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Il bilancio del Calcio Napoli studiato dal Napolista: siamo sicuri che De Laurentiis sia un pappone?

In dodici anni, compreso i 30 milioni investiti per l’acquisto della società, De Laurentiis non ha ancora guadagnato un euro. Ha investito quei 50 milioni che sono la differenza tra noi e la Juventus.

Il bilancio del Calcio Napoli studiato dal Napolista: siamo sicuri che De Laurentiis sia un pappone?

Articolo a cura di Vincenzo Imperatore su il Napolista

Vincenzo Imperatore non ha bisogno di presentazioni. È uno dei  dirigenti bancari più noti in Italia, molto probabilmente il più noto. Ha lasciato la banca e ha scritto due libri (“Io so e ho le prove” e “Io vi accuso”, da cui sono stati tratti anche uno spettacolo teatrale). Gira l’Italia, anche le scuole, per raccontare la propria vicenda e soprattutto per insegnare agli italiani come tutelarsi. Di fatto, oggi svolge due lavori: racconta il sistema creditizio italiano e ha uno studio di consulenza dove concretamente aiuta tanti imprenditori e non solo. Imperatore è anche un grande tifoso del Napoli e da qualche mese le strade sue e del Napolista si sono incrociate. Ne è nata una grande simpatia umana e un’intesa e una collaborazione professionale che procedono spedite. Quel che segue è un lavoro di settimane che hanno svolto lui e Marco Dambra – barlettano con Napoli nel cuore –  sul bilancio della Società Sportiva Calcio Napoli che vi proporremo in quattro puntate, come spiegano nel primo pezzo).

I numeri del Napoli – prima puntata

Tra il Napoli e lo scudetto mancano 50 milioni. Questa è la distanza tra noi e la Juventus, una distanza tecnica e di esperienza che si racchiude in quella cifra.

Per tentare di spiegare bene un concetto semplificato per il titolo della rubrica, però, dobbiamo fare un passo indietro, un rewind sul nastro dei ricordi.

L’incontro con Fassone

Qualche anno fa, nella mia precedente vita di manager bancario, precisamente nel maggio del 2011, ebbi l’occasione di incontrare, per motivi di lavoro l’allora direttore generale del Napoli Marco Fassone presso la sede di Castelvolturno.

Devo essere sincero: mi interessava poco delle strategie commerciali che la banca aveva in mente di sviluppare con la Società Sportiva Calcio Napoli, ero già con la testa fuori da quel sistema ma soprattutto ero al cospetto del massimo dirigente operativo della mia squadra del cuore e non potevo farmi sfuggire l’occasione di parlare di calcio!

Mancavano poche partite alla fine del campionato e il Napoli era stabilmente terzo in classifica. Se quel risultato fosse stato confermato, significava accesso diretto in Champions League dopo 21 anni dalla ultima apparizione.

In Champions…purtroppo

La domanda sblocca-tensione (anche per Fassone che non aveva nessuna voglia di stabilire un accordo con “quella banca”) fu diretta: “allora Direttore ci siamo quasi! Siamo pronti per i festeggiamenti?”

La risposta mi raggelò: “ci siamo purtroppo!”

Ma come, pensavo, dopo 21 anni entriamo in Champions League, incassiamo un bonus di circa 40 milioni di euro, usciamo definitivamente da quel brutto incubo che è stato il fallimento e le serie inferiori e questo mi dice “purtroppo”?

Secondo me, riflettevo mentre emergeva in me il tifoso e non il professionista, questo è ancora juventino inside!

Lezione di gestione di una società calcistica

E invece in quella occasione ebbi una illuminante lezione di gestione di una società calcistica perché Fassone, accorgendosi del peggioramento del mio humor, con grande disponibilità (e spero stima) mi disse che il passaggio in Champions League avrebbe alterato definitivamente il bilancio del Napoli che, da quel momento, avrebbe dovuto ragionare su previsioni e numeri completamente diversi rispetto a quelli delle ultime stagioni.

