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I TROPPI LATI OSCURI DELLO SBLOCCA CREDITI

Articolo di Vittorio Grilli tratto da Repubblica del 13 aprile 2013

I TROPPI LATI OSCURI DELLO SBLOCCA CREDITI Il Decreto che stabilisce il pagamento dei debiti pregressi della Pubblica Amministrazione (PA) è stato accolto con unanime soddisfazione nel Paese. Tutto è bene quel che finisce bene. Ma sono molti i dubbi che la faccenda ancora solleva.

1. Perché solo ora, e in poco tempo, il Governo ha decretato il pagamento di debiti accumulati negli anni, quando mesi fa sembrava impossibile? È stata la Commissione Europea, di fatto, a deciderlo, stabilendo il limite di 30 giorni per i pagamenti e autorizzando il conseguente aumento del debito pubblico. Spaventata dalla profonda recessione in cui l’Italia si sta avvitando, di fronte all'incapacità della Bce di riavviare il credito, ma non volendo rinnegare esplicitamente l’austerità fiscale che le ha imposto, la Commissione ricorre al pagamento dei debiti pregressi per autorizzare di fatto una forte immissione di liquidità (2,5% del Pil), facendo finta che non si tratti della più classica delle politiche fiscali espansive.

2. Il pagamento dei debiti della PA aumenterà il debito pubblico di 40 miliardi (portandolo oltre il 130% del Pil). Come può aumentare il debito complessivo se pago un debito con altro debito? Infatti, non aumenta; è sempre stato più elevato del dichiarato. Lo Stato sostituisce debiti commerciali con titoli di Stato. Ma i primi non rientrano nel calcolo del dato ufficiale sul “debito pubblico”. Un debito, però, è un debito: che sia commerciale o un Btp, alla fine deve essere ripagato con le tasse dei cittadini. Il dato ufficiale non è quindi una rappresentazione veritiera ed esauriente dell’onere che grava sul futuro degli italiani.

3. Come è stato possibile “occultare” così tanto debito (forse anche 100 miliardi). È la combinazione di regole contabili cervellotiche e di una gestione e controllo della spesa pubblica inefficiente. Le spese pubbliche sono contabilizzate per competenza, ma il debito per cassa. Tradotto: un Ente Locale fa una spesa prevista nel suo bilancio previsionale, quindi autorizzata dallo Stato; in quanto tale rientra nella spesa pubblica ai fini del calcolo del “deficit”. Se poi lo Stato taglia i trasferimenti (con il Patto di Stabilità) non fornendo i mezzi per pagare la spesa, l’Ente fa un debito; che però non viene contabilizzato: lo si fa solo nel momento in cui viene liquidato. Si spiega così perché i rimborsi della PA aumentino il “debito pubblico” del 2,5% del Pil, ma il deficit solo dello 0,5%.

4. Se tutti i debiti pregressi fossero stati fatti a fronte di spese in bilancio, il loro pagamento non dovrebbe lasciare invariato il deficit? Non è così. Ci sono Enti Locali che spendono, specie per investimenti, senza che le voci siano autorizzate in bilancio. Sono i debiti “sotto la linea”. A quanto ammonta questo debito sommerso? Nessuno lo sa. Possibile? E’ la prova che la gestione e il controllo della spesa pubblica sono un colabrodo.

5. Se i rimborsi della PA sono un problema di debito, perché la Commissione enfatizza il limite invalicabile del 3% al deficit? Soltanto per salvare la faccia volendo far credere che il totem del 3% abbia ancora una qualche validità. Anche se tutti hanno ormai capito che in una crisi del debito quello che conta è la sostenibilità, che dipende dalle prospettive di crescita.

6. Gli Enti Locali senza fondi li possono prendere a prestito a 30 anni dalla Cassa DDPP. Ma poiché la Cassa non rientra nella PA, non è anche questo un modo per occultare “debito pubblico”? E non ci sono utilizzi migliori del risparmio postale?

7. Alcuni debiti della PA sono stati ceduti dai creditori alle banche; che adesso vengono rimborsati con titoli di stato. In questo modo le banche aumentano ulteriormente i già massicci investimenti in debito pubblico legando sempre di più le loro fortune a quelle della finanza pubblica italiana, in un abbraccio che in altri paesi si è già rivelato letale.

8. Perché si passi dal decreto al pagamento, gli Enti debitori si devono prima “certificare” con la Ragioneria Generale, e poi certificare tutti i loro debiti entro settembre; evitando di certificare due volte lo stesso credito; di pagarlo due volte perché ceduto a una banca; o dimenticare di certificarli tutti, aprendo una miriade di contenziosi infiniti.
Meglio aspettare l’autunno prima di brindare.

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