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LA DECRESCITA FELICE DELLE NOSTRE BANCHE

tratto da: linkerbolog.biz

 E’ tempo di trimestrali e una prima pattuglia di banche ha sfornato i dati oggi: le due più grandi, Unicredit e Intesa e la quarta nel ranking, il Banco Popolare. Il compito degli investor-relator è di mettere in luce i dati positivi e di occultare quelli meno brillanti e bisogna dire che sanno fare bene il loro mestiere. Una lettura più indipendente dei numeri pubblicati nei comunicati stampa, che in coda riportano le tabelle di conto economico e stato patrimoniale, può servire a bilanciare i titoli che leggerete domani sulla stampa. ‘La decrescita felice‘ è una sintesi appropriata, perché le tre banche esaminate stanno dimostrando, con qualche variazione significativa, come si possa fare meno volumi e più margini. Se poi qualche cliente è rimasto scontento ed escluso, importa poco e si può benissimo scaricare la colpa sulle BCE, sull’asset quality review o il comprehensive assessment. La realtà è che le banche stanno dimagrendo ancora, stanno imparando a fare fruttare un poco di più i tanti clienti che hanno -con i servizi e con gli aumenti dei listini prezzo- e che hanno fatto abbastanza pulizie negli armadi da non dovere più sacrificare l’utile di bilancio per accumulare riserve (rettifiche) sui crediti. In questo caso luci e ombre però, perché l’andamento del Banco Popolare appare in controtendenza poco spiegabile dopo tanti anni di pulizie e accantonamenti.
Cinque grafici per commentare alcune delle voci di bilancio che ritengo più significative sull’andamento della gestione caratteristica.

CREDITI ALLA CLIENTELA – La decrescita è nei volumi di crediti alla clientela che in 9 mesi del 2014 sono calati notevolmente rispetto ai primi nove mesi del 2013 per le tre banche.
Poi Unicredit -che ha spezzato la banca in due tra la banca ‘core’ dei clienti buoni e quella ‘non core’ dei clienti che non vuole più- racconta che nella banca core gli impieghi sono rimasti quasi stabili ma che nel 2014 ha fatto tanti più crediti alle famiglie (mutui +140%) e alle imprese (+65%). Se i crediti totali sono rimasti stabili questo vuole dire che il magazzino si è svuotato esattamente del valore dei muti nuovi oppure che ha tolto credito a breve. Tertium non datur.
Intesa si limita a raccontare, come fa nella pubblicità in TV che ha erogato 24 miliardi di nuovo credito a medio lungo termine nel 2014, ma alla fine il calo del 3,5% complessivo racconta un’altra storia. Banco Popolare sostiene di avere aumentato tutto: credito ai privati +14%, alle piccole imprese + 34%, alle medie addirittura +85%, quindi il calo di quasi il 6% dei crediti alla clientela è imputabile in parte al runoff del portafoglio malato di Italease e in parte a cause che richiederanno indagini approfondite.

RICAVI: INTERESSI E COMMISSIONI
Nonostante il calo dei volumi le banche sono più felici e guadagnano di più. Non tutte perché Banco Popolare ha preso un’altra batosta sul margine da interesse (-7,1%) sempre in parte a causa di Italease e sulle commissioni ha rosicchiato poco al cospetto della super prestazione di Intesa che tocca quasi il +10% e che andrà capita meglio con i dettagli che arriveranno dalla relazione. Quindi meno volumi, più ricavi e i conti tornano a migliorare per le banche.

COSTI: RETTIFICHE E COSTO DEL PERSONALE
Gran parte dell’effetto sull’utile netto dipende però dalla variazione negli accantonamenti per probabili perdite su crediti. In questo caso sbaraglia il campo Unicredit che dimezza lo stanziamento a rettifiche. Interpretazione possibile: o Unicredit ha iniziato a incassare l’effetto di un lavoro pervasivo di gestione dei crediti problematici (partito molto prima delle altre banche) o ha tirato un po’ il fiato.

Sul fronte opposto, e non senza sorpresa, l’andamento del Banco Popolare che sotto pressioni interne o esterne (BCE?) ha quasi raddoppiato l’accantonamento del 3° trimestre rispetto a quello del 2013. Intesa prosegue nel suo graduale calo dopo avere spesato molto nel 2013. Un’altra voce interessante è quella relativa ai costi del personale che diminuiscono in modo significativo solo in casa Unicredit, mentre crescono per Intesa e Banco Popolare. Che gli effetti dei programmi di scivolo incentivato dei dipendenti abbiano un ritardo temporale nel conto economico è altamente probabile, ma l’incremento dei costi di personale sembra anomalo (i dipendenti non sono certo aumentati). Intesa spiega l’aumento con la componente variabile delle retribuzioni, quindi con i bonus pagati dopo il 30.6. Il Banco segnala invece un preoccupante peggioramento del cost-income dal 61,5% al 63,3%: meno ricavi e più costi non fanno bene.
Pigliate tutto con le pinze e con cautela, ci sono tante altre voci da studiare e commentare, perimetri di consolidamento da smontare e rimontare, ma alla fine per me questi numeri raccontano una storia e la sostanza della decrescita felice è in questi pochi grafici. Con maggiore attenzione e un pizzico di aggressività sui listini prezzi e sugli spread (lo vedremo quando usciranno le slides delle presentazioni) le banche fanno meno fumo e più arrosto.




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