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Come i Bankster uccidono le famiglie e imprese

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Come i Bankster uccidono le famiglie e imprese

COME I BANKSTER UCCIDONO FAMIGLIE E IMPRESE, IN UN FRESCO DI STAMPA PER CHIARELETTERE

Ce ne vorrebbero altri di libri come il fresco di stampa per Chiarelettere “Io vi accuso – Così le banche soffocano le famiglie e salvano il sistema”, potente atto d’accusa del sistema creditizio, autore Vincenzo Imperatore, uno che quel sistema ammazza-risparmiatori lo conosce come non pochi, essendo stato per vent’anni e passa manager del settore.

Con esempi concreti e documentati fa capire come tra i Bankster (l’espressione usata da Gianluigi Paragone nella prefazione è mutuata dal titolo del volume di Elio Lannutti del 2010 “Bankster – Molto peggio di Al Capone i vampiri di Wall street e piazza Affari”) sia ormai prassi fisiologica, e quotidiana, il “clientelismo” spinto per aprire le vie del credito, alla faccia e sulle spalle dei “normali” utenti dei servizi bancari, i “clienti” che come educate pecore fanno la fila agli sportelli oppure chiedono l’apertura di un conto corrente o un mini scoperto, oppure un piccolo mutuo perchè si sposano e ‘vorrebbero’ metter su casa.
Schermata 2015-10-20 alle 19.15.42Se invece sei un prete o un cinese no problem: i rubinetti del credito sono magicamente spalancati e puoi agire del tutto indisturbato. Sono due fra i tanti casi che Imperatore, con ampia gamma di dettagli, illustra per far capire quanto i Moloch del credito ormai vivano in una sorta di far west, di totale deregulation, senza dover rispondere a niente e a nessuno, tantomeno a Bankitalia che interviene “regolarmente” a cose fatte, a reati già commessi. Del resto, può mai una “Vigilanza” fatta dai “vigilati” (spesso ladri) vigilare sul serio? E tantomeno il “board” – ormai così si chiamano – è tenuto a censurare il comportamento di un suo membro, figurarsi se di vertice. Come succede nel caso di Fabrizio Palenzona, numero due di Unicredit, sotto inchiesta addirittura per associazione mafiosa, una quisquilia, robetta secondo i suoi amici di alto board.
Dicevamo preti e cinesi. Perchè Imperatore illustra non pochi casi di prelati che ricevono sul conto corrente l’appannaggio mensile dalla Curia da 900 euro e tranquillamente si trovano a fare bonifici e operazioni da migliaia di euro. Senza che nessuno osi chiedere il perchè di tali movimentazioni. Ancor più lineare, e clamoroso, il caso dei cinesi: come mai nessuno segnala niente – come obbligatorio per legge – quando un commerciante che opera a Napoli va una volta al mese allo sportello a depositare 40 mila euro in contanti? Come lui tanti, e non solo a Napoli, denuncia Imperatore. Esiste una sorta di impunità non scritta ma comunque codificata?
La seconda parte del volume in qualche modo consiglia i farmaci per disintossicarsi dalle banche, per riuscirne a fare a meno, per evitare di percorrere quel tunnel senza fine e sempre perdente per il risparmiatore. Quindi, dalle vie alternative ai nuovi commerci, dal crowdfounding ai minibond oppure al “peer to peer”.
Qualche piccola notazione, però, è d’obbligo. Per i titoli (stavolta “Io vi accuso”, il volume precedente “Io so e ho le prove”) meglio non scomodare Dreyfus o Pasolini, arrivando fino a Saviano. Quanto ai giornalisti, fa bene Imperatore a parlare di Casta e soldi facili erogati a giornali spesso fantasma. Ma ci teniamo a segnalargli una vicenda capitata un paio d’anni fa a una piccola cooperativa di giornalisti con Unicredit Napoli, sede via Verdi. Ecco cosa ci hanno scritto: “abbiamo chiesto di aprire un conto corrente e di poter attivare lo sconto fatture, come tutte le piccole imprese fanno. Dopo un mese ci hanno risposto che non era possibile perchè le cooperative non hanno alcuna personalità giuridica. Trasecolati abbiamo replicato che le coop da svariati decenni, anche se a insaputa di Unicredit, la possiedono e quindi di darci una risposta. Dopo un altro mese ci hanno detto, testualmente, che i giornalisti non sono graditi”. Casta, allora, o no?

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