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VENDERE AZIONI NON QUOTATE E’ DIFFICILE: CONSIGLI PER DIFENDERSI

VENDERE AZIONI NON QUOTATE E’ DIFFICILE: CONSIGLI PER DIFENDERSI



Articolo di Vincenzo Imperatore su Il Roma

Conquistare fiducia e credibilità e’ l’obiettivo primario del sistema bancario. Il Gruppo Banca Popolare di Bari ha definito un successo il collocamento presso investitori internazionali, di un'obbligazione senior di 597,2 milioni di euro, emessa nell'ambito dell'operazione di cartolarizzazione di mutui residenziali.

In particolare l’Istituto ha dichiarato che il risultato e’ «un grande segno di fiducia, soprattutto perché ottenuto in un contesto di mercato caratterizzato dal permanere di elementi di incertezza”.

Verissimo. Tanta incertezza e tanta apprensione e’ vissuta anche dai circa 69mila azionisti di BpB che, di fronte al deprezzamento del titolo (oggi quota circa 6,50 euro rispetto ai 9,53 del marzo 2016), vorrebbero vendere, seppur in perdita, per evitare di ritrovarsi nella stessa condizione degli azionisti delle varie banche poi andate in default. Cioè risparmi azzerati!

Le preoccupazioni non sono frutto della psicopatia dei poveri risparmiatori visto che, come scritto due settimane fa su questa rubrica, qualche perplessità produce l’inchiesta risalente al 30 agosto scorso che ha portato all’iscrizione dei vertici dell’Istituto (compresi Marco Jacobini e i figli Gianluca e Luigi) nel registro degli indagati per varie ipotesi di reato tra cui presunte irregolarità nei bilanci.

Vendere le azioni delle banche non quotate, però, non è così facile, soprattutto se si pensa che la compravendita si svolge nell’ambito di un “mercatino” interno dove pare che ci siano stati degli azionisti “privilegiati” che si sono liberati delle azioni (che riacquista la banca) prima del crollo del prezzo. Ma pare, sembra, si immagina, che i fortunati risparmiatori abbiano ricevuto un trattamento di favore nel rispetto della cronologia di chiusura delle operazioni.

Pare, sembra, si immagina che nel registro cronologico degli ordini di vendita ci sarebbero tanti altri “non illustri” risparmiatori che avevano la precedenza rispetto ai soliti “amici degli amici”.

Sarà questione di poco tempo per accertarne la verità. Perché proprio in questi giorni c’e’ stata una svolta giudiziaria determinante. Ci riferiamo a quanto è stato stabilito da un sentenza del 27 settembre scorso della quarta sezione civile del tribunale di Bari a firma del giudice Sergio Cassano a seguito di un decreto ingiuntivo presentato in estate da un azionista barese che nel lontano 1996 ha acquistato circa 430 azioni che ha cercato di rivendere invano da dicembre del 2015. Il risparmiatore più volte aveva richiesto l'ordine cronologico di vendita e più volte la banca si era rifiutata adducendo “non meglio identificate esigenze di riservatezza". La sentenza del giudice è stata chiara: "Il socio deve essere ammesso all'esame dei registri elettronici degli ordini di vendita e di acquisto e quini ha diritto di ricevere copia documentale delle relative risultanze e per tale ragione è legittimato ad avvalersi dello strumento processuale monitorio per ottenere la consegna di tale documentazione".

Ecco il precedente giurisprudenziale che ci mancava e che puo’ rappresentare una svolta nella tutela dei risparmiatori, indipendentemente dal caso BpB.

Tanti lettori, anche clienti della banca in questione, mi hanno scritto sui social e in privato chiedendomi consigli al riguardo.

Allora eccovi due semplici passaggi:

In primo luogo andate in banca e chiedete di verificare il vostro “profilo di rischio”, quella “fotografia” che vi identifica come investitore e che la banca avrebbe dovuto produrre per effetto delle risposte che voi avreste dovuto dare ad un questionario (test di adeguatezza) appositamente predisposto.Se il cliente si accorge che quello sottoposto non è il suo «profilo di rischio», ne chiede (e ottiene) la modifica, adeguandolo alle sue effettive caratteristiche di investitore ma soprattutto forse si rende conto che quelle azioni, se mai conoscesse il significato della parola “azione”, non avrebbe potuto acquistarle. E’ un documento che puo’ essere rilasciato dalla banca allo sportello con un semplice click. Se incontrate resistenze....... insospettitevi!

In secondo luogo, visto che ora la giurisprudenza si è espressa al riguardo, chiedete il registro cronologico degli ordini di compravendita relativo la periodo “sospetto”. Anche in questo caso, se incontrate riluttanza........... raddoppiate il sospetto. Dopodiché raccogliete il tutto e correte da un professionista che sappia difendere i vostri diritti. Se non vi consegnano nulla, non tergiversate ulteriormente. Andateci subito!

Alla prossima.

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Banca Popolare di Bari: tutelatevi prima che sia troppo tardi!

Banca Popolare di Bari: tutelatevi prima che sia troppo tardi!




Articolo di Vincenzo Imperatore su il Roma

Forse scriverò alla redazione di “Chi l’ha visto?” per la soluzione di questo mistero insoluto : che fine hanno fatto i “buonisti” che dicevano che la Banca Popolare di Bari non "sarebbe potuta crollare", altrimenti sarebbe stato un disastro per l'intero territorio visto che quotava circa 70mila azionisti e quasi 3500 dipendenti ? Queste erano le voci autorevoli della politica, questi i commenti dei media specializzati dopo che la magistratura aveva aperto una inchiesta su presunte voragini nascoste nei bilanci di questa banca e derivanti da malagestione, prestiti anomali, acquisizioni di altri istituti decotti. Anche in questo caso siamo di fronte allo stesso classico schema “italiano” laddove finanza e politica si sono scambiati favori con le risorse dei correntisti che sono serviti per finanziare i progetti fallimentari degli “amici degli amici “ in paradossale contrasto con la ufficiale e dichiarata politica creditizia della banca che invece ha chiuso le porte del credito solo ai comuni cittadini. E, tanto per cambiare, chi avrebbe dovuto vigilare - Bankitalia e Consob - non ha vigilato.

