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Cassetta degli attrezzi : L'indispensabile strumento a disposizione delle piccole imprese per affrontare la crisi economica
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COME AGIRE DI FRONTE AL TURNOVER SELVAGGIO DEI PROMOTORI FINANZIARI

COME AGIRE DI FRONTE AL TURNOVER SELVAGGIO DEI PROMOTORI FINANZIARI


Articolo di Vincenzo Imperatore su il Roma

Prendo spunto da una intervista rilasciata da Giacomo Campora, direttore generale di Allianz Spa e amministratore delegato di Allianz Bank, a Citywire (
http://citywire.it/news/campora-allianz-i-capi-delle-reti-non-devono-agevolare-i-professionisti-del-cambio-di-casacca/a1045934 ) in occasione del Forum Ambrosetti di Cernobbio per affrontare il tema del turnover selvaggio dei promotori finanziari nelle reti. Semplificando si tratta di capire il fenomeno del continuo “cambio di casacca”, cosi come specificato da Campora, che una buona fetta di promotori finanziari esercita come “professione” per fare cassa attraverso l’incasso di un bonus dal nuovo intermediario grazie al trasferimento del suo patrimonio gestito.

. In particolare Campora si sofferma sulla eccessiva aggressività nell’ attivita’ di reclutamento degli ultimi tempi manifestata da banche e reti di promotori finanziari sottolineandone le cause (“In particolare, oggi so che in tutte le reti c’è grande fermento perchè molti vedono il secondo semestre 2017 come l’ultima possibilità di cambiare rete prima della aumentata trasparenza portata da MiFID2”) ma soprattutto suggerendo una soluzione ( “Chi gestisce le reti non deve agevolare chi ha fatto del cambio di casacca una professione” ).

Sono pienamente d’accordo con Campora ma al riguardo occorre fare alcune considerazioni.

Innanzitutto siamo certi che la copiosa (centinaia di pagine) disciplina MIFID II,in vigore nel 2018 con l’obiettivo di garantire un livello superiore di trasparenza nei confronti del cliente attraverso la esplicitazione di tutti i costi che lo stesso sostiene, prenda in considerazione anche il “premio di ingaggio”? I clienti di una rete di promotori finanziari sono solitamente di natura “private”, con elevate disponibilita’, con una cultura finanziaria media piu evoluta ma soprattutto molto attenti alle eventuali variazioni di condizioni.

In particolare quella tipologia di cliente e’ molto attenta sia ai costi espliciti (quelli che vede subito e presenti suoi prospetti informativi) che a quelli impliciti (non immediatamente percepibili come la commissione di gestione di un fondo). Spetta quindi alla Consob chiarire bene tale aspetto prima della entrata in vigore della direttiva comunitaria e accendere un faro su tale problematica che, se ben disciplinata, puo’ costituire un primo deterrrente per i “professionisti del cambio casacca”. Dire a un cliente “...senti da domani non sarai piu cliente di Banca X ma di Banca Y perche’ io devo guadagnare 500.000 euro ....” sara’ un po' piu difficile.

Il secondo aspetto riguarda invece la solidita’ patrimoniale delle societa’ intermediarie (banche e SIM) che influenza fortemente lo scarico del bonus di ingaggio sui rendimenti dei clienti.

Laddove infatti ci troviamo di fronte a banche o SIM con ottimi ratios patrimoniali, il reclutamento di consulenti da altre reti puo’ essere visto come investimento alla stregua di quelli effettuati dalle banche quando aprono (meglio dire aprivano!!) nuovi sportelli. A tal proposito abbiamo più volte sottolineato su queste colonne che l’indice Core Tier 1 puo’ essere un utile (ma non l'unico ) indicatore

Il problema nasce quando quell’attivita’ selvaggia di recruiting e’ fatta da aziende i cui bilanci presentano buchi: in tal caso il costo dell’arruolamento non riuscirebbe a creare valore per l’azienda.

Forse e’ per questo motivo che Allianz Bank e’ prima nella classifica del reclutamento a luglio 2017 ?

 







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La pensione di scorta

La pensione di scorta


Articolo di Vincenzo Imperatore su Il Roma

Stiamo affrontando su queste colonne da qualche settimana il tema della gravissima situazione in cui si trova il nostro sistema pensionistico e della necessità del ricorso a forme di previdenza complementare.Oggi cerchiamo di capire quali sono i fattori rilevanti da valutare per una adesione consapevole e proficua.

