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BAROMETRO DELLA CRISI: CALANO LE SOFFERENZE ?

tratto da www.linkerblog.biz

BAROMETRO DELLA CRISI: CALANO LE SOFFERENZE ? Nella classifica degli indicatori più diffusi per percepire gli effetti della crisi è sceso in secondo piano il famoso SPREAD, sostituito oramai dall’importo delle SOFFERENZE bancarie, che continuano a salire trimestre dopo trimestre e hanno superato anche l’asticella dei 130 miliardi a marzo 2013.

Le stesse banche si sono dovute arrendere all’evidenza che proprio le sofferenze e i crediti deteriorati in genere sono uno dei principali elementi di valutazione (preoccupata) da parte degli analisti e degli investitori istituzionali. Così nelle loro presentazioni dei dati trimestrali dedicano sempre più spazio per rassicurare gli osservatori sulla tenuta dei conti scegliendo di volta in volta il tema più positivo, sia esso il grado di copertura attraverso le riserve sui crediti (rettifiche), o le garanzie a fronte delle sofferenze o il tasso di crescita. Nel 1° trimestre più di una banca ha provato a sottolineare che il tasso di crescita delle sofferenze sta rallentando nel 2013. Per chiarirci un rallentamento non significa che le sofferenze stanno calando, ma solo che stanno crescendo a un tasso meno impetuoso rispetto ai trimestri precedenti. Domanda: si tratta di un indicatore attendibile?

Per trovare la risposta basta prelevare i numeri dalle trimestrali e metterli a confronto individuando i valori netti di ingresso delle sofferenze per gli ultimi sei trimestri. Valore netti significa la differenza tra il valore di ogni trimestre che è la differenza tra i crediti classificati a sofferenza (inflow) e quelli de-classificati (outflow) perché la situazione del debitore è migliorata o il recupero appare più probabile.

Sono stati messi a confronto dati per grandezze similari delle prime 5 banche: Unicredit e Intesa fanno coppia, così come MPS, Banco Popolare e UBI che hanno valori vicini di crediti alla clientela. I due grafici che seguono mostrano le variazioni trimestrali delle sofferenze lorde.




Osservando i grafici da un lato si nota che per 3 gruppi bancari su 5 l’ingresso di nuove sofferenze nel 1° trimestre 2013 è inferiore al dato del 4° trimestre 2012, tuttavia le oscillazioni nel corso degli ultimi sei trimestri sono molto ampie e non sembra possano giustificare l’ipotesi di un vero trend in discesa.

Anzi la loro ampia variazione lascia perplessi sui criteri di classificazione che mostrano strappi forse dettati da qualche giro di vite promosso dalle funzioni crediti o dalle ispezioni della Vigilanza, fatto salvo l’impatto di qualche grande credito classificato a sofferenza.

Tutti speriamo che la morsa della crisi sulle imprese -che rappresentano il 70% delle sofferenze bancarie- stia progressivamente calando, ma personalmente non ne siamo convinti. La stretta creditizia, la cronica carenza di liquidità innescata dallo Stato che non paga i suoi creditori, si stanno estendendo a un perimetro sempre più ampio di imprese con scarsi profitti e bassa generazione di cassa. Queste sono le condizioni e le ragioni che portano al mancato rispetto delle scadenze nel rimborso dei finanziamenti e quindi all’insolvenza. Non troviamo ancora motivi per vedere un deciso miglioramento anche in questo primo semestre del 2013.
Il barometro segnala ancora pioggia.


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