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Colapietro: “Per i torresi Michele Iuliano era come un papà. Risparmiatori prima rassicurati, poi raggirati e abbandonati”



Recensione di Vincenzo Legna su TorreChannel.it su Sacco Bancario.Il grande imbroglio nel racconto di manager, gole profonde e risparmiatori truffati di Vincenzo Imperatore


Nello spazio dedicato al crack Deiulemar del libro di Vincenzo Imperatore “Sacco “Bancario” c’è anche la testimonianza dell’avvocato Giuseppe Colapietro, presidente del comitato dei creditori e lui stesso obbligazionista raggirato. Di seguito i passaggi principali.

“Quella della Deiulemar è una tragedia che pochi possono davvero comprendere, a meno che non l’abbiano vissuta in prima persona o non siano abitanti di Torre del Greco. Da quando la compagnia è fallita la disoccupazione è aumentata e il Comune è finito quasi sul lastrico”. Esordisce così l’avvocato Colapietro nella sua testimonianza sul fallimento del colosso armatoriale torrese che ha messo in ginocchio 13000 famiglie. “La Deiulemar era un’istituzione” prosegue l’avvocato. “Torre del Greco era una città fiorente, che prima del crack aveva dato l’anima alla Deiulemar. I cittadini avevano messo le chiavi del loro futuro in mano ai padroni della compagnia, in particolare al capitano Michele Iuliano, che per loro era come un papà”. Poi la descrizione di come avvenivano i passaggi di denaro. “Sui conti correnti intestati a Iuliano – la procura ne ha contati ben 18 – affluivano i soldi delle obbligazioni irregolari e si eseguivano altre operazioni e movimenti, come l’eventuale smobilizzo e il pagamento degli interessi. Una cosa basata sulla fiducia, ma quel che è peggio è la scarsa o nulla informazione fornita ai clienti sul tipo di investimento fatto e sui rischi che si potevano correre. I risparmiatori – continua Colapietro – sono stati tenuti all’oscuro di tutto, inutilmente rassicurati e infine raggirati e abbandonati”. L’avvocato sintetizza poi la strategia intrapresa per cercare di recuperare le somme perse. “Le famiglie dei proprietari della Deiulemar avevano costituito una società di fatto, parallela a quella ufficiale, che controllava una rete infinita di conti correnti e altre compagnie fantasma. Per recuperare il maltolto, abbiamo dovuto far fallire prima tutte le loro società, poi quella di fatto e infine anche loro personalmente”.

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