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ADICO - Recensione:

Tratto dal blog di ADICO, l'associazione Italiana per la Direzione Commerciale, Vendite e Marketing.

ADICO - Recensione:
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A partire da documenti riservati e da testimonianze dirette e confidenziali, Vincenzo Imperatore realizza una panoramica sul mondo delle banche e racconta di come la “stretta del credito” abbia messo in ginocchio buona parte delle piccole e medie imprese, un tempo motore della crescita nazionale.

Circa 12,5 milioni di famiglie italiane ruotano intorno alla laboriosità delle piccole imprese guidate da coloro che Imperatore chiama piccoli grandi capitani coraggiosi. Per essi, decisivi fautori dell’economia reale, non esistono trattamenti o corsie preferenziali per accedere al credito e sostenere il proprio slancio imprenditoriale.

“Per preservare il sistema e non saltare in aria a causa dei loro bilanci alterati” gli istituti bancari hanno modificato le strategie di raccolta del credito, privilegiando le categorie in grado di garantire, non sempre limpidamente, ampie coperture e flussi di liquidità ad alto regime.

Tutto ciò a discapito (ça va sans dire) di una residua credibilità etica e contravvenendo a leggi e normative che per contro hanno il potere di affossare pensionati, piccoli imprenditori, professionisti e normali cittadini.

Nel libro-denuncia pubblicato da Chiarelettere, si affacciano dal proscenio sacerdoti fautori di girandole finanziarie, commercianti orientali a cui vengono stesi metaforicamente tappeti rossi in barba alle normative antireciclaggio, giornalisti e altre categorie “protette” gratificate da condizioni di favore, in un balletto di convenienze reciproche gestite direttamente dalle alte sfere degli istituti di credito.

Vincenzo Imperatore porta in superficie le aberrazioni di un sistema che ha sostituito al bancario competente, professionale, una generazione di manager piazzisti, funzionari formati da motivatori d’assalto ed esperti di comunicazione.

La realtà più inverosimile, riferita da chi è attiguo al modus operandi dei principali istituti di credito, ci informa “che adesso puoi anche non essere bravo a vendere fidi: se sei un fenomeno a spingere televisori, radio e telefonini vieni premiato, cresci e fai carriera.”

Tutto ciò perché nella riorganizzazione del sistema bancario, all’interno della relazione con i correntisti e nell’attuazione di metodi di drenaggio del denaro, vincono i prodotti che garantiscono agli istituti di credito maggiori guadagni e fattori di rischio uguali a zero.

“I futuri manager potrebbero essere i capo reparto dei discount e dei megastore di elettrodomestici” ed infatti il personale dirigente non viene più formato principalmente per erogare mutui o prestiti, ma soprattutto per piazzare ai clienti mercanzia di vario genere.

Nei cataloghi delle offerte e delle promozioni figurano – oltre a televisori, radio e telefonini – lettori MP3, scooter, frigoriferi, aspirapolvere, attrezzi ginnici, perfino Smartbox con l’offerta per le terme e l’emozione di guidare una Ferrari nel circuito di Monza.

“Io vi accuso” è un libro che ha l’intensità di una colloquio confidenziale, di una traccia che punta dritta alla verità. Rivela, con l’eloquenza di storie drammatiche e che sentiamo vicine, la degenerazione di un sistema apparentemente inattaccabile.

Vincenzo Imparatore contribuisce (come scrittore e come libero professionista) a intaccare quel sistema complesso e strisciante e nella seconda parte del libro suggerisce al lettore metodi alternativi per ottenere risorse e finanziamenti senza doversi rivolgere agli istituti di credito: dai minibond al crowdfounding, dal peer to peer al commercio delle fatture fino al corporate barter.

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