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CHI PUO' MANGIARE NEL PIATTO DELLE BANCHE

tratto da www.linkerblog.biz

CHI PUO' MANGIARE NEL PIATTO DELLE BANCHE La strada delle banche verso il futuro non è lastricata d’oro. Se già oggi il problema della bassa redditività deve essere affrontato nel brevissimo termine con tagli di personale, di processi e di costi che possano migliorare il rapporto di COST/INCOME, il vero grande punto di domanda è sulla crescita futura dei ricavi.
La banche sono apparentemente ferme su piani industriali che in larga misura non sono già più fattibili. Si attendono i nuovi piani industriali da praticamente tutti i maggiori istituti proprio per capire se sul fronte dei ricavi sono previste nuove idee e iniziative. Tenendo presente che la spinta alla riduzione degli impieghi (deleveraging) -che è una necessità europea per rientrare nei parametri di capitale minimo necessario- di per sé sottrae al sistema bancario ricavi e margini. I 45 miliardi di credito in meno alle imprese costano alle banche circa 2 miliardi di mancati profitti.
Ma non è finita qui. Lo stato di difficoltà delle banche europee sta alimentando l’appetito di una serie di nuovi giocatori che vedono nella difficoltà delle banche di fare credito la possibilità di sottrarre pezzi di business con nuovi modelli e soluzioni. Vediamo quali sono le principali:

Finanziamenti a Piccole Imprese – Small Business

Amazon Capital Services ha già iniziato in USA e in UK a fare piccoli prestiti alla propria comunità di piccoli imprenditori, ha inviato decine di migliaia di lettere in cui spiega come funzione il programma Amazon Lending:

Amazon si è rivolta a un’ampia base di clientela che ha visto bene questa offerta:
“We would absolutely be interested in borrowing money like this,” said Joshua Wood, vice president of operations at Ozbo, an online merchant that sells on Amazon.com. “We have a 65,000-square-foot warehouse that we would love to fill with inventory that we would blow through during the holiday season,” he added. Ozbo is limited in how much inventory it can buy because most of its cash flow is being plowed back into other projects to grow its business, he explained.
Getting a credit line from a bank has been difficult because lenders require a personal guarantee from Ozbo’s main investor, Wood said."

E Amazon non è ovviamente sola, basta guardare il sito di KABBAGE per capire che altri sono pronti a seguire l’esempio di Amazon.

Soluzioni di Supply Chain Finance per PMI

Non penso manchi molto all’ingresso in Italia di nuovi operatori che si presenteranno alla platea di decine di migliaia di PMI affamate dalla mancanza di credito con nuove soluzioni basate sulla comprensione dei rischi sulla catena di fornitura (supply chain), una forma di factoring più sofisticata e soprattutto più veloce e automatizzata. Anche in questo caso si tratta di operatori stranieri, prevalentemente anglosassoni, che stanno studiando come espandersi su altri mercati.
Un’ esempio? Prendete quello di URICA che nel suo sito mostra in bella vista la benedizione di un ex-ministro britannico e promette pagamenti ai fornitori entro 14 giorni. Fate attenzione alla questione tempo e velocità, perché è il tallone d’Achille delle banche italiane. Oppure in Germania DEBITOS.


Crowdfunding
è stato appena approvato dalla CONSOB il nuovo regolamento per operatori di crowdfunding.
Per chi non sa cosa voglia dire crowdfunding ecco la definizione:
Il crowd funding o crowdfunding (dall’inglese crowd, folla e funding, finanziamento) è un processo collaborativo di un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere gli sforzi di persone ed organizzazioni. È un processo di finanziamento dal basso che mobilita persone e risorse. Il termine trae la propria origine dal crowdsourcing, processo di sviluppo collettivo di un prodotto. Il crowdfunding si può riferire a processi di qualsiasi genere, dall’aiuto in occasione di tragedie umanitarie al sostegno all’arte e ai beni culturali, al giornalismo partecipativo, fino all’imprenditoria innovativa e alla ricerca scientifica.
Il web è solitamente la piattaforma che permette l’incontro e la collaborazione dei soggetti coinvolti in un progetto di crowd funding
In Italia esistono già una ventina di piattaforme, non tutte rivolte al finanziamento dei piccoli imprenditori, ma sono destinate a crescere velocemente e a rappresentare un’altra piccola minaccia all’intermediazione finanziaria, che vede sino ad oggi la banca come protagonista e decisore assoluto nei confronti della piccola impresa per la concessione di un finanziamento.
Negli USA il fenomeno del peer-to-peer lending è già più avanti, come spiega KPMG:

"Another potential disruptor to traditional banking models is peer-to-peer lending where lenders are connected directly to borrowers looking to finance anything from debt consolidation to an engagement ring. Lending Club, one of the leading peer-to-peer lending platforms in the US, boasts former US Treasury Secretary Lawrence Summers and ex-Morgan Stanley CEO John Mack as directors and expects to lend around USD1.5 billion this year.
And while those numbers may pale in comparison to those put on the board by the likes of Bank of America or Chase, there are indications that the pot may keep growing. Prosper, another US platform, is also growing quickly, as is Zopa in the UK. "

Mini-bond e credit funds

Anche questa è una novità recente per l’Italia e ha il vento nelle vele proprio a causa del credit crunch. Stanno nascendo fondi d’investimento specializzati (credit funds) che investiranno nelle obbligazioni emesse da medie imprese italiane e anche in questo caso viene tagliato fuori il sistema classico di intermediazione delle banche. E’ partito il penti di capitale) e dalla interpretazione della storia finanziaria del nostro Paese degli ultimi 20 anni, da quando cioè prese il via il grande processo di privatizzazione delle banche di diritto pubblico.
PROFILI FORZATI. Cominciamo col dire che gli aumenti di capitale sono sottoscritti da: privati cittadini, imprese e fondi comuni di investimento mobiliare.
Per quanto riguarda il privato cittadino sappiamo che le banche, come più volte ribadito anche in questa rubrica, hanno 'forzato' la predisposizione del profilo di rischio del risparmiatore facendolo diventare «un investitore che, pur conoscendo il mercato azionario, non aveva mai acquistato azioni prima».
ITALIANI CATAPULTATI VERSO L'AZIONARIO. Era evidente infatti che il collocamento di grossi quantitativi di azioni aveva bisogno della trasformazione della propensione al rischio degli italiani che si sono 'ritrovati' - da sempre 'formichine' abituate ai titoli di st

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