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Bilanci falsi e indici manipolati

Gli scandali bancari dimostrano che i controlli di BankItalia e Consob sono formali. I soldi arrivano solo “agli amici degli amici”.



Intervista di Vincenzo Imperatore sull’inserto SOLDI&DIRITTI di “Altro Consumo”

‹‹Questa volta ho alzato lo sguardo e ho indagato nelle segrete stanze dei Consigli di amministrazione, nelle connivenze con la politica, nei controlli solo formali di BankItalia, Consob e della stessa Banca centrale europea››. Con il suo tono squillante e l’inconfondibile accento napoletano, Vincenzo Imperatore mi racconta il suo nuovo libro in uscita per Chiarelettere: “Il sacco bancario”. Una vecchia conoscenza per la nostra associazione che lo ha ospitato a Ferrara durante il Festival 2015 dove ha presentato il suo primo libro: “Io so e ho le prove – Come le banche imbrogliano il correntista”. Racconta il dietro le quinte degli istituti di credito in cui per vent’anni, è stato uno spietato manager che ha venduto “spazzatura ai clienti” – polizze, diamanti, obbligazioni subordinate, derivati – perfettamente integrato in un sistema che non tiene conto del cliente, ma solo del profitto. Finché con la crisi economica, questa logica “malata” ha cominciato a scavare un buco nella sua coscienza. Non ha più voluto far parte del sistema e ne è uscito denunciandone tutte le nefandezze. ‹‹Ho potuto farlo – ammette – perché ho raggiunto una certa tranquillità economica. Mentre quando ero dentro al sistema ero ricattabile per il mio lauto stipendio e i benefit. Ci sono ancora tanti “Vincenzi Imperatori” dentro alle banche che non possono tirarsi indietro››.



In questo momento storico molti risparmiatori devono fare i conti con il fallimento della loro banca.

‹‹Eppure si può ancora fare banca “sana” e se si lavora bene si è anche indipendenti e si può resistere alle pressioni esterne. Nel libro parlo di due banche che fanno ciò che deve fare un istituto di credito: raccogliere risparmio e fare prestiti alle imprese. Sono Banca Popolare Etica e Banca Popolare delle Province Molisane. Siamo al di fuori dal sistema–Italia-Intesa San Paolo, Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, Ubi, Banco Popolare-Banca Popolare di Milano e Banca Popolare dell’Emilia Romagna – istituti di credito che hanno chiuso il 2016 in perdita di circa 14,5 miliardi. Basti pensare che la banca molisana ha un indice Core Tier 1, che misura la solidità patrimoniale, del 18,76 per cento (riferito al 2016). Per capire il valore di questa cifra, basti sapere che le principali autorità bancarie europee raccomandano una soglia minima del 7-9% e che tra le maggiori banche “sistemiche” d’Italia nessuna ha un coefficiente così alto. Come hanno fatto? Ho interpellato Giancarlo Mandato, Risk e manager dell’istituto, che mi ha detto che la prima regola è il rigore nella concessione del credito, che la presenza sul territorio non può e non deve tramutarsi in comportamenti o approcci “confidenziali”. Niente favori, dunque. A nessuno. Per essere indipendenti si deve restare fuori dalle logiche clientelari: dietro ai loro sportelli non ci sono “figli di” ››.



Secondo quanto si racconta nel libro, invece, i prestiti vanno “agli amici degli amici”

‹‹Il caso di Banca Promos è emblematico di come nei bilanci delle banche arrivino i crediti “deteriorati” (le attività che non riescono più a ripagare capitale e interessi dovuti ai creditori). Spesso sono quelli concessi secondo criteri “clientelari”. Questa piccola banca campana finanzia con un prestito consistente l’acquisto da parte di K4A Spa di una giovane azienda che fabbrica elicotteri di nuova generazione, anche se non offre alcuna garanzia: ha un capitale sociale di appena 10.000 euro, non ci sono i risultati imprenditoriali, né competenza ed esperienza maturata nel settore. Addirittura, al momento della richiesta del finanziamento (ancora oggi, al 10 settembre), questa società risulta “inattiva” presso la Camera di commercio di Napoli. Se è inattiva non produce reddito, come ripaga il prestito? Non solo. L’ispezione di Bankitalia non ha portato a nulla, non si sono neanche accorti che la società acquistata è inattiva. Inoltre, come confermano i documenti messi a nostra disposizione da un whistleblower, l’alto rischio connesso all’operazione è stato segnalato, in fase di istruttoria, dai funzionari e sottoposto agli organi deliberanti. Ma come mai nessuno ha raccolto l’allarme? Se si guarda nel Cda dell’azienda sono evidenti i rapporti stretti tra Pr, enti pubblici e finanza locale››.

Perché Banckitalia non è mai riuscita a capire in anticipo nessuna delle crisi che hanno coinvolto le banche poi in default?

‹‹O c’è collusione o c’è impreparazione. Da qui non si sfugge. Quella tra le banche private e lo Stato è davvero una relazione pericolosa – soprattutto per noi correntisti. Con il finanziamento del debito pubblico, le banche forniscono una “stampella” allo Stato. Questo aiutino avviene attraverso un massiccio acquisto di Bot, Btp e Cct, parliamo di tanti soldi, 635 miliardi (fine 2016). Così facendo, i governi finanziano il proprio debito e le banche, acquistando titoli a “rischio zero”, raggiungono obiettivi di solidità patrimoniale richiesti dalla vigilanza. Come mai le banche sono così generose con lo Stato? Il mio dubbio è che, lungi dall’essere paladine di una causa sociale o morale, siano interessate a tenere una poltrona riservata nel salotto buono delle lobby. Patti chiari, amicizia lunga: la banca compra i titoli di Stato e in cambio lo Stato - cioè anche Bankitalia, Consob & Co. – chiude un occhio sugli affari “meno nobili” dell’istituto. D’altro canto basta guardare all’unicreditizzazione delle banche in difficoltà. I manager che Unicredit ha mandato via considerandoli non più efficienti, il governo li ha messi a dirigere Banca Etruria & Co. quelli che poi possano chinare il capo di fronte alle indicazioni governative››.

Con il caso Deiulemar emergono i danni della mancata vigilanza delle autorità

‹‹Deiulemar, compagnia di navigazione di Torre del Greco, è fallita tre anni fa lasciando sul campo le sue obbligazioni. Liquidato tutto, non è rimasto abbastanza per ripagare i risparmiatori. Una “gola profonda” ci ha mostrato una mail del dirigente di una grande banca italiana che apriva un finanziamento a questa società una settimana prima del crac. La Consob stessa ha autorizzato l’emissione delle obbligazioni nonostante il parere contrario di Bankitalia. Che, a sua volta, pur notando flussi anomali di denaro e segnalando le irregolarità delle obbligazioni, si è limitata a denunciare i fatti agli inquirenti, senza bloccare l’afflusso dei fondi sui conti coinvolti››.

 

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