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Banche, l’ex dirigente: “Ecco come funziona il grande imbroglio pagato da cittadini e risparmiatori”

Banche, l’ex dirigente: “Ecco come funziona il grande imbroglio pagato da cittadini e risparmiatori”

Recensione su "Il Sacco Bancario - il grande imbroglio raccontato da ex manager, gole profonde e risparmiatori truffati" de "Il Fatto Quotidiano"
Nel nuovo libro Sacco bancario Vincenzo Imperatore racconta l'inefficienza degli organi di vigilanza, gli escamotage con cui i vertici proteggono imprenditori senza scrupoli e i trucchi che consentono a società con poche credenziali creditizie e garanzie quasi nulle di ricevere prestiti a sei zeri mentre per i piccoli imprenditori l’accesso al credito è praticamente impossibile

L’inefficienza degli organi di vigilanza, attentissimi solo agli aspetti formali. Gli escamotage con cui i vertici di alcune banche italiane proteggono imprenditori senza scrupoli, mentre le severe (sulla carta) norme antiriciclaggio raccomandano segnalazioni urgenti anche per piccoli movimenti all’apparenza poco chiari. I trucchi che consentono a società con poche credenziali creditizie e garanzie quasi nulle di ricevere prestiti a sei zeri – come raccontato nell’estratto che anticipiamo – mentre per i piccoli imprenditori l’accesso al credito è praticamente impossibile. In poche parole: l’intreccio tra finanza, politica e interessi personali che sta dietro a un sistema per le cui falle stanno pagando un conto salato cittadini e risparmiatori.
A raccontarlo è l’ex manager bancario Vincenzo Imperatore nel suo nuovo libro Sacco Bancario (Chiarelettere) scritto in collaborazione con Ugo Biggeri, presidente di Banca Popolare Etica, e con la prefazione di Marco Travaglio. Nel libro che conclude il percorso iniziato con “Io so e ho le prove” (Chiarelettere, 2014) continuato con“Io vi accuso” (Chiarelettere, 2015), Imperatore mette a disposizione le testimonianze di dirigenti apicali, gole profonde e insider. Oltre a documenti interni e riservati che fanno luce su meccanismi “mille volte denunciati eppure tuttora perfettamente funzionanti”.
Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia. Storie di piccole banche (come la Banca Popolare delle Province Molisane o di Banca Popolare Etica) che funzionano sulla base di tre parametri solo all’apparenza incompatibili: ottima governance, rigore morale nei consigli di amministrazione e profitto.

Pubblichiamo di seguito un estratto del libro 

IL CASO BANCA PROMOS

Eccezioni e distrazioni

Quella che segue è la storia di una piccola impresa «benedetta» dal caso, dalla fortuna o, più probabilmente, da una raccomandazione giunta dall’alto. Un «pesce piccolo» che, mancando di solide basi patrimoniali e dunque di sufficienti garanzie, non avrebbe mai potuto ricevere soldi in prestito da una banca. Invece li ha ricevuti, e pure tanti.

La banca di cui stiamo parlando si chiama Promos Spa, e nasce a Napoli, nel 1980, su iniziativa di Ugo Malasomma e Tiziana Carano. All’inizio è una Srl che ha per oggetto sociale lo svolgimento di attività di intermediazione sui mercati azionari e obbligazionari italiani, poi seguiranno vari passaggi, come l’iscrizione all’albo della Consob nel 1991, l’ingresso in Abi (l’Associazione bancaria italiana) nel 1998, e infine l’iter di trasformazione in banca nel 2002.

Ancora oggi  ha un capitale sociale di soli 7.740.000 euro e nel suo consiglio di amministrazione siedono, tra gli altri, Luigi Gorga, che da presidente della Banca Popolare di Sviluppo subì nel 2013 una sanzione da parte della Banca d’Italia, e Umberto de Gregorio, nel 2015 nominato dal governatore della Campania Vincenzo De Luca – per il quale aveva svolto il ruolo di coordinatore della campagna elettorale – al vertice dell’Eav (Ente Autonomo Volturno), la holding che gestisce una larga fetta dei trasporti della regione (1).  Nell’aprile del 2015 (attenzione alle date…), la Promos finanzia l’acquisto del 22 per cento della società 4KA Spa Knowledge for aviation – una giovane azienda che fabbrica aeromobili e veicoli spaziali, con sede a Ponticelli, in provincia di Napoli – da parte della Hold and Fly Srl. Prezzo di acquisto/vendita: 1.720.000 euro.

Un finanziamento come tanti, direte voi. Nient’affatto, perché la Hold and Fly Srl, in realtà, è una scatola vuota e l’operazione, per una piccola banca come la Promos, è da considerare a dir poco rischiosa. Come mai si è andati avanti lo stesso? La verità è che la Hold and Fly Srl è stata costituita il 10 aprile 2015 dagli stessi soci di riferimento della K4A Spa, allo scopo di rafforzarne il gruppo di controllo e supportarne i piani di sviluppo.

