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Investimenti: le vittime del salva-tutti

Tratto da MoneyFarm

Investimenti: le vittime del salva-tutti
Domenica 31 gennaio sono stato ospite della manifestazione, svoltasi in piazza SS.Apostoli a Roma, organizzata dal comitato delle vittime delle 4 banche non-fallite (salva-banche). Osservavo con attenzione le facce di quelli che sono stati addirittura definiti “speculatori” e mi rendevo conto che la manipolazione della informazione e la strumentalizzazione da parte di certa politica, rendeva i risparmiatori traditi delle saporite prede per lo show di alcuni squali che fanno più presenza in Tv e sui giornali che nelle aule di tribunale, l’unica vera arena dove poter difendere i diritti violati dei cittadini.

Mi sono limitato a portare la testimonianza di uno che conosce certe dinamiche perché le ha vissute (e non perché aveva una carica sindacale o, peggio ancora, solo politica o accademica) e cercavo di far capire che il processo di calmierazione della giustificata rabbia, parte dall’iniziale meccanismo mediatico-politico di far credere a questi poveri cittadini che:

Tutto ciò è accaduto perché erano clienti di una banca piccola. Bugia! Tutto il sistema ragiona secondo quelle logiche deviate e la cosa che nessuno sottolinea o fa notare è che nel paese del Gattopardo, dove si cambia per non cambiare nulla, hanno affidato la presidenza delle 4 banche e la direzione di Banca Etruria a due ex top manager della più grande banca del paese. Nulla di personale nei confronti dei due prescelti ma l’Istituto di provenienza è la banca che ha collocato più obbligazioni subordinate e strutturate di tutto il sistema secondo una logica commerciale (che ricordiamo è sempre dettata dal top management) del tutto simile (pressioni, manipolazioni di profili di rischio, incentivazioni, etc) a quella ormai denunciata dai clienti delle 4 banche in default. Forse facce nuove sarebbero state più credibili.
Tutto ciò è accaduto perché si è incappati nel consulente infedele. Altra bugia. I prodotti sono costruiti dal top management, le politiche di incentivazione sono pensate dal top management, le pressioni commerciali (quotidiane, costanti, sfibranti) partono dal top management. Il consulente che ha avuto il contatto diretto con il cliente è solo l’ultima ruota del carro che deve sottostare a una logica del profitto “deviato”! Altrimenti è emarginato.
Tutto ciò è avvenuto perché tra i clienti reclamanti la restituzione di quanto indebitamente percepito dalla banca ci sono tanti “furbetti” che erano consapevoli di ciò che stavano acquistando. Ancora una bugia! Gli scaltri e i maliziosi ci sono sicuramente (nel nostro paese sono presenti in tutti i microcosmi sociali) ma rappresentano solo una minoranza che, secondo la mia esperienza, non supererà il 10 % del totale e che verranno individuati immediatamente (basta vedere la movimentazione storica del dossier titoli).
Tutto ciò è avvenuto perché c’è ignoranza e scarsa cultura finanziaria! Insomma … in verità tutto ciò è avvenuto perché si è omesso di dire ai clienti tutte le caratteristiche (e i rischi) dei prodotti acquistati. Perché si è manipolato il profilo di rischio. L’omissione di certe informazioni avrebbe tratto in inganno anche George Soros. Siamo al paradosso, ora in caso di furto si corre a casa del derubato per fargli mettere la porta blindata piuttosto che andare dal ladro e fargli pagare la pena.
L’arbitrato è l’unica soluzione! Anche questo non è vero perché ancora non è stata approvata la legge che regolamenta il caso de quo; perché, in caso di approvazione, esiste un problema di incostituzionalità; perché con l’arbitrato vogliono comprare il silenzio e le singole difficoltà dei risparmiatori; perché con l’arbitrato il risparmiatore riconosce una mezza complicità.
E allora cosa consigliare, senza alcun interesse, ai tanti risparmiatori che domenica (e tuttora tramite i social) mi chiedono cosa fare?

Senza alcun dubbio, per meglio negoziare anche in sede di arbitrato, inonderei dapprima le procure del Centro Italia di querele facendo attenzione sempre a correlarle di due requisiti:

La prova. E a tal proposito il profilo di rischio richiesto alla banca (che deve consegnarlo entro 15 gg secondo Cassazione n* 18555 del 2 agosto 2013) rappresenta la dimostrazione evidente della truffa perpetrata.
Individuazione soggettiva della responsabilità. Non occorre denunciare la banca in maniera generica perché, come dichiaratomi nel corso di un convegno da un Gip, si mette in difficoltà il magistrato che si trova nella condizione di non sapere da chi partire per iniziare l’interrogatorio (amministratore delegato, direttore generale, capo area, direttore di filiale o consulente?) e le indagini. Si faccia direttamente il nome del consulente con cui si è avuto il rapporto diretto e ciò non per riversare la responsabilità (che non ha) sulla ultima ruota del carro ma per iniziare quel processo di “scaricabarile” che porterebbe alla individuazione di una vera e propria strategia di sistema.
Mentre proponevo questa soluzione ho sentito alle spalle un commento “autorevole” di una star del palcoscenico (dei comizi e delle Tv) che sosteneva di evitare le denunce nominative. Forse ho capito il motivo: aveva la stessa maglia del più grande sindacato del settore bancario (per numero di iscritti).

Chi ha orecchie per intendere... intenda!

Qui più che di vittime del salva-banche, mi sembra di assistere al funerale delle vittime del salva tutti!

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