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Banche: un misterioso harakiri o altro?

Dal primo gennaio è entrata in vigore una direttiva le cui disposizioni graveranno pesantemente sui bilanci delle banche del 2018. C’è qualcosa che non torna.

Nessuno ne parla, anche perche’ pochi ci capiscono! Ma un altro spettro si aggira per il nostro sistema bancario. Dal 1° gennaio e’ entrata in vigore una normativa le cui disposizioni graveranno pesantemente sui bilanci delle banche del 2018. Una direttiva diramata da Bankitalia che dovrebbe essere trattata nell’ambito di una tematica che investe l’economia reale e che trascende l’aspetto puramente finanziario. Un provvedimento che meriterebbe più attenzione e che andrebbe giudicato con maggiore severità perché determina lo spostamento di ricchezza reale dalle banche, gia’ di per se gravate da tanti problemi, e dal loro azionariato diffuso (i risparmiatori) ad un sistema controllato sostanzialmente da 6 grandi gruppi, multinazionali (la piu grande in Italia e’ Jupiter Finance del gruppo De Benedetti) che acquistano i crediti marci del sistema bancario europeo.

Il primo aspetto che fa riflettere riguarda la prescrittivita’ delle indicazioni. Le regolamentazioni degli organi di controllo, in particolare quelle di Bankitalia, di solito sono piuttosto vaghe, stabiliscono principi ed orientamenti, introducono delle “linee guida” ma raramente sono prescrittive. In questo caso invece ci sono delle indicazioni chiarissime che le banche “less significant” devono seguire. Infatti nel documento “Linee Guida per le banche Less Significant italiane in materia di gestione di crediti deteriorati”, Bankitalia più volte fa riferimento all’opportunità per le banche di cedere i crediti marci a prezzi di realizzo. Un sistema oscuro, molto poco trasparente dove ci sono societa’ che comprano i crediti deteriorati all’11-12% e poi propongono ai debitori una transazione a “saldo e stralcio” tra il 25% e il 40% della debitoria! E chi ci perde in tutto questo? Le banche!
Lo so, in questo momento state sorridendo non credendo assolutamente all’idea che le banche si facciano convincere dall’Organo di Controllo a cedere un credito per far guadagnare un terzo (la societa’ di recupero).

Il secondo punto di riflessione riguarda i tempi stringenti in cui vanno svalutati totalmente i crediti in sofferenza: sette anni per quelli garantiti da ipoteca e addirittura due (!!!!) per tutti gli altri. Una istruzione precisa che invoglia sempre piu’ le banche a cedere i crediti marci e le induce a produrre, masochisticamente, perdite. Un bagno di sangue che diventa una tragedia se prendiamo in considerazione una ulteriore delibera di Bankitalia (su direttiva della BCE) con cui si richiede alle banche una copertura media annua sulle sofferenze pari al 70%.
Le cessioni dei crediti deteriorati, dietro il “misterioso” harakiri,  hanno il formale obiettivo di far apparire il sistema bancario piu’ sano presentandolo con una percentuale di “sofferenze” piu’ bassa e contenuta ma nello stesso tempo possono portare sostanzialmente il sistema al default.

Rimangono solo due alternative per le banche: convincere o costringere (dipende dalla composizione della maggioranza) il nuovo governo ad intervenire per rivedere la disciplina prima che sia troppo tardi (ricordate il bail in?) o continuare con il falso in bilancio cercando di tirare la corda il piu possibile mantenendo “in bonis” quei crediti che bonis non sono.

A meno che dietro quelle societa’ di recupero crediti ................

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