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Banche: il gioco dell’oca dei banchieri di ritorno

tratto da moneyfarm

Banche: il gioco dell’oca dei banchieri di ritorno
Ci sono i presupposti per il cambiamento delle banche italiane. Ma tra il dire e il fare…
Il gioco dell’oca è un antico e tradizionale passatempo che si basa su una corsa tra i concorrenti attraverso un percorso fatto di ostacoli e opportunità.

Il vincitore è determinato però solo dalla sorte: non occorre alcuna abilità o competenza per affrontare gli svantaggi o cogliere quelle utilità.

E le vicende di Unicredit (o di ex Unicredit) degli ultimi mesi mi fanno immaginare la stessa cosa.

Il nuovo amministratore delegato Jean Pierre Mustier, appena insediatosi, ha subito focalizzato la sua attenzione sulla costruzione della squadra del top management facendo fuori tutto ciò che sapeva di “passato” e inefficienza. Era ciò che il mercato si aspettava visto che quei manager operativi erano lì da oltre 15 anni, responsabili quindi delle errate strategie e delle politiche commerciali poco trasparenti della banca. Un processo di rinnovamento già iniziato da mesi, forzato dalle indagini della procura di Firenze che aveva costretto Federico Ghizzoni (il precedente ad) ad accantonare manager della struttura Corporate indagati per truffa, appropriazione indebita e ricettazione. A ogni modo si tratta di un ottimo e incoraggiante segnale. Chapeau monsieur Mustier. Avanza di cinque caselle.

Ora però un difficile compito attende il manager di Unicredit che deve dimostrare, da leader dell’unica banca sistemica del nostro Paese, di essere una guida. Deve cioè stabilire dove andare e soprattutto «dove e come far andare» (attraverso la scelta dei giusti manager di rete) i circa 130 mila dipendenti del gruppo. E in tal senso è stato deciso di realizzare una nuova struttura organizzativa più snella e ridotta: sono state ampliate le deleghe al neo direttore generale Gianni Franco Papa ed è stato diminuito per esempio il numero dei diretti riporti dell’amministratore delegato, la cui attività potrà così focalizzarsi sulla definizione delle strategie di gruppo, la gestione dei rischi e l’ottimizzazione dei costi di struttura.Tutto perfetto, sperando però che le nuove strategie commerciali siano improntate al rispetto concreto del cliente che non dovrà più difendersi dalla manipolazione del suo profilo di rischio oppure essere ‘obbligato’ all’acquisto di prodotti altamente speculativi. Nous attendons monsieur Mustier. Fermo per un turno.
Un piccolo dubbio però mi assale da qualche mese e riguarda la campagna acquisti che Roberto Nicastro, ex direttore generale di Unicredit e attuale presidente delle quattro banche fallite (Etruria, Chieti, Ferrara e Marche), sta facendo tra tutti gli ex top manager di rete proprio della banca di piazza Gae Aulenti (Roberto Bertola sistemato in Etruria e Felice Delle Femine a capo di CariChieti). Una perplessità che nasce dalla considerazione di fondo sul ritardo italiano in merito al processo di cambiamento e svecchiamento della classe dirigenziale. Mi spiego meglio: ma se questi manager erano stati giudicati anziani e superati dalla prima banca del Paese e rimossi dai loro incarichi operativi (compreso Nicastro), come mai poi vanno a dirigere banche che sono uscite da un fallimento e che continuano a essere inefficienti?

Assisteremo davvero ad un cambiamento radicale del sistema?

Forse si ha paura del mercato (il settore bancario ha perso in Borsa da inizio anno oltre il 50% del suo valore) e dell’economia liberista che potrebbe portare, indipendentemente dalle dichiarazioni di rito («Il nostro sistema bancario è solido»), allo scioglimento graduale delle banche malate e deboli?

In tal caso si ritorna alla casella di partenza, monsieur Mustier.

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