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I fondi europei : uno strumento sottoutilizzato

Decine di miliardi messi a disposizione delle piccole imprese e non utilizzati.


Articolo a cura di Vincenzo Imperatore su "Il Roma"

Decine di miliardi messi a disposizione delle piccole imprese e non utilizzati. Soprattutto il Mezzogiorno d’Italia è beneficiario di tantissimi fondi che poi non vengono erogati alle imprese. Ed è inutile girarci intorno: questa volta le banche non c’entrano nulla! La responsabilità di tale spreco è solo degli imprenditori del nostro paese che si affidano a consulenti impreparati e spesso conniventi con il sistema delle clientele.
Stiamo parlando dei finanziamenti europei che costituiscono lo strumento principale dell’Unione Europea per attuare una strategia di integrazione economica e sociale dei Paesi membri. L’Unione Europea, ogni sette anni, infatti, predispone un programma di finanziamenti per lo sviluppo in vari settori: salute, tecnologia, agricoltura, imprenditoria giovanile, start up, ecc.

Si tratta in sostanza di contributi a fondo perduto assegnati dal Consiglio dell’Unione ai progetti operativi ritenuti meritevoli.
Si possono distinguere due tipi di finanziamenti europei:
  • i finanziamenti europei diretti gestiti direttamente dalla Commissione europea
  • i finanziamenti europei indiretti (anche detti fondi strutturati) la cui gestione è affidata direttamente agli Stati membri.

Nel caso della gestione indiretta o decentrata (fondi strutturali), le risorse del bilancio dell’Unione Europea vengono quindi trasferite agli Stati membri interessati e gestite prevalentemente tramite le Regioni.
Queste, poi, sulla base dei propri programmi operativi, ne dispongono l’utilizzazione e l’assegnazione ai beneficiari finali.
Sebbene la maggior parte dei consulenti conosca solo i fondi strutturali, capita però molto spesso che le Regioni debbano restituirli indietro perché non vengono richiesti/utilizzati nei tempi previsti.
I motivi sono vari. Innanzitutto, le Regioni non sempre sono in grado di predisporre i bandi per erogare i fondi. Per accedere ai fondi europei occorrono nelle Regioni professionisti preparati sul fronte del diritto comunitario e poliglotti, mentre spesso queste funzioni vengono affidate a fedelissimi del governatore di turno.
In secondo luogo, laddove riescano a predisporre i bandi, non si raggiunge quasi mai l’accordo sulla nomina dei componenti delle commissioni di valutazione.
Infine, laddove si riesca ad effettuare il finanziamento, all’obiettivo finale del progetto arrivano pochi spiccioli. Perché nessun paese ha tante società̀ di consulenza (o pseudo-tali) sui fondi europei indiretti come l’Italia. Significa che, una volta ottenuto il finanziamento, questo spesso si disperde in mille rivoli. E spesso con tempi lunghi a causa delle lentezze burocratiche”.

Perché’ non rivolgersi quindi ai
fondi europei diretti così poco conosciuti (e quindi poco utilizzati)?

Perché i canali istituzionali esistenti in Italia, attraverso politici incompetenti, burocrazia invadente e consulenti collusi senza scrupoli, evitano di fare una trasparente pubblicità ai fondi diretti e le PMI vengono quindi strategicamente incanalate verso le fonti di finanziamento indiretto.
Per i fondi diretti, infatti, è direttamente la Commissione Europea con sede a Bruxelles a stabilire i criteri di funzionamento dei diversi programmi comunitari senza intermediazioni da parte di enti amministrativi territoriali. Sono quindi svincolati da metodiche e tempistiche clientelari tipiche del contesto politico italiano. Nei fondi diretti non assistiamo al gioco di scambio di favori e la valutazione del progetto viene fatta da esperti esterni indipendenti, accreditati presso l’albo della Commissione Europea, che garantiscono imparzialitàe competenza.

Chi aspettate per contattarli?

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