La Banca Promos accorda ogni richiesta ma, in cambio, quali garanzie offre la Hold and Fly Srl? Nessuna, visto che ha un capitale sociale di appena 10.000 euro. Anzi, non potrebbe nemmeno essere finanziata, perché priva di alcuni requisiti necessari non ancora verificati: i risultati imprenditoriali, la competenza e l’esperienza maturata nel settore e il comportamento negli affari. Addirittura, al momento della richiesta del finanziamento e ancora oggi (8 settembre 2017), la Hold and Fly srl risulta ancora “inattiva” presso la Camera di Commercio di Napoli. Una società inattiva significa che non opera e pertanto non produce reddito, ma legalmente costituita pertanto esistente come natura giuridica. “La banca in questione, come tutto il sistema bancario d’altronde – ci rivela la nostra “gola profonda”- in base a una consuetudine che alcuni giudicano ormai superata ma che ancora oggi tende a essere osservata – finanzia soltanto aziende «già consolidate da almeno un paio di anni di attività, che operino e producano reddito, risultante dal bilancio ufficiale, da almeno 24 mesi.».

“Se poi ci aggiungiamo il fatto – continua il nostro interlocutore – che la normativa interna della banca stabilisce che “di regola” non e’ possibile concedere finanziamenti ad aziende che non abbiamo almeno 6 mesi di vita “salvo deroga”, capiamo che tutto e’ possibile se deciso nelle segrete stanze del cda.”

Come è stato possibile dunque che la Promos abbia erogato ugualmente il prestito? Qui entra in gioco la fantasia. Il «trucco» escogitato è stato quello di finanziare uno a uno i singoli soci della Hold and Fly, con un affidamento, sotto forma di scoperto di conto corrente, per complessivi 1.755.000 euro.

Il problema è che neppure loro – lo attestano i documenti interni della stessa Promos, che il whistleblower mi ha procurato – non sarebbero stati «teoricamente» in grado di restituire il prestito alla scadenza pattuita. Per la maggior parte dei soci, il rischio creditizio valutato da CRIF (2) e’ alto o addirittura negativo.

Vero è che la banca ha chiesto in garanzia un pegno sulle azioni della K4A Spa possedute dai soci. Ma nessuno si è curato di stabilire se il loro valore nominale fosse realistico e coerente rispetto a quello riportato in bilancio. Nella fase istruttoria, questo controllo è stato, chissà perché, «dimenticato». Inoltre, come confermano i documenti a nostra disposizione, l’alto rischio connesso all’operazione è stato segnalato, in fase di istruttoria, dai funzionari proponenti e sottoposto agli organi deliberanti.

Come mai nessuno ha raccolto l’allarme? Sono dunque da ritenere casuali tante «attenzioni», eccezioni e «distrazioni», da parte di Promos, a vantaggio dei soci della Hold and Fly Srl? Difficile dare una risposta.

Certo, è forte il sospetto che il top management della banca, avesse in testa solo il profitto immediato, e che non si curasse di far correre un rischio agli altri risparmiatori.

L’istituto, dal novembre del 2016, sempre secondo il racconto della fonte, era sotto ispezione di Bankitalia, un lavoro conclusosi nel giugno del 2017 senza riscontrare irregolarita’. Ma le proporzioni dell’affidamento, per una iniziativa imprenditoriale che ad oggi risulta inattiva, parrebbero disattendere i piu’ normali criteri di erogazione creditizia. Ma facciamo un passo indietro, per conoscere piu’ da vicino il “gioiello” che sta al centro di tutta questa vicenda: la K4A Spa.

(1) Per tale nomina, cosi come riporta Dagospia, e’ stato inviato alla Procura di Napoli e all’Anac di Raffaele Cantone un esposto contro il presidente dell’EaV per una presunta incompatibilità per l’incarico ricoperto in quanto dipendente pubblico. De Gregorio, iscritto all’Ordine dei dottori commercialisti di Napoli, è infatti docente di economia aziendale nell’istituto tecnico commerciale «A. Diaz».Secondo la denuncia, l’assunzione della guida della società pubblica sarebbe in contrasto con il contratto nazionale scuola oltre che vietato da specifiche disposizioni di legge. In più, sempre alla base dell’esposto, ci sarebbe la circostanza che De Gregorio avrebbe chiesto l’aspettativa un anno dopo circa la nomina alla guida della holding regionale. Un «doppio lavoro» che potrebbe aver provocato anche un danno all’Erario su cui potrebbe essere chiamata a indagare la Procura presso la Corte dei Conti.

(2) Crif è il gestore del principale Sistema di informazioni creditizie (Sic) presente in Italia, chiamato Eurisc. Si tratta di un archivio informatico che contiene i dati sui finanziamenti richiesti ed erogati a privati e imprese.

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