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Credere troppo in s? stessi nuoce alle finanze

Tratto da MoneyFarm

Credere troppo in s? stessi nuoce alle finanze
Come sappiamo le scelte di investimento avvengono in condizioni di incertezza e quindi di rischio. Ovviamente ognuno cerca di far sì che il rischio sia calcolato in modo da poterlo fronteggiare.
Questi calcoli sono basati essenzialmente su estrapolazioni del passato in vista di previsioni sul futuro.
Le previsioni si basano su due tipi di conoscenze:

1. quello che avverrà nel mondo economico
2. i modi in cui gli altri (investitori) reagiranno agli eventi e al panorama economico finanziario

La psicologia cognitiva ha mostrato che le persone sono inguaribilmente ottimiste nel senso che spesso mostrano una fiducia eccessiva (overconfidence) nelle loro credenze e conoscenze. Ma non nel senso generico che sperano che le cose vadano bene bensì nel senso più tecnico che sopravvalutano il grado di fiducia che ripongono nella dimensione e precisione delle loro conoscenze. In altri termini peccano di presunzione cognitiva che gli psicologi hanno chiamato “baldanza cognitiva” e che viene misurata attraverso una tecnica standard che prevede 10 domande di cultura generale alle quali gli interlocutori non devono dare una risposta esatta ma, per ogni domanda, devono fornire un valore minimo e massimo tali da essere sicuri al 90% che la risposta giusta si collochi all’interno del l’intervallo così definito.

Ebbene la maggioranza delle persone sbaglia almeno 4 o 5 risposte. Eppure se il livello di fiducia impiegato per stabilire ogni intervallo era del 90% non si sarebbe dovuta sbagliare più di una domanda.
Questo risultato non ha a che fare con il tipo di argomenti scelti: potete ripetere la prova con un vostro familiare e domandargli, ad esempio, quando è nata la bisnonna, quante finestre ci sono nella casa di campagna di un amico, l’altezza di un parente, e così via. Scoprirete che le persone sistematicamente soffrono di “baldanza cognitiva”. Se un vostro amico o il vostro consulente bancario si ritiene un esperto, provate a costruire un questionario con domande finanziarie: quante lire valeva un franco svizzero 50 anni fa? Quanto è scesa la borsa italiana dal 2008 ad oggi? E quale è stato il suo andamento dal 2000 al 2008? …e così via.

Scoprirete ancora una volta che anche anche gli esperti talvolta non sanno calibrare la certezza delle cose che pensano di conoscere. In sostanza ritengono di aver certezze maggiori di quelle che hanno realmente. Certezze che vengono ovviamente dalla formazione e l’esperienza ma che possono “cadere” a fronte di condizionamenti o eccesso di fiducia.

L’indipendenza del consulente per ridurre il margine di errore e un fallimento del passato.

Una consulenza indipendente, retribuita esclusivamente dal risparmiatore, senza provvigioni (retrocessioni da banche o altro), può permettersi un’autonomia di pensiero maggiore rispetto a quella del consulente bancario per il quale scatta invece una sorta blocco “psicologico” dato dall’istituzione, appunto la banca, che gli sta alle spalle.
Più una persona è esperta meno dovrebbe essere incline a riporre una fiducia eccessiva nelle sue certezze ma quetot non sempre accade.

In un articolo del Wall Street Journal del 16 novembre 1998 dal titolo emblematico “All vetta are off: how The salesmanship and brainpower failed al long term capital” si racconta una storia nota agli addetti ai lavori e che dimostra come anche grandi menti possano fallire.
Nel 1994 John Meriwether, il famoso negoziatore di obbligazioni della Solomon Brothers, David Mullins, ex vice presidente della FED, e i due vincitori del premio Nobel per l’economia Myron Scholes e Robert Merton, diedero vita a un fondo, il Long Term Capital Management. Dal 1994 al 1998 le cose andarono bene: 4 miliardi di dollari gestiti, 100 milioni di dollari in prestito dalle banche per la loro strategia principale, quella di fare “scommesse” sull’andamento futuro delle obbligazioni soprattutto dei Paesi in via di sviluppo. Nell’agosto 1998 però la Russia svalutò il rublo e non riuscì ad onorare parte dei debiti. Si innescò un effetto domino che portò alla svalutazione di svariate monete dei Paesi in via di sviluppo. Le persone cercarono rifugio in investimenti sicuri ed i prezzi dei BTP americani raggiunsero le stelle.
Il patrimonio di LCTM crollò in un mese a meno di un miliardo di dollari e la FED temette che la LCTM dovesse liquidare tutte le sue posizioni per restituire i soldi alle banche e, così facendo, precipitare la crisi in corso. Intervenne in tal caso un consorzio di banche di affari che di fatto finì per acquistare il fondo iniettandogli 3 miliardi e mezzo di liquidità.
Ora, come è stato possibile che un fondo, guidato da persone tanto esperte abbia perso il 90% del suo valore in un mese?

È evidente che nel definire i loro modelli di mercato questi gli esperti abbiano sottovalutato la complessità del contesto e la possibile coincidenza temporale di eventi avversi. Al pari della maggioranza dei profani, stabilirono allora un intervallo delle possibilità troppo stretto, a dimostrazione che neppure gli esperti sono immuni all’overconfidence.

Se poi a ciò si aggiungono le pressioni dei clienti alla ricerca spasmodica di rendimenti più alti, le cose si complicano ulteriormente.

Che fare dunque? Rivolgersi a consulenti davvero esperti, ridurre ai minimi termini i rischi connessi al conflitto d’interesse (quindi scegliere laddove possibile i consulenti indipendenti) e informarsi, anche autonomamente, sull’investimento che si ritiene più in linea con le proprie esigenze è un buon punto di partenza.

Ricordare che sussistono sempre dei rischi connessi all’investimento e che la prudenza non è mai troppa, è l’assunto dal quale non si dovrebbe mai prescindere.

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