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CON IL PIEDE SUL FRENO DEL CREDITO.........E LE PMI DECIDONO LENTAMENTE !!

CON IL PIEDE SUL FRENO DEL CREDITO.........E LE PMI DECIDONO LENTAMENTE !! Mano a mano che escono dalle società quotate i resoconti dell’esercizio 2013 (Unicredit ha fatto da apripista !!!) è possibile valutare la dimensione del fenomeno di riduzione degli attivi delle banche italiane, con particolare riguardo all’impatto sui crediti alla clientela.
Utilizzando un campione delle 11 principali banche italiane, e tenendo conto che alcune di esse (Intesa, Carige, Veneto Banca e Popolare Sondrio) devono ancora presentare i conti definitivi del 2013, si può già constatare la dimensione assoluta e relativa dei numeri. Entrambe sono indicate nei grafici elaborati :

Sono 142 miliardi di euro la riduzione operata dalle 11 banche nel corso di 2 anni, da fine 2011 a fine 2013. Si tratta di una variazione straordinaria, forse unica nella storia del credito. Il grafico conferma la posizione espressa più volte dal presidente dell’ABI Patuelli sull’aumento del credito a famiglie e imprese sino al 2011, che è probabilmente fonte del problema di eccessivo indebitamento delle imprese, che ha causato già dal 2010 un aumento di crisi aziendali e quindi delle sofferenze bancarie. Come ha detto Matteo Arpe al convegno della FABI: “c’è stato un momento in cui le banche hanno fatto cose seguendo il mercato anche se il loro buonsenso lo impediva, tipo i mutui 100%.” Non solo i mutui alle famiglie, anche consentire a molte imprese un eccessivo indebitamento appare oggi come un vero e proprio concorso di colpa.
Il grafico successivo mostra la variazione percentuale dei crediti alla clientela intervenuta tra fine 2012 e fine 2013 per le 11 banche del campione:
 
Tutti i gruppi bancari hanno ridotto i crediti alla clientela, segno certamente di un calo della domanda ma molto di una politica di volontaria riduzione degli attivi per rientrare nei parametri di vigilanza e per ribilanciare l’eccesso di impieghi sulla raccolta. La riduzione degli impieghi è stata attuata in modo abbastanza pesante anche da banche medio-piccole come BPM e Creval che in passato avevano mantenuto un passo di crescita per conquistare quote di mercato. Oggi la conquista di quote di mercato a spese di concorrenti in difficoltà è un fattore di modesta rilevanza nel settore, con alcune eccezioni localizzate oggi in Liguria, nelle Marche e in Umbria dove sembra che il Banco di Desio sia lo sposo designato a rilevare l’acciaccata Popolare di Spoleto.
Quanto al possibile rimbalzo del credito, al ritorno di almeno una parte dei 142 miliardi scomparsi nei 2 anni non abbiamo particolare fiducia, avendo detto più volte che ai valori del 2011 non si torna più. Neppure con il potenziamento promesso dal nuovo governo sulla dotazione del Fondo di Garanzia che in linea teorica dovrebbe portare 10 mld di credito alle PMI. Un credito che le banche non vogliono o possono ospitare solo riducendolo alle grandi imprese. Molte banche si stanno affannando ancora nell’annunciare insieme alle Associazioni i loro nuovi plafond per il credito alle imprese, ma come i nostri lettori sanno si tratta di operazioni prevalentemente di marketing e comunque molto focalizzate sulla ricerca selettiva dei migliori clienti, quelli a basso rischio e forte contenuto di export, due elementi che sembrano andare a braccetto. Non si tratta di vero credito incrementale, ma di sostituzione di credito scaduto o rimborsato a condizioni di rischio migliori
Del resto che la sfiatata economia italiana non abbia bisogno di altri 140 miliardi di debiti, francamente insostenibili con i magri risultati economici che le imprese stanno realizzando (nella media s’intende) è dopo tutto una constatazione di buon senso.
Se la ripresa partirà -come alcuni inguaribili ottimisti si affannano a mostrare prelevando qualsiasi segnale positivo arrivi dal mondo delle statistiche- che sia accompagnata da poco debito e molto capitale.
Per chi ne ha ancora !!
Altrimenti le soluzioni sono altre e riguardano ipotesi di ristrutturazione del debito in cui la tempestica di intervento, lo ripetiamo da tempo, determina il successo della azione strategica.

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