In particolare si soffermò, con profonda competenza di analisi di bilancio (pur essendo un laureato in Lettere Moderne!), sulla dinamica dei ricavi e dei costi. La sua giustissima tesi era così sintetizzata:

  1. i ricavi sicuramente aumenteranno per effetto del bonus, degli ulteriori incassi e dei premi-punti ma sono entrate VARIABILI, nel senso che non rappresentano un incasso CERTO per i successivi anni perché legati ai risultati sportivi, di per se aleatori.
  2.  I costi cresceranno invece per effetto dell’adeguamento della rosa calciatori (acquisti e ingaggi) e dell’aumento delle spese di gestione (trasferte e altro) e diventeranno FISSI per almeno un periodo di 3-5 anni (durata standard dei contratti con i calciatori).
    Quindi costi fissi a fronte di ricavi variabili! Un suicidio gestionale per chi non riesce a governare con professionalità ed efficienza i “numeri” di una azienda.

Un regalo per il Napolista

E allora ci siamo detti, partendo proprio dal ricordo delle dichiarazioni di Fassone, che era venuto il momento di mettere le mani dentro quei bilanci e di analizzarne i contenuti. Un regalo per il compleanno del Napolista che svilupperemo in 3-4 puntate da leggere poi come un unicum.

Il lavoro di squadra

A tal proposito faccio notare che sto utilizzando la prima persona plurale (NOI ci siamo detti……NOI svilupperemo….ecc) non per vezzo linguistico, né tantomeno (pur sentendone la necessità) per ribadire lo spirito di squadra del Napolista ma perché questo lavoro è stato fatto in collaborazione con Marco Dambra, stimato professionista nel settore della comunicazione, stretto collaboratore del mitico e compianto Pietro Mennea e “malato” del Napoli (oltre che del suo Barletta), cui diamo il benvenuto tra i Napolisti. Nato e cresciuto a Barletta, nella provincia del Regno densa di juventinità e interismi, Marco è una sorta di Wikipedia dei colori azzurri.

Gli obiettivi di questo studio

Ma ora andiamo ai contenuti e agli obiettivi che ci siamo posti con questo approfondimento sui bilanci azzurri dalla rinascita all’ultimo disponibile (al 30 giugno 2016). Vogliamo fare delle riflessioni sulle prospettive di crescita della nostra squadra del cuore. Innanzitutto capendo se realmente ci sono queste condizioni per migliorare. Oppure constatando che la situazione attuale è il massimo raggiungibile in questo momento e che in realtà il rischio maggiore è quello di un ridimensionamento. Non vogliamo dilungarci con le parole, preferiamo far parlare i numeri, che difficilmente possono mentire.

Gli utili o le perdite del Napoli di De Laurentiis

Il primo dato che andiamo ad esaminare è quello finale di ogni bilancio. L’utile o la perdita di esercizio, cifre forse già abbastanza note a tutti, ma che vogliamo analizzare e ricordare in uno schema che focalizzi l’insieme della gestione De Laurentis, stagione per stagione.

UTILE/PERDITA DI ESERCIZIO S.S.C. NAPOLI spa

2015/16: – € 3.211.239

2º in Serie A.

Quarti di finale di Coppa Italia.

Sedicesimi di finale di Europa League.

2014/15: – € 13.074.596

5º in Serie A.

Vince la Supercoppa Italiana.

Semifinalista di Coppa Italia.

Play-off di Champions League.

Semifinalista di Europa League.

2013/14: + € 20.217.304

3º in Serie A.

Vince la Coppa Italia.

Fase a gironi di Champions League.

Ottavi di finale di Europa League.

2012/13: + € 8.073.447

2º in Serie A.

Ottavi di finale di Coppa Italia.

Sedicesimi di finale di Europa League.

Finalista in Supercoppa Italiana.

2011/12: + € 14.720.757

5º in Serie A.

Vince la Coppa Italia.

Ottavi di finale di Champions League.

2010/11: + € 4.197.829

3º in Serie A.

Quarti di finale di Coppa Italia.

Sedicesimi di finale di Europa League.

2009/10: + € 343.686

6º in Serie A.

Ottavi di finale di Coppa Italia.

2008/09: + € 10.934.520

12º in Serie A.

Quarti di finale di Coppa Italia.

Primo turno di Coppa Uefa (tramite superamento del Terzo turno di Coppa Intertoto).

2007/08: + € 11.911.041

8º in Serie A.

