizia palline di sterco di cui si nutrono, questi soggetti operano con il solo scopo di frodare qualcuno nel modo apparentemente più legale possibile. Anche nella nostra  casella mail appaiono regolarmente proposte strane, che se dovessimo andare a fondo sono certo ci metterebbero di fronte a limiti dell’ingegno perverso della finanza fallimentare, che preferiamo nemmeno sfiorare. A questa categoria appartiene anche quanto è descritto in questo articolo apparso sul Sole24Ore il 16/11 a firma di Ivan Cimmarusti, che sarà sfuggito a quasi tutti, ma a chi scrive è sembrato un esempio valido della mostruosità di chi si approfitta della crisi:
Il Geie a Londra occulta la ricchezza
"Uno strumento di diritto commerciale europeo utilizzato illecitamente per nascondere i beni e lasciare a bocca asciutta i creditori, come lo Stato o i privati.
Questa è la doppia faccia del Geie, il Gruppo europeo di interesse economico: da una parte può far massimizzare all’estero i guadagni di imprenditori o professionisti che ne fanno parte, dall’altra può diventare un mezzo attraverso cui far sparire un intero patrimonio, celandolo in casse sicure.
A svelare questo “innovativo” sistema – al pari del Trust – è l’inchiesta “Disapparence by Geie” del Gruppo tutela entrate nel Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Roma, al comando del colonnello Cosimo Di Gesù. Perché questo modello, assimilabile solo per certi versi ad un consorzio (di due o più società o professionisti di diversi stati membri), potrebbe essere costituito da una “testa di legno” al solo scopo di fare falsi conferimenti economici in capo al Geie, spogliando di beni un ipotetico imprenditore che si trova oberato di debiti o, peggio, un soggetto legato alla criminalità organizzata. In sostanza, potrebbe essere «utilizzato quale mero schermo fittiziamente interposto per ostacolare l’identificazione della reale proprietà dei beni». Il Geie è stato istituito con regolamento comunitario del 1985. Consente a società o professionisti di diversi stati membri, di unirsi sotto un unico soggetto giuridico che oper

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