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IL FONDO DI GARANZIA APRE LA BOCCA

tratto da www.linkerblog.biz

IL FONDO DI GARANZIA APRE LA BOCCA  Come spesso capita le verità scomode si scoprono dopo.
Da tempo su queste pagine abbiamo puntato l’indice sul funzionamento del Fondo di Garanzia essenzialmente per due ragioni: la prima è che la super-dotazione aggiuntiva di capitale fornita a fine 2011 dal Ministro dello Sviluppo non è affatto servita a creare quei 20 miliardi di nuovo credito ipotizzati dal Ministero. I fatti dovrebbero avermi dato ragione perché le statistiche menzionate nella conferenza stampa dell’8 febbraio hanno mostrato un volume di finanziamenti di soli 8,1 miliardi, in calo del 2% rispetto agli 8,3 miliardi del 2011 (vedi grafico in basso). Già questi numeri basterebbero per provare che il Fondo, pur essendo un ottimo strumento per aiutare il credito e le banche, non ha la forza materiale per supplire a quel calo di 40 miliardi di credito alle imprese che si è registrato nell’ultimo anno.
La seconda critica al funzionamento del Fondo di Garanzia è che per i criteri adottati e per il fatto di prevedere comunque l’iniziativa della banca e quindi l’accettazione di quota parte del rischio impresa, il suo utilizzo è stato orientato su piccole e medie imprese con un profilo qualitativo piuttosto buono e tranquillo, facendo pensare che la garanzia messa a disposizione dello Stato sia servita soprattutto ad alleggerire i costi di capitale delle banche, invece di facilitare l’accesso al credito da parte di chi è stato marginalizzato per effetto della sua rischiosità (=rating).
Diciamo che non si tratta di un’osservazione peregrina se solo leggete quanto scritto oggi sul Sole 24 Ore a pag.10 da Carmine Fotina (“Criteri <soft> per le garanzie”)
"La riforma del Fondo di garanzia per le Pmi dovrà arrivare entro un mese. Toccherà a un decreto dello Sviluppo economico, di concerto con il ministro dell’Economia, introdurre le modifiche per il rafforzamento. Saranno innanzitutto ampliati i criteri di valutazione delle imprese ai fini dell’accesso alla garanzia e della misura dell’accantonamento come coefficiente di rischio. L’obiettivo è evitare che la recessione economica e la stretta creditizia, riflettendosi sui dati di bilancio delle imprese, possano pregiudicare l’accesso da parte di aziende che restano strutturalmente sane.
Secondo valutazioni del comitato di gestione del Fondo e dei tecnici di Banca d’Italia, attualmente solo una quota minoritaria di imprese soddisfa i valori economico-finanziari di riferimento considerati per l’accesso al Fondo. Sulla base di dati di bilancio 2011, solo il 13,7% delle piccole imprese manifatturiere presentano un rapporto Mol/fatturato maggiore o uguale al valore di riferimento (15%) assunto per la valutazione delle richieste di garanzia. Non solo: il 96,1% delle aziende considerate ha registrato un calo annuo del fatturato maggiore o uguale al valore di riferimento (-40%) di un altro indice applicato per il Fondo."

E’ la conferma che i criteri, tarati su un mondo pre-crisi, sono diventati nel tempo così stretti da fare filtrare solo 14% delle PMI, che devono essere indubitabilmente le migliori e quindi occorre domandarsi se davvero le migliori avessero bisogno di una garanzia dello Stato per avere credito… Se così fosse saremmo conciati proprio male..
Ora il collo della bottiglia dovrebbe allargarsi vediamo di quanto, tenendo sempre presente quanto detto più volte: la garanzia dello Stato deve essere data a imprese non decotte altrimenti sarebbe aiuto di Stato.
Ma imprese definibili sane pur avendo temporanee difficoltà finanziarie, per i ritardi di pagamento dello Stato o per i tempi necessari alla loro ristrutturazione, di imprese così ce ne sono moltissime e quella garanzia del Fondo servirebbe e molto. Speriamo e aspettiamo a vedere i nuovi criteri.

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