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IL GRANDE PERICOLO DEGLI INCAGLI

tratto da: linkerblog.biz

Che il sistema bancario italiano sia inquinato da un livello molto elevato di sofferenze non è più un segreto, le statistiche riportano mensilmente o trimestralmente l’andamento di questa scomoda voce. Si parla invece molto poco degli altri crediti deteriorati, gli incagli che in prospettiva rappresentano lo snodo più complesso per le banche. Perché se sulle sofferenze si può solo ipotizzare uno spurgo attraverso cessioni a valori molto ridotti a società e fondi specializzati che gestiranno il recupero (ne sono state concluse diverse in questi giorni), sugli incagli il discorso è diverso, sugli incagli bisogna riflettere, agire con massima delicatezza ed evitare che si trasformino in sofferenze.

Innanzitutto occorre capire di quale numero si stia parlando: alla fine di giugno di quest’anno avevano raggiunto la punta di 102,8 miliardi, rispetto ai 33,3 mld di fine 2008. Una crescita di quasi 70 mld.

Oltre alla dimensione conta la capacità di gestirli, perché i flussi che alimentano le sofferenze provengono normalmente proprio dagli incagli e a volte si tratta semplicemente di soggettività nella classificazione. Prendendo ad esempio i dati pubblicati nell’ultima trimestrale da UBI Banca, che ha un grado di trasparenza molto più elevato rispetto a tutte le altre banche, si nota come i passaggi da una categoria all’altra siano anomali e probabilmente derivati da interventi interni di ‘pulizia’: 


Come si può notare dalla tabella i flussi di aumento o diminuzione non sono graduali e lineari, come ci si dovrebbe aspettare, ma sembrano piuttosto procedere a scatti sulla base di trasferimenti massicci da una categoria all’altra, pur tenendo in conto alcune posizioni di importo rilevante.
Il secondo punto critico è la percentuale di copertura che si aggira mediamente attorno al 20%. UBI Banca è uno dei gruppi bancari con percentuali di copertura che sta sotto alla media, anche in funzione di valutazioni sulle garanzie collaterali che proteggono l’esposizione.



Come si vede dal grafico la percentuale di rettifiche sugli incagli è salita per UBI dal 14% al 16% ma qualora questa massa di posizioni incagliate dovesse essere riclassificata a sofferenza la percentuale di copertura dovrebbe salire in zona 60%. Ecco perché gli incagli sono la sfida più complessa per le banche, se l’intero blocco di incagli dovesse passare a sofferenza parleremmo di almeno altri 40 miliardi di nuovi accantonamenti una cifra non sostenibile per i profitti delle nostre banche. La speranza delle banche è che una timida ripresa dell’economia possa riportare in bonis una buona parte degli incagli accumulati nel tempo, se questo non accadesse i problemi di bilancio continuerebbero ad essere molto seri.


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