Se fosse così, saremmo di fronte a un nuovo caso Monte Paschi (o popolari venete)......

Forse così inizierà il mio editoriale tra qualche mese se mai dovesse verificarsi l’ennesimo default di una banca che può crollare per vari motivi.

Perché non sarà più possibile un nuovo salvataggio statale (mettendo le mani nelle tasche degli italiani) di un istituto di credito!

Perché l’UE nei prossimi mesi affronterà le revisioni dei due provvedimenti europei che regolamentano i fallimenti bancari e i requisiti di capitale.

Perché e’ ormai acclarato ( a breve ne avremo le testimonianze) che gli attuali controlli di Bankitalia e Consob sono solo formali.

Perché i requisiti patrimoniali sono garantiti attraverso “magheggi” che nemmeno il mago Silvan ........

Perché le pene per i manager che mettono in ginocchio le banche non saranno inasprite.

Un consiglio quindi alle migliaia di risparmiatori danneggiati e che hanno visto azzerare i loro risparmi: tu-te-la-te-vi ! Prima che si troppo tardi perché poi si trova sempre qualcuno disposto ad acquistare la banca ad un euro ! Chiedete ai risparmiatori di Popolare di Vicenza e Veneto Banca!

A presto

 

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COME AGIRE DI FRONTE AL TURNOVER SELVAGGIO DEI PROMOTORI FINANZIARI

COME AGIRE DI FRONTE AL TURNOVER SELVAGGIO DEI PROMOTORI FINANZIARI


Articolo di Vincenzo Imperatore su il Roma

Prendo spunto da una intervista rilasciata da Giacomo Campora, direttore generale di Allianz Spa e amministratore delegato di Allianz Bank, a Citywire (
http://citywire.it/news/campora-allianz-i-capi-delle-reti-non-devono-agevolare-i-professionisti-del-cambio-di-casacca/a1045934 ) in occasione del Forum Ambrosetti di Cernobbio per affrontare il tema del turnover selvaggio dei promotori finanziari nelle reti. Semplificando si tratta di capire il fenomeno del continuo “cambio di casacca”, cosi come specificato da Campora, che una buona fetta di promotori finanziari esercita come “professione” per fare cassa attraverso l’incasso di un bonus dal nuovo intermediario grazie al trasferimento del suo patrimonio gestito.

. In particolare Campora si sofferma sulla eccessiva aggressività nell’ attivita’ di reclutamento degli ultimi tempi manifestata da banche e reti di promotori finanziari sottolineandone le cause (“In particolare, oggi so che in tutte le reti c’è grande fermento perchè molti vedono il secondo semestre 2017 come l’ultima possibilità di cambiare rete prima della aumentata trasparenza portata da MiFID2”) ma soprattutto suggerendo una soluzione ( “Chi gestisce le reti non deve agevolare chi ha fatto del cambio di casacca una professione” ).

Sono pienamente d’accordo con Campora ma al riguardo occorre fare alcune considerazioni.

Innanzitutto siamo certi che la copiosa (centinaia di pagine) disciplina MIFID II,in vigore nel 2018 con l’obiettivo di garantire un livello superiore di trasparenza nei confronti del cliente attraverso la esplicitazione di tutti i costi che lo stesso sostiene, prenda in considerazione anche il “premio di ingaggio”? I clienti di una rete di promotori finanziari sono solitamente di natura “private”, con elevate disponibilita’, con una cultura finanziaria media piu evoluta ma soprattutto molto attenti alle eventuali variazioni di condizioni.

In particolare quella tipologia di cliente e’ molto attenta sia ai costi espliciti (quelli che vede subito e presenti suoi prospetti informativi) che a quelli impliciti (non immediatamente percepibili come la commissione di gestione di un fondo). Spetta quindi alla Consob chiarire bene tale aspetto prima della entrata in vigore della direttiva comunitaria e accendere un faro su tale problematica che, se ben disciplinata, puo’ costituire un primo deterrrente per i “professionisti del cambio casacca”. Dire a un cliente “...senti da domani non sarai piu cliente di Banca X ma di Banca Y perche’ io devo guadagnare 500.000 euro ....” sara’ un po' piu difficile.

Il secondo aspetto riguarda invece la solidita’ patrimoniale delle societa’ intermediarie (banche e SIM) che influenza fortemente lo scarico del bonus di ingaggio sui rendimenti dei clienti.

Laddove infatti ci troviamo di fronte a banche o SIM con ottimi ratios patrimoniali, il reclutamento di consulenti da altre reti puo’ essere visto come investimento alla stregua di quelli effettuati dalle banche quando aprono (meglio dire aprivano!!) nuovi sportelli. A tal proposito abbiamo più volte sottolineato su queste colonne che l’indice Core Tier 1 puo’ essere un utile (ma non l'unico ) indicatore

Il problema nasce quando quell’attivita’ selvaggia di recruiting e’ fatta da aziende i cui bilanci presentano buchi: in tal caso il costo dell’arruolamento non riuscirebbe a creare valore per l’azienda.

Forse e’ per questo motivo che Allianz Bank e’ prima nella classifica del reclutamento a luglio 2017 ?

 







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