Cominciamo dal fattore tempo che può essere vissuto dal potenziale aderente talvolta come un ostacolo, tra l’altro come un vantaggio. Infatti mentre da un lato il lavoratore ha la tendenza a non decidere rinviando la scelta (“tanto c'è tempo», il pensiero più diffuso quando si parla di previdenza complementare), dall’altro andrebbe ben considerato che il timing è la variabile più importante.

Aderire da giovani ad un fondo pensione consente di impegnare modeste risorse poco per volta e sfruttare la rivalutazione dei mercati finanziari, ottenendo così importi più rilevanti al termine della propria vita lavorativa. Una altra regola basica da tener presente nella scelta dei piani previdenziali si basa sul concetto che più si è lontani dalla pensione e più è necessario accettare del rischio.

I fondi pensione sono particolarmente adatti alla calmierazione del rischio attraverso un’ attenta diversificazione imposta per legge. A tal proposito l’approccio più corretto è il cosiddetto “Life Cycle”. Si tratta di un modello che rimodula nel tempo le varie componenti di attivo in base all'orizzonte temporale, diminuendo progressivamente la parte azionaria, fino ad arrivare a scadenza con il portafoglio investito al 100% sul mercato monetario.In sintesi il rischio del portafoglio previdenziale andrà diminuito con l’avvicinarsi del momento della percezione della prestazione.

Il risparmio fiscale è un’ altra importante opportunità; lo Stato infatti favorisce l’adesione a programmi di previdenza complementare attraverso la progressiva riduzione della pressione fiscale sulle prestazioni finali. Le aliquote applicate sono inversamente proporzionali agli anni di partecipazione al fondo pensione, passando da un massimo del 15% ad un minimo del 9%. Più anni ci rimani, meno paghi di tasse !

Infine abituiamoci nella finanza previdenziale a ragionare in termini percentuali più che in valori assoluti. Si tratta di un altro elemento di accortezza che salvaguarderà la prestazione finale dagli effetti carsici dovuti all’inflazione. Una pensione di 2.000 euro, oggi prevista per il 2032 e considerata coerente con il proprio stile di vita, potrebbe non avere lo stesso valore reale al momento della erogazione. Una scelta così importante richiede anche un monitoraggio costante che non consiste solo nella rendicontazione annuale (peraltro in molti casi approssimativa), ma soprattutto dell’aiuto di seri professionisti che rappresentino società di provata tradizione in materia, che sappiano avvalersi di società di gestione con respiro internazionale e che tengano conto dei continui mutamenti normativi e finanziari facendo dell‘innovazione anti obsolescenza il loro core-business. Occhio quindi ai bancari che vogliono fare gli assicuratori (cosi come agli assicuratori che vogliono fare i bancari!)





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Previdenza, serve ricorrere alla complementare

Previdenza, serve ricorrere alla complementare


Articolo di Vincenzo Imperatore su Il Roma

E’ inutile girarci intorno: per la “generazione di mezzo”non è più sufficiente versare i contributi all’INPS per assicurarsi una certa tranquillità economica una volta cessata l’attività lavorativa. La “generazione di mezzo” rappresenta tutti quei lavoratori che hanno iniziato la loro attività nei primi anni ‘90 con la certezza di andare un domani in pensione con il glorioso e munifico sistema retributivo ( pensione pari alle ultime retribuzioni ricevute) e si sono invece ritrovati a subire la riforma pensionistica del 1995 (riforma Dini) e passare ad un regime pensionistico misto, un po’ “retributivo” e molto “contributivo” ( pensione calcolata in base ai contributi versati). Non si può fare quindi completo affidamento sulla pensione obbligatoria che ci verrà assegnata un domani. Il nostro sistema previdenziale prevede infatti che i contributi versati ogni mese dai lavoratori di oggi vadano a sostenere chi è già in pensione. Ma con la popolazione che invecchia e la vertiginosa diminuzione dei giovani in grado di versare contributi, il modello non è più sostenibile.

Fanno rabbrividire infatti i dati inerenti il bilancio di previsione dell’INPS per il 2017, trasmessi con la solita competenza e trasparenza dal Presidente Tito Boeri al Consiglio di Indirizzo e Vigilanza, che tuttavia non lo ha ancora approvato. Iniziamo dalla gestione della cassa: nonostante l’aumento delle entrate, stimate in €uro 405,2 miliardi, le uscite crescono maggiormente, attestandosi in €uro 411,8 milioni, che produrrebbero un risultato economico di esercizio in deficit per €uro 6.1 miliardi. Se questo andamento gestionale verrà confermato, a fine 2017 si prevede un disavanzo patrimoniale di €uro 7,9 miliardi. L’organo di indirizzo e vigilanza dell’ente motiva la bocciatura sottolineando il mancato riscontro di risposte a problematiche già evidenziate, come l’evasione contributiva, la riscossione dei crediti e la gestione del patrimonio immobiliare. Sulla stampa vari esponenti del mondo politico gettano acqua sul fuoco, ricordando che le prestazioni pensionistiche sono garantite dallo Stato. Tanto è vero che i trasferimenti dal bilancio pubblico nazionale all’INPS continuano ad aumentare (sfiorano i €uro 110 miliardi, dato più aggiornato del 2017).

Ma fino a quando può durare? Nel bilancio INPS, oltre ad una gestione di cassa negativa, spicca l’ammontare dei crediti da contributi (ancora da incassare), pari a €uro 109,7 miliardi. Ma non tutti questi crediti saranno incassati: il 54% degli stessi (59,5 miliardi di euro) sono catalogati come “crediti non performanti”, risorse cioè di cui si attende una dubbia o difficoltosa riscossione. Collocando la situazione lungo uno spettro temporale più ampio, si calcola che il deterioramento cumulato del valore patrimoniale dell’Istituto potrebbe raggiungere €uro 50 miliardi nei prossimi 5 anni. Considerando che la spesa pensionistica incide per il 16% del PIL, la preoccupazione reale non deve rivolgersi tanto alla solvibilità dell’ente, ma quanto sulla sostenibilità dei conti del Tesoro.

E’ opportuno aumentare la consapevolezza dei cittadini rispetto a queste tematiche e tenere alta l’attenzione mediatica per chiedere al legislatore interventi di cura risolutiva, onde evitare profonde crisi di sistema. Ma soprattutto il cittadino deve rendersi conto che ormai il ricorso alla “previdenza complementare” e’ inevitabile! Affinché però ognuno riesca garantirsi una certa tranquillità economica una volta cessata l’attività lavorativa, conviene correre ai ripari (e farlo alla svelta), optando per una soluzione di risparmio previdenziale complementare. Come sceglierla? Ne esistono di diversi tipi, ognuna con i suoi pro e i suoi contro. E’ una vera e propria giungla in cui la fanno da padrone, oltre alle compagnie di assicurazioni, banche e reti di promotori finanziari.



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L' obiettivo che si pone InMind Consulting è quello di fornire alle imprese una assistenza globale ed interdisciplinare finalizzata allo sviluppo delle loro attività e dei loro progetti, contribuendo al superamento di questa difficile fase recessiva e, in ogni caso, all'accrescimento della capacità imprenditoriale.

RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO

La globalizzazione dei mercati e la relativa competizione internazionale, la mancanza di cultura di impresa, la crisi economica sistemica e la generalizzata stretta creditizia (banking distressed) impongono all'imprenditore adeguamenti sia strutturali che gestionali di difficile e complessa realizzazione. La tempistica e' determinate per la realizzazione dell'obiettivo di ristrutturazione e turnaround.

DIRITTO BANCARIO

InMind Consulting offre consulenza ed assistenza legale in diritto bancario, sia in ambito stragiudiziale che giudiziale, nella tutela del cliente. Affianca inoltre il cliente che ritiene di voler meglio comprendere e valutare se il rapporto contrattuale intercorrente con gli intermediari bancari e finanziari si sia svolto nel rispetto nella normativa vigente in materia.

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L'indipendenza è l'elemento fondamentale della nostra attività. Il vero Consulente Finanziario Indipendente viene remunerato solo dal proprio cliente e non può ricevere alcun compenso da nessun intermediario quali ad esempio banche, SGR o compagnie assicurative. Il Consulente Finanziario Indipendente non svolge alcuna attività di vendita, non ha alcun rapporto con chi vende prodotti finanziari ma presta esclusivamente consulenza e assistenza ai suoi clienti.

Quando piove lo stolto impreca contro gli dei, il saggio si procura un ombrello


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