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IL BLUFF DELLE BANCHE CHE NON INGANNA IL MERCATO

Tratto da Lettera 43

IL BLUFF DELLE BANCHE CHE NON INGANNA IL MERCATO
Dichiarazioni rassicuranti del ministro Padoan («..il nostro sistema bancario e' solido....»), piani di salvataggio non statalisti annunciati (... ma di difficile realizzazione...), media (quasi tutti) schierati a 'negare' le preoccupazioni del default degli istituti di credito. Tutto questo non basta.
Tutto questo non offre le giuste garanzie al mercato che continua a bocciare in Borsa il sistema bancario. Perché?
Perché gli analisti sanno leggere i bilanci e si preoccupano della voce 'crediti in sofferenza', cioè di quei prestiti che, per effetto della crisi economica, non verrano restituiti integralmente e soprattutto saranno rimborsati in tempi lunghi.
Su Lettera43 avevamo affrontato il problema nel febbraio 2016 e oggi si sta verificando quanto previsto.
Ma cerchiamo di capire in termini semplicissimi di cosa si tratta.
PRESTITI VALUTATI AL 33% DALLE BANCHE. Le banche hanno valutato quei prestiti mediamente al 33% del loro valore facciale. In altri termini hanno pensato di recuperare solo 33 euro per ogni 100 euro prestati a chi non può più restituirli. E quindi portando a casa una perdita (o previsione di perdita) di 67 euro che deve essere sanata attraverso un aumento di capitale.
E fin qui, oltre alla considerazione sulla inefficienza gestionale nella valutazione del merito creditizio, e quindi alla bocciatura tout court di quel management e dei sistemi adottati, ci viene da dire che dopotutto, in una economia liberista, chi rischia (la banca è un'impresa come le altre sottoposta al rischio di impresa) può anche fallire e ripartire se trova chi le fornisce di nuovo capitale.
Ecco il punto è propio quello. Ma di quanto capitale hanno bisogno le banche in crisi (in primis Mps e Unicredit)? Il mercato non crede al fatto che quelle previsioni di perdita (67 euro) siano veritiere e quindi boccia in Borsa la bugia della stima di capitale da richiedere al mercato (per qualche banca di sistema circa 5 miliardi).

Gli analisti stimano recuperi inferiori
Infatti gli analisti ritengono che quei 'crediti a sofferenza', per effetto dell'analisi della effettiva situazione della nostra economia reale, non valgano 33 euro ma addirittura 18-20 euro. Tradotto: a fronte di 100 euro prestati la banca può recuperare mediamente solo 18-20 euro e quindi deve contabilizzare una perdita (o previsione di perdita) di 80-82 euro.
A quel punto la necessità di capitale si raddoppia quasi (8-10 miliardi)
E allora ecco la perplessità degli analisti: care banche se chiedete (sempre che ve li diano) al mercato 5 miliardi, questi non sono sufficienti a farvi ripartire e quindi rischiate (sempre per la vostra incapacità di essere trasparenti con gli investitori) di farci perdere anche questi ulteriori fondi che vi mettiamo a disposizione.
PROSPETTIVE DI DIVIDENDI NON ESALTANTI. Ma non dobbiamo dimenticare un altro aspetto fondamentale nella valutazione dell'investimento (rischiosissimo) in azioni delle banche: il rendimento di quell'investimento.
Il dividendo, la parte di utile aziendale destinata agli azionisti sotto forma di remunerazione del rischio assunto, è l'unico motivo per cui gli investitori istituzionali e il privato cittadino rischiano, sempre che ne siano consapevoli, dando soldi alle banche.
E gli utili si fanno con strategie commerciali chiare, con politiche di gestione degli asset coerenti, con una visione strategica ben definita. Solo così gli investitori si convincono e acquistano le azioni.
BANCHE INCAPACI DI STRATEGIE EFFICACI. Tutto questo al momento manca. Le banche stanno navigando a vista senza una rotta ben definita, con decisioni e politiche che hanno solo lo scopo di tamponare falle e comprare tempo.
In Unicredit, per esempio, dopo l'epurazione del management vecchio e inefficiente (di cui abbiamo parlato qua), l'unica cosa che hanno saputo fare è stata la vendita dei gioielli di famiglia (quote di Bank of Pekao e di Fineco), così come fanno quei disperati che, dopo aver perso lavoro e reddito, vanno a vendere l'oro e le pellicce per continuare ad assicurare un pasto ai propri figli.
Tutto questo il mercato sa leggerlo e sicuramente si preoccupa di affidare i proprio risparmi a chi sta manifestando, nel silenzio, segnali di disperazione
Il peggio deve ancora venire.
 

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