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Banca Promos, paradigma dell’ipocrisia al potere

Articolo di Vincenzo Imperatore su il "Roma"

Figli e figliastri nel processo di degenerazione del sistema bancario, soprattutto se si considera ciò che avvenuto dallo scoppio della crisi (2008): i rubinetti del credito sono stati chiusi per i comuni mortali ma non per i cosiddetti «amici degli amici». Parliamo di società con poche credenziali creditizie e garanzie quasi nulle che ricevono dalle banche prestiti a sei zeri, mentre per i piccoli e medi imprenditori l’accesso al credito è praticamente impossibile. Quella che segue è proprio la storia di una piccola impresa «benedetta» dal caso, dalla fortuna o, forse, da una «raccomandazione» giunta dall’alto. Un «pesce piccolo» che, mancando di solide basi patrimoniali e dunque di sufficienti garanzie, non avrebbe mai potuto ricevere soldi in prestito da una banca. Invece li ha ricevuti, e pure tanti. La banca di cui stiamo parlando si chiama Promos Spa e nasce a Napoli, nel 2002, su iniziativa di Ugo Malasomma e Tiziana Carano. Ancora oggi ha un capitale sociale di soli 7.740.000 euro e nel suo consiglio di amministrazione siedono, tra gli altri, Luigi Gorga, che nel 2013, da presidente della Banca Popolare di Sviluppo, ha subito una sanzione da parte della Banca d’Italia, e Umberto de Gregorio, nel 2015 nominato dal governatore della Campania Vincenzo De Luca – per il quale aveva svolto il ruolo di coordinatore della campagna elettorale – al vertice dell’Eav (Ente autonomo Volturno), la holding che gestisce una larga fetta dei trasporti della regione. Nell’aprile del 2015 (attenzione alle date) Promos finanzia l’acquisto del 22 per cento della società K4A Spa Knowledge for Aviation – una giovane azienda che fabbrica aeromobili e veicoli spaziali, con sede a Ponticelli, un quartiere di Napoli – da parte della Hold and Fly Srl. Prezzo di acquisto: 1.720.000 euro. Un finanziamento come tanti, direte voi. Nient’affatto, perché la Hold and Fly Srl, in realtà, è una scatola vuota e l’operazione, per una piccola banca come Promos, è da considerare a dir poco rischiosa. Come mai si è andati avanti lo stesso? La verità è che la Hold and Fly Srl è stata costituita il 10 aprile 2015 dagli stessi soci di riferimento della K4A Spa, allo scopo di rafforzarne il gruppo di controllo e supportarne i piani di sviluppo. Banca Promos accorda ogni richiesta ma, in cambio, quali garanzie offre la Hold and Fly Srl? Nessuna, visto che ha un capitale sociale di appena 10.000 euro. Anzi, non potrebbe nemmeno essere finanziata, perché priva di alcuni requisiti necessari non ancora verificati: i risultati imprenditoriali, la competenza e l’esperienza maturata nel settore e il comportamento negli affari. Addirittura, al momento della richiesta del finanziamento e ancora oggi, la Hold and Fly Srl risulta «inattiva» presso la Camera di commercio di Napoli. Una società inattiva significa che non opera e pertanto non produce reddito, anche se legalmente costituita, dunque esistente sotto il profilo giuridico. E qui entra in gioco la fantasia. Il metodo seguito è stato quello di finanziare uno a uno i singoli soci della Hold and Fly, con un affidamento, sotto forma di scoperto di conto corrente, per complessivi 1.755.000 euro. Il problema è che neppure loro – lo attestano i documenti interni della stessa Promos, che un insider mi ha procurato – sarebbero stati «teoricamente» in grado di restituire il prestito alla scadenza pattuita. Per la maggior parte dei soci il rischio creditizio valutato da Crif è alto o addirittura negativo. Vero è che la banca ha chiesto in garanzia un pegno sulle azioni della K4A Spa possedute dai soci. Ma nessuno si è curato di stabilire se il loro valore nominale fosse realistico e coerente rispetto a quello riportato in bilancio. Nella fase istruttoria, secondo la testimonianza della fonte interna, questo controllo non risulterebbe essere stato fatto. Inoltre, come confermano i documenti a nostra disposizione, l’alto rischio connesso all’operazione è stato segnalato, in fase di istruttoria, dai funzionari proponenti e sottoposto agli organi deliberanti. Come mai nessuno ha raccolto l’allarme? Difficile dare una risposta. Inoltre L’istituto, dal novembre del 2016, sempre secondo il racconto della fonte, era sotto ispezione di Bankitalia, un lavoro conclusosi nel giugno del 2017 senza riscontrare irregolarità. Ma le proporzioni dell’affidamento, per un’iniziativa imprenditoriale che a oggi risulta inattiva, parrebbero disattendere i più normali criteri di erogazione creditizia che invece la normativa interna impone per qualsiasi richiesta di affidamento, “salvo deroga di competenza del cda”. Ma, a questo punto, per capire questa “deroga”, dobbiamo fare un passo indietro, per conoscere più da vicino il «gioiello» che sta al centro di tutta questa vicenda: la K4A Spa. Un’impresa che piace, soprattutto alla politica. Ne parliamo alla prossima apertura dello “sportello”.

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