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IL FONDO PER LE PMI CAMBIA PELLE

tratto da www.linkerblog.biz

IL FONDO PER LE PMI CAMBIA PELLE Uno sguardo ai dati pubblicati sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico può aiutare a capire come si stia comportando il Fondo Centrale di Garanzia, il principale strumento messo a disposizione dai vari governi (Berlusconi, Monti, Letta) per allentare la tensione sul fronte dell’accesso al credito. I dati statistici pubblicati sono abbastanza recenti e riportano le operazioni approvate sino al 30 settembre. Come preannuncia il titolo il Fondo sta gradualmente cambiando pelle e tentando di ricostruire una serie storica (non esiste una base dati omogenea) a qualche considerazione è possibile giungere.
Volumetricamente l’utilizzo del Fondo è stato in crescita nel 2013, al contrario del 2012 dove solo le domande accolte erano leggermente aumentate (61.400 contro 55.200 del 2011) mentre il credito erogato si era contratto del 10% (4,0 mld. di garanzie contro i 4,4 del 2011) per un tale di 8,2 mld. di finanziamenti erogati con la copertura dello Stato, ancora come avevamo osservato ben lontano dalle aspettative di 20 miliardi di nuovo credito annunciate dai precedenti governi. Nei primi 9 mesi del 2013 il numero di operazioni accolte sale dell’11% e se il ritmo dovesse continuare allo stesso passo per l’ultimo trimestre le garanzie sarebbero 40% più alte che nel 2012. Tutto bene? Complessivamente sì, trattandosi come detto dell’unico vero strumento di supporto al credito delle PMI insieme ai fondi messi a disposizione dalle Regioni. Ci sono però importanti modifiche all’interno della composizione delle garanzie approvate, come viene raccontato nell’infografica preparata:
 
Sono 3 i punti salienti:
1) la percentuale di intervento a garanzia è salita dal 2011 dal 53% al 59% perché lo Stato ha deciso con gli ultimi provvedimenti di alzare il livello di copertura offerto alle banche.
2) la composizione nel grado di utilizzo della garanzia statale si sta modificando gradualmente verso dimensioni d’impresa maggiori. Se nel 2011 le medie imprese avevano prelevato solo il 27% dei 4,4 miliardi messi a disposizione dallo Stato, nei primi 9 mesi del 2013 sono salite al 37% con 5.560 operazioni. Scendono in corrispondenza le micro imprese dal 30% al 22% in valore della garanzia utilizzata.
3) si è raddoppiata la quota di garanzie concesse direttamente alle banche senza passare per la controgaranzia di un Confidi.
Mettendo assieme le 3 informazioni la tesi che mi sentirei di sostenere è che è stata un sospetto per parecchio tempo è che sono le banche ad avere indirizzato le imprese verso il fondo, utilizzandolo in modo più profondo per ridurre il consumo di capitale, per coprire rischi di imprese più grandi (e magari non proprio così rischiose) e hanno capito che questo vantaggioso canale andava gestito direttamente con strutture specializzate, non si spiega altrimenti il raddoppio della quota di operazioni concesse direttamente a scapito del flusso gestito dai Confidi.
La conclusione è che per rimanendo un’ottima sponda per l’accesso al credito il Fondo sta gradualmente snaturando la propria funzione allontanandosi dalle piccole imprese (ci sono lamentele in proposito di Rete Imprese Italia) e dal credito incrementale per diventare di fatto un secondo salvagente offerto al sistema bancario: il Fondo per ridurre velocemente il consumo di capitale, la liquidità della BCE per fare profitti di trading e creare nuovo capitale.
Perché il problema sta là e si vedrà nuovamente se la BCE dovesse toccare la ponderazione dei titoli di Stato: alle banche italiane manca ancora capitale in una corsa che sembra non avere mai fine.

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