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IL CREDITO ALLE IMPRESE NON CAMBIA VERSO

tratto da www.linkerblog.biz

IL CREDITO ALLE IMPRESE NON CAMBIA VERSO  Non occorreva la sfera di cristallo per fare la previsione, ma per gli amanti del fact-checking è possibile ritornare a quanto avevamo pubblicato lo scorso dicembre (“Non illudete le imprese: il credito non tornerà“).
Infatti alla contabilità del mese di maggio, rilasciata in settimana dalla Banca d’Italia, i prestiti alle imprese continuano a calare, negli ultimi mesi il calo su base annua è tornato ad avvicinarsi al 5%. Anno dopo anno sono scomparsi 90 miliardi di credito prima destinati alle imprese, a un ritmo che come mostra il grafico sembra essere stabile o in leggero peggioramento sul valore medio dall’aprile 2013 e non fornisce indicazioni di una chiara inversione

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Perdere credito fa bene o male?
Per diverse imprese è un problema serio, per molte altre è una dieta dimagrante forzata che potrebbe anche fare del bene, se la situazione di cassa e liquidità regge, perché con la compressione dei margini industriali e operativi, sostenere troppo debito può diventare una trappola mortale. Nella ritirata precipitosa è del tutto possibile che siano rimaste intrappolate imprese che cercano credito per fare investimenti e rilanciarsi, perché oggi è più difficile vendere in banca speranze di crescita e di fatturati. Sale decisamente il bisogno di supportare le dichiarazioni con piani ben strutturati e numeri solidi, di fronte ai quali possono cadere molte barriere di diffidenza.
Delle frasi di incoraggiamento e delle promesse ascoltate nei convegni o pubblicate sulla carta stampata resta poco.
Il sistema bancario è impaurito dal continuo flusso di posizioni a incaglio e sofferenza, in attesa dell’esito dei nuovi stress-test della BCE e con questi chiari di luna non ha intenzione di fare credito a qualsiasi costo.
Sta filtrando severamente le nuove operazioni, talvolta dilatando nel tempo le risposte per "costringere" le imprese a rinunciare (piuttosto che declinare) su un parco imprese che nel 30-40% dei casi non ha i numeri a posto per indebitarsi ulteriormente: se si presta solo a metà dei clienti rispetto al periodo della grande bonanza, le percentuali non possono che essere negative. Il risultato non deve quindi sorprendere.
Semmai sorprende che ci sia ancora chi sostiene che tutto sta normalizzandosi.









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