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ESAMI DI MATURITA' IN BANCA

tratto da www.linkerblog.biz

ESAMI DI MATURITA' IN BANCA  Per tantissimi studenti è il momento di tensione prima dei temuti esami di maturità. Uno spunto per fare qualche prova d’esame anche tavolo del credito, dove non ci sono testi di studio ma solo osservazioni che possono derivare dalla frequentazione di così tante situazioni di crisi di PMI. Osservazioni e anche qualche schema che si presenta con grande frequenza. Come agli esami ci sono test e domande.
La materia di studio è quella di imprese in crisi finanziaria, che rappresentano un problema per sé stesse e per le banche, costrette a subirne la crisi e a vedere i propri crediti deteriorarsi. Come detto più volte le imprese entrano in crisi finanziaria alla fine di un lungo percorso che attraversa diversi esercizi.
Lo schema tipico delle crisi d’impresa è rappresentato nella figura 1:

Per quattro anni consecutivi, dal 2009 al 2012 il fatturato delle imprese in difficoltà cala -con la sola eccezione della ripresina nel 2011- mentre il debito finanziario (praticamente solo verso banche nelle PMI) continua a crescere.
Test n.1: cosa implica questo grafico?
Risposta: la risposta esatta è che con tutta probabilità il calo prolungato del fatturato sta portando in zona negativa i margini netti e l’impresa, in funzione dell’andamento del circolante, sta bruciando cassa. Senza un’ immissione di capitali da parte dei soci i flussi di cassa negativi si scaricano sull’indebitamento che continua a crescere, comportandosi in modo opposto al fatturato. Alla fine del lungo periodo fatturato e debiti finanziari sono a livelli molto vicini.

Test n.2: cosa racconta nel secondo grafico l’andamento del debito bancario a breve, rispetto all’andamento dei crediti commerciali?
Risposta: tenendo conto che la gran parte dei finanziamenti a breve sono scoperti di conto (pochi) e anticipi fatture (molti) il grafico induce a pensare che le banche stiano finanziando qualcosa che va ben oltre i volumi di fatture emesse, di crediti verso la clientela (sono in bilancio questi numeri), ma quasi certamente il magazzino o altri crediti (IVA? e persino qualche fatturina abusiva) e questo di per sé dovrebbe fare nascere parecchi interrogativi, soprattutto se non ci sono stati particolari investimenti.
In numerosi casi di imprese in crisi questi due andamenti delle principali variabili di bilancio sono facilmente visibili.
Tuttavia all’esame verrebbero bocciati in molti perché sono molti i casi di crisi nei quali praticamente tutte le banche coinvolte non hanno capito e non hanno fatto le giuste domande all’imprenditore, non hanno vigilato sull’andamento dei conti e soprattutto non sono mai intervenute per tempo a frenare la crescita del rapporto tra debito e fatturato, sollecitando l’impresa a correggere la traiettoria. Nell’altro campo gli imprenditori hanno lasciato che le cose procedessero verso un punto di non ritorno inevitabile senza comprendere che andavano fermate molto prima.

Tante insufficienze

Questo è andato avanti per anni, non per mesi ed è il principale motivo per il quale si può spesso dire, nei tavoli in cui si discute di ristrutturazioni del debito, che vi sia una certa dose di corresponsabilità tra il debitore e il creditore nell’avere ritardato la manovra correttiva. Il problema è che se alle imprese si possono attribuire moltissime responsabilità di tipo industriale per scelte sbagliate o non fatte per tempo, ma è più comprensibile che in materia finanziaria fossero impreparate e incapaci -specie se piccole- di prevedere le variabili importanti, come la generazione di cassa.
Chi invece sta dall’altro lato aveva un diritto/dovere di intervenire, di prevedere i guasti finanziari che poi si sono generati. In banca si mastica finanza e si dovrebbe avere una certa dose di capacità di fare consulenza finanziaria. Invece per lo più si sono venduti derivati, mutui con garanzie dei confidi, si sono alzati i tassi e le spese ma non si è mai andati di fronte a un imprenditore a dire ‘scusi, le faccio vedere che la strada su cui la sua impresa è avviata è finanziariamente pericolosa’.
Nella massa il fenomeno descritto con i due grafici della finta impresa è lo stesso evidenziato nei grafici della Banca d’Italia che illustrano addirittura l’andamento dei principali indicatori nel periodo 2004-2008 di un campione di 1300 imprese lombarde poi andate in crisi tra il 2009 e il 2012:



Si puo' dire evidente il tentativo della Banca Centrale di fare un po' di ripetizioni per il prossimo esame 




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