Ottavi di finale di Coppa Italia.

2006/07: + € 1.416.976

2º in Serie B. Promosso in Serie A.

Ottavi di finale di Coppa Italia.

2005/06: – € 9.088.780

1º nel girone B della Serie C1. Promosso in Serie B.

Ottavi di finale di Coppa Italia.

Ottavi di finale di Coppa Italia Serie C.

Finalista di Supercoppa di Serie C1.

2004/05: – € 7.061.463

3º nel girone B della Serie C1. Finalista play-off.

Le prime due stagioni e le ultime due in perdita

A parte le cospicue ed inevitabili perdite nelle prime due stagioni del nuovo Napoli, quelle disputate in Serie C1 al cospetto di Gela e Manfredonia (con tutto il rispetto per queste compagini), ci sono state otto annate consecutive con il segno positivo (il top sono gli oltre 20 milioni di utili raggiunti nel 2013/14) e le ultime due con una perdita significativa, culminata nei 13 milioni del 2014/15. Peraltro frutto di un singolo evento, la sconfitta con l’Athletic Bilbao nel preliminare di Champions League.

È scontato che nella stagione in corso i conti azzurri torneranno ampiamente a sorridere, grazie alla buonissima campagna nella massima competizione continentale e alla maxi-plusvalenza per la cessione di Higuain.

Un risultato netto aggregato di 40 milioni

In sintesi la gestione economica, finora molto attenta al contenimento dei costi, ha generato, in dodici anni, circa 40 milioni (39,4 per la precisione) come risultato netto aggregato. Utili mai distribuiti ma ancora presenti nelle conti della società sotto forma di patrimonio netto (56 milioni) per essere utilizzati quando serviranno per coprire (speriamo di no) eventuali future perdite o per sostenere (speriamo di sì ) prospettici investimenti sulle strutture.

Durante la gestione De Laurentiis i componenti del Cda hanno percepito però un importo complessivo come stipendi di circa 20 milioni di euro. Quindi 20 milioni già finiti nelle tasche del Presidente & Family alla media di 1,7 milioni di euro annui come contropartita del lavoro effettuato.

Ma fermiamoci un attimo.

L’acquisto del Napoli è costato 30 milioni

Ricordiamoci innanzitutto, così come scritto nella Relazione sulla Gestione relativa al bilancio 2005, che l’acquisto del ramo di azienda riguardante l’attività sportiva dal fallimento S.S.C. Napoli SpA. è avvenuto al prezzo di Euro 29.500.000 oltre imposta di Registro del 3%. Quindi un rischio di circa 30 milioni sostenuto attraverso un finanziamento di Unicredit (interamente garantito dal patrimonio della famiglia De Laurentis) già rimborsato dopo appena tre anni con i proventi del Calcio Napoli.

In più i soci, nel corso di questi dodici anni, hanno apportato come capitale di rischio altri 16,65 milioni di euro, concentrati soprattutto nei primi due anni di attività per ripianare le perdite.

E siamo a un totale di 47 milioni circa di rischio di cui 30 già recuperati!

De Laurentiis ha versato nel Napoli 51 milioni di euro

Infine, dall’analisi dell’ultimo bilancio del Napoli al 30 giugno 2016, figura anche un “finanziamento soci” al 30.06.2015 di Euro 3.911.220 che, è bene sottolineare, è da catalogare come capitale di prestito e non di rischio. In altri termini, la famiglia De Laurentis, in 12 anni, ha messo nelle casse del Napoli 47 milioni come capitale di rischio e altri 4 milioni circa come prestiti (che devono essere rimborsati).

Totale 51 milioni di cui 50 (30 rimborsati a Unicredit + 20 di compensi) già recuperati!

Quindi dopo 12 anni un imprenditore che è venuto nella nostra città per rischiare il suo capitale non ha ancora guadagnato un euro.



Solo per capire la portata del rischio, se il presidente avesse investito in questi 12 anni la cifra di 51 milioni acquistando un semplice titolo di stato (cfr tabella allegata), avrebbe guadagnato mediamente circa il 2,7% annuo! Una cifretta pari mediamente a 800 mila euro annui.

Davvero un pappone?

Alla prossima

Vincenzo Imperatore e Marco Dambra

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