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LA FORESTA BANCARIA DISBOSCATA

tratto da www.linkerblog.biz

LA FORESTA BANCARIA DISBOSCATA " La “foresta pietrificata” non c’è più". Così Giuliano Amato aveva definito nel 1988 il sistema bancario italiano. Oggi, a distanza di due decenni dalla legge che porta il suo nome (la Amato-Carli del 1990) e che ha profondamente cambiato il settore, l’ex presidente del Consiglio ammette non solo che quella definizione «fu forse eccessiva», ma che quell’intervento normativo «si è tradotto in una positiva e ampia trasformazione di sistema perché non solo i riformatori, ma anche i riformati, erano ormai sulla strada giusta». (fonte Bancaforte)
Queste ultime parole di Amato sono state pronunciate durante la presentazione del volume “Storia dell’ABI. L’Associazione Bancaria Italiana 1972-1991” che si è tenuta il 2 marzo 2010 a Roma.

Che la trasformazione del sistema bancario sia stata ampia non vi è dubbio alcuno, che la foresta sia rifiorita dal 1990 al 2008 basta leggere i rendiconti dei bilanci, ma ora c’è più di un segnale che tra le fronde e i rami fitti della foresta si siano nascosti personaggi e comportamenti poco limpidi approfittando di una lunga stagione di crescita, a cui dal 2008 è seguito un periodo di prolungata siccità che ha portato alla luce più di un problema. Poiché il controllo sulla foresta spetta alla Banca d’Italia è naturale che il primo punto di osservazione siano proprio i provvedimenti presi in questi ultimi anni e mesi dall’autorità di vigilanza. Intendiamoci di banche sottoposte alla terapia di stretta vigilanza della banca centrale ce ne sono sempre state, ma si può dire che si trattasse di pochi casi e di piccolissima dimensione. Le cose sono cambiate di recente e gli interventi decisi da parte della Banca d’Italia stanno aumentando e soprattutto cominciano a toccare banche di maggiore dimensione. Basta guardare l’elenco al 31 maggio che riguarda banche con nomi importanti.

I nomi importanti che compaiono nella lista nera comprendono la Banca TERCAS, la cui amministrazione straordinaria decisa nel 2012 è stata appena prorogata, la Banca Popolare di Spoleto, da febbraio e ora l’ultima arrivata, la Cassa di Risparmio di Ferrara. Le dimensioni di questi istituti non sono banali: Tercas in base all’ultimo bilancio pubblicato (quello del 2011) aveva 4,1 miliardi di raccolta diretta e 4,6 miliardi di finanziamenti alla clientela, dimensioni pressoché simili per CARIFE, mentre BP Spoleto aveva a fine 2012 depositi della clientela per 1,5 miliardi e finanziamenti alla clientela per circa il doppio. Sale un po’ a sorpresa anche la lista delle BCC del Nord con due casse venete (BCC Euganea e BCC del Veneziano).
Ma non ci sono solo le banche poste in amministrazione straordinaria, provvedimento molto grave per una banca perché rimuove i vertici e li sostituisce con commissari nominati dalla banca centrale a dimostrazione di gravi irregolarità commesse dal vertice dell’istituto. Vi sono altre banche che sono state poste sotto stretta osservazione e si può dire che siano in libertà vigilata. Per certo questo sta avvenendo a Banca Marche dove si attende la nomina alla presidenza di Rainer Masera (con trascorsi alla Banca d’Italia e da ministro nel 1995) e un aumento di capitale nell’ordine di 400 milioni, dopo avere registrato una maxi-perdita di 518 milioni causata da accantonamenti sollecitati dagli ispettori della vigilanza. Sono altrettanto noti gli interventi durissimi nei confronti di MPS e di Banca Popolare di Milano, che hanno portato a varare forti accantonamenti, ma ora si parla chiaramente di rimozione dei vertici alla Banca Popolare di Marostica e le voci su una variazione di rotta (e l’aumento di capitale) richiesta a CARIGE sono ugualmente note e stanno provocando come per Banca Marche interventi politici e interrogazioni parlamentari.
La domanda più ovvia che ci si pone è quante altre realtà bancarie siano al momento sotto stretta osservazione per problemi similari: prestiti importanti concessi con poco giudizio e spesso ad ‘amici’ dei vertici della banca o della fondazione che la controlla, gli stessi motivi che hanno portato all’amministrazione straordinaria di banche come CARIM, Banca Monte Parma e Credito Cooperativo Fiorentino.
E’ ragionevole che la banca centrale si sia decisa ad usare il machete per disboscare la foresta, fare passare la luce e proteggere un sistema creditizio che ha già tanti problemi di suo e non può sopportare scandali e scaldaletti che possano danneggiare la reputazione di tutti e innescare un’ulteriore calo nella fiducia dei clienti.
Per ora i depositi della clientela sono stabili e addirittura in crescita, ma basta leggere le reazioni sconcertate dei clienti di Ferrara per capire quanto sia labile il confine tra fiducia nella solidità delle banche e paura di un fallimento.
Ed è proprio per questo che dobbiamo attenderci che altre teste possano cadere, sotto i colpi dei team di ispettori che stanno intensificando i loro controlli.


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