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GLI INCAGLI SONO PIU' IMPORTANTI DELLA BAD BANK

tratto da www.linkerblog.biz

GLI INCAGLI SONO PIU' IMPORTANTI DELLA BAD BANK Prosegue sulla stampa a ritmo serrato il dibattito e il lancio di ipotesi sull’opportunità di creare anche in Italia una bad bank in cui isolare e trasferire fuori dai bilanci delle banche i crediti in sofferenza. Anche ieri un intervento qualificato e interessante del prof. Zingales sul Sole 24Ore (“Sì alla Bad Bank, ma senza strage d’imprese“), che a mio modo di vedere in parte confonde le idee pur nell’intento di separare il problema delle imprese già morte, da quelle vive.
In questo post cercheremo di fare un po’ di chiarezza e spiegare perché la bad bank è importante, ma forse c’è qualcosa di più importante a cui fare attenzione.

Le sofferenze.
Punto di partenza necessario è comprendere che ciò che le banche etichettano come sofferenze -e oggi vorrebbero cedere per pulire i bilanci- sono per lo più situazioni non più gestibili o recuperabili, se non attraverso azioni di natura legale affidate a uffici legali interni ed esterni e a procedure giudiziali svolte nei tribunali fallimentari. Questo vale quasi sempre per le imprese (persone giuridiche) che contano per il 70% delle sofferenze totali.

Gli incagli.
Gli incagli sono invece crediti a persone e imprese sui quali la banca nutre ancora speranze di recupero almeno parziale. Tipicamente le sofferenze hanno un loro ciclo di vita: nascono come ritardi di pagamento (scaduti oltre 90 giorni), evolvono negativamente e diventano incagli e poi, se peggiorano, diventano sofferenze e pratiche legali.
Il grafico seguente mostra come siano cresciute nel periodo 2009-2013 sia le sofferenze che gli incagli, passando le prime da 42 miliardi a 145 mld e gli incagli da 33 mld a 91.

La crescita degli incagli.
Il secondo passaggio serve a mostrare come il problema della crescita degli incagli meriti maggiore attenzione e preoccupazione ed è sicuramente più seguito all’interno delle banche. Il prossimo grafico mostra i tassi di crescita delle sofferenze lorde e degli incagli lordi nel periodo 2009-2013 e si vede come negli ultimi 6 trimestri il tasso di crescita degli incagli abbia superato quello delle sofferenze. Entrano nel parco dei crediti a incaglio in proporzione più dei crediti che vengono passati a sofferenza. Effetto del rigore auto-imposto in alcune grandi banche e di quello imposto dalla Banca d’Italia in altre medio piccole.

I flussi tra incagli e sofferenze.
Terzo passaggio per vedere cosa è successo ad esempio nel 2012 nei passaggi da una categoria all’altra evidenziato nella tabella seguente che prende in esame le principali 8 banche:

I problemi sono evidenti e cerchiati nella tabella:
1) l’ingresso di nuovi incagli del 2012 è pari allo stock di incagli a fine 2011
2) 20 miliardi di ‘vecchi’ incagli sono passati a sofferenza, pari al 44% degli incagli a inizio anno.
3) 6 miliardi di crediti sono diventati sofferenze direttamente senza neppure essere stati classificati a incaglio. Crediti che le banche giudicavano buoni, diventati irrecuperabili
4) altrettanti 6 miliardi sono stati ‘recuperati’ dalle sofferenze, con incassi o per riclassificazione migliorativa nella categoria incagli (ho escluso le cessioni).
Perciò ora sappiamo che circa la metà degli incagli si trasforma ogni anno in sofferenze. Quindi sul dato complessivo del 3° trimestre 2013 ben 45 miliardi su 90 sono sospettati di passare nel recinto del credito irrecuperabile (vedremo presto i bilanci 2013).

Nel 2012 i nuovi incagli hanno superato o pareggiato il totale dei vecchi, questo è un dato gravissimo. Anche il dato migliore, quello di CARIGE è sospetto e verrà ribaltato ampiamente nel 2013 alla luce di quanto sappiamo essere successo nello scorso anno e nei primi mesi del 2014.
Le rettifiche su incagli sono basse .
Sempre dall’analisi dei bilanci delle prime 8 banche è possibile vedere quante riserve sono state accantonate su 60 miliardi di incagli (2/3 del totale del sistema banche). Mediamente il 25%, grazie al tasso di copertura di Unicredit (33%) che alza una media che altrimenti sarebbe attorno al 20%

Conclusioni
Se si guarda nell’immediato solo ai bilanci delle banche è corretto valutare e domandarsi quali banche possano cedere sofferenze ai vari tipi di bad bank ipotizzate e a quale prezzo, rispetto ai valori di carico netti di questi crediti nei rispettivi bilanci. Ma tutto questo serve al management delle banche e agli analisti, non all’economia e al credito che non si ricrea semplicemente vendendo crediti a saldo.
Se invece si guarda a più lungo termine il problema dei crediti deteriorati e della bad bank è completamente un altro:
a) quante altre sofferenze sono in corso di formazione nel 2013 e 2014? Ci sarebbe da attendersi altri 40-50 miliardi.
b) occorre frenare il tasso d’ingresso di nuovi incagli che è al 30% su base annua è superiore a quello delle sofferenze.
c) la copertura degli incagli è molto bassa. Se dal 20% si dovesse passare al 50% (previsto per le sofferenze) parleremmo del 30% di rettifiche sui 50 miliardi di nuove sofferenze in formazione, quindi 15 miliardi di accantonamenti e capitale necessario.
d) il salvataggio delle imprese a incaglio -quello che Zingales auspica usando purtroppo il pessimo riferimento del credito Zaleski che ovviamente non sarà mai ceduto- è il vero problema per il sistema Italia, non solo per le banche.

Se davvero altri 40-50 o più miliardi di crediti a incaglio stanno scivolando nelle sofferenze e nei faldoni giudiziari, siamo di fronte a un numero spaventoso di imprese, molte piccole e medie, che andranno ad aggiungersi a quelle già fallite o in concordato con gli effetti a catena su altre imprese che conosciamo.
Questo dovremmo scongiurare con tutti i mezzi possibili. Mentre vendere incagli è impossibile al prezzo dell’80%, salvare una parte di queste imprese è difficile ma ancora possibile. A questa componente fa certamente riferimento l’iniziativa congiunta Intesa-Unicredit-KKR per la creazione di un fondo per i crediti in ristrutturazione: proteggere, ristrutturare e poi vendere le imprese salvate, dove il capitale immesso nel fondo non serve a pagare stuoli di legali per il recupero del credito, ma buoni manager e aumenti di capitale per tenere in vita aziende non decotte.
Come spero abbiate potuto capire le differenze sono tutt’altro che banali. Fare confusione come sta accadendo e concentrarsi solo sulla Bad Bank può essere un altro